Perché Mario Adinolfi non ce la farà

Mario Adinolfi è di quelli che, se gli dici “ho un’idea” ti rispondono: “la tua idea non conta, perché quella giusta è la mia e devi fare come dico io”. Ne è prova lampante il suo atteggiamento nei confronti della sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha stabilito il diritto di por termine alla propria esistenza quando si subisce una condizione di sofferenza insopportabile e senza speranza di guarigione: Adinolfi l’ha definita “oscena” perché, da bravo cattolico di ultra-destra quale egli si vanta, non sopporta che un individuo possa essere padrone di sé stesso: egli si ritiene portatore di valori non discutibili, valori che travalicano la libertà individuale e possono, anzi, debbono essere imposti anche a chi non li condivide.

Il cattolico di ultra-destra non è in nulla differente dal musulmano integralista in stile talebani o ayatollah: il suo approccio nei confronti del prossimo è caratterizzato dall’idea che il prossimo stesso sia afflitto da minorità permanente, debba essere costantemente guidato e indirizzato e non debba mai prendere decisioni in autonomia: autoinvestendosi di un’autorità morale superiore, egli detta la sua legge e quella legge non conosce discussione né appello.

Non è un caso che Adinolfi abbia trovato un alleato in Simone Di Stefano, un ex leader di CasaPound, e con lui abbia costituito “Alternativa per l’Italia”, un movimento che guarda con sospetto a “Fratelli d’Italia”, che considera troppo moderato, visto che idealmente si colloca a destra di Hitler, di Pinochet e di Mussolini.

Come Paola Binetti, la famosa deputata col cilicio, anche lei oltranzista cattolica, Adinolfi è un transfuga dal PD che evidentemente ama mettersi nei guai da solo dando spazio a personaggi che sono agli antipodi non dico di un partito di sinistra (il PD non è di sinistra: al massimo è un partito di languida, per non dire omeopatica, social-democrazia) ma di un qualsiasi approccio alla politica che sia liberale e libertario: dogmatici, assolutisti, paternalisti, incrollabilmente certi di possedere la verità – anzi, la Verità, con la V maiuscola – in barba al dettato costituzionale che esplicitamente esclude che una religione – qualsiasi religione – possa condizionare la vita politica del Paese, costoro pretendono che si debba tutti essere cristiani, beninteso nel loro modo di esserlo, in questo condividendo l’approccio dei Salvini, dei Berlusconi e delle Meloni. Tutti costoro sono aiutati dalla flessibilità del cristianesimo che, vera religione “prêt-à-porter”, ognuno può adattare alle proprie esigenze: sono infatti autentici cristiani il mite e generoso papa Francesco, il severo Ratzinger, il fiero e autocratico Trump dei muri, l’incerto Biden, la Meloni madre non sposata e santa patrona dei blocchi navali, l’ex padano Salvini sventolatore di rosari e vangeli, che interpreta l’espressione “ama il prossimo tuo” nel senso “chi ti è vicino, gli altri sono invasori” e più di tutti, appunto, il Mario Adinolfi che vede l’autocoscienza e l’autodeterminazione dell’individuo come una bestemmia, essendo esse contrarie alle sue convinzioni.

C’è di buono che, pur se le prossime elezioni vedranno gli italiani giulivamente rimettere al governo coloro che pochi anni fa li portarono sulla soglia della bancarotta e li sprofondarono nel ridicolo internazionale, almeno, stando ai sondaggi, prestano poco orecchio alle geremiadi di Adinolfi. Il che è facile da capire: agli italiani importa poco di mettere al governo ipocriti, pregiudicati, puttanieri, fannulloni bugiardi seriali e portatrici di imbarazzante ignoranza.

Ma non voteranno mai, o almeno non voteranno più, chi, sia pure nel nome di Dio, ha la pretesa di impicciarsi dei fattacci loro.

Giuseppe Riccardo Festa

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