VIVA L’ITALIA ANTIFASCISTA! (e adesso identificate anche me)

No, ministro Salvini: non è vero che alla Scala si ascolta e non si grida. Si grida, alla Scala, e come! La Scala non è solo il tempio della lirica: è anche il tempio della libertà di pensiero e di espressione.

Si grida dunque, ad esempio, quando un regista stravolge un melodramma per farne una bislacca elaborazione, infischiandosene delle istruzioni, dello spirito e perfino del contenuto del libretto (ammesso che lo conosca e, se lo conosce, che lo capisca); si grida quando un direttore d’orchestra manca di rispetto alla partitura, si grida quando un cantante stecca una nota o si dimostra inadeguato al ruolo che deve interpretare.

Si grida, alla Scala; da sempre, e meno male.

Ovunque, in questi tempi grami e miserevoli, il conformismo imperante e il “politically correct” a tutti i costi spingono la gente a rassegnarsi, ad accettare tutto ed a subire i capricci di intellettuali d’accatto. Ma nel teatro dei teatri, vivaddio, c’è ancora qualcuno che, dal loggione, grida il suo “buu”, lancia il suo fischio, manifesta il suo dissenso.

Il dissenso è più che un diritto: è un dovere, anche se ce ne stiamo dimenticando nel nome del quieto vivere. Il dissenso è un dovere, e non solo nel campo del canto lirico, quando risuona una stecca o si vede il duca di Mantova traslocare a New York o in un luna park. Il dissenso – purché sia civile e non sia violento – è sacrosanto, e bisogna benedire chi lo manifesta, che sparge sani fermenti di libertà nella melassa del volemosebbene di cui approfittano i mediocri e gli ignoranti per spacciarsi per geni e per intellettuali.

E il dissenso è un dovere anche in politica. Perciò gridare dal loggione “Viva l’Italia antifascista” alla fine dell’inno nazionale è un sacrosanto diritto, a maggior ragione vedendo un paleofascista dichiarato nel palco reale della Scala che, non dimentichiamolo, fu ricostruita, dopo la guerra voluta dal criminale fascista Mussolini, e inaugurata con un concerto, l’11 maggio del 1946, dal grande antifascista Arturo Toscanini.

Bravo, dunque: dieci, cento, mille volte bravo a Marco Vizzardelli e brava alla donna che, appunto, gli ha risposto dicendo “Bravo”; e vergogna a quel servile dirigente di polizia che si è sentito in dovere di intimidirlo chiedendogli di identificarsi per il suo grido che nulla aveva di sovversivo, minaccioso o pericoloso, se non per il rischio che risvegliasse troppe coscienze, sonnolenti nel migliore dei casi o altrimenti indifferenti, se non acquiescenti, nei confronti di un revisionismo sempre più montante.

Qualora quel servile dirigente di polizia volesse identificare anche me, non ha che da contattare la Redazione di questo giornale, faro di libertà e di indipendenza di pensiero, per il quale ho l’onore e il privilegio di scrivere.

Viva, sempre viva, mille volte viva l’Italia antifascista!

Giuseppe Riccardo Festa

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