VERTICE PUTIN/TRUMP, VINCONO GLI APPARATI

di Marco Toccafondi Barni


Quando un uomo degli apparati incontra un uomo della politologia, quest’ ultimo è un uomo morto. E’ questa la sintesi di quanto successo stanotte ad Anchorage, Alaska.

RUOLI E UOMINI MOLTO DIVERSI, VLADIMIR E DONALD – Contrariamente a quanto si pensa, a causa della propaganda d’ Occidente, Putin e Trump non sono solo diversissimi caratterialmente e come vissuto ma soprattutto, ed è quel che più importa, come cariche istituzionali. Al di là delle scemenze che si credono in Occidente il presidente statunitense ha scarsi poteri, è una cosa nota per chi studia seriamente certe questioni, anche perché i padri fondatori si imbarcarono a Southampton proprio per scappare da un re (Giorgio) è dunque persino difficile immaginare che nel nuovo mondo, che non sapevano un giorno trasformarsi in egemone, avrebbero voluto creare un altro monarca. Non avrebbe senso, infatti tutti gli inquilini della Casa Bianca hanno sì un grande potere di favella, un po’ come accadeva con “Roma locuta”, al tempo dell’ impero padrone della prima “globalizzazione mediterranea”, logicamente è sempre importante ciò che dicono, considerato sono alla guida dell’ unica potenza egemone del pianeta. Tuttavia un Vladimir Putin, così come Macron, nei rispettivi paesi, tra l’altro entrambi dotati di arma atomica, non un dettaglio invero, hanno parecchi poteri in più. Deriva anche da ciò la devozione assoluta di leader politici che sono grandi imprenditori multimilionari verso l’uomo del Cremlino, succede oggi a Trump come ieri a Berlusconi. Un’ ulteriore conferma che l’economia, contariamente a quanto pensano troppi stolti, è subalterna alla gloria e un multimilionario sa riconoscere subito il potere vero quando lo incontra. E Putin rappresenta appunto il potere vero, nella sua forma più diretta e evidente, per una ragione banale: a differenza di Trump che è uomo della politologia e dello spettacolo, ormai le due cose si mescolano sempre più spesso, Putin è uno degli apparati, direttamente, non ci ha a che fare per sapere come deve comportarsi ed essere addomesticato. Lui è l’ apparato.

UN VERTICE CON PUTIN PADRONE E TRUMP GARZONE – E’ questa enorme differenza non è mai stata chiara come nel brutto quarto d’ora passato da Trump e con lui da tutto il cosiddetto “Occidente” questa notte, durante una patetica conferenza stampa senza la stampa. C’è mancato poco che, pur di blandire l’autorevole ospite, il Tycoon non regalasse l’ Alaska alla Russia, così da ristabilire i confini di un tempo che fu. Rompendo ogni protocollo e le normali abitudini addirittura comincia a parlare l’ospite in mondovisione e non quello che dovrebbe essere il padrone di casa, di più, il presidente russo inizia proprio con la geopolitica per dire che la Russia accetta eccome di entrare in società con gli Stati Uniti, apparentemente alla pari, anche se dietro la quinte sarà ovviamente socio di minoranza. Già, esattamente come fece la Cina di Mao nei primi anni ’70 del secolo scorso contro l’allora Unione Sovietica, nonostante la apparente quanto fasulla affinità ideologica in comune. Il vero patto è dunque questo e Putin lo suggella con un ricordo della storia: la vendita dell’ Alaska e la vicinanza tra i due paesi attraverso lo stretto di Bering. Come a dire: siamo vicini di casa sia con la Cina che con voi statunitensi, però da voi ci divide il mare, siamo in realtà distantissimi, quindi pronti per uscire insieme. Vi aspettavamo da oltre 3 anni. Basta solo che non molestarci su questioni interne come l’ Ucraina o sudditi fastidiosi come Zelensky.

UCRAINA, IL TERMOMETRO USATO E GETTATO – Il dado è tratto. Forse lo scriverebbe in un contemporaneo “De bello Gallico”, un autentico trattato di geopolitca dell’epoca antica, Giulio Cesare se fosse in vita. Da questa notte infatti, al di là delle strambe fantasie europee e di chi non ha alcuna voce in capitolo causa impotenza e anzianità, le cose sono chiare e Vladimir Putin dopo circa 3 anni e mezzo di guerra, che veramente non voleva e non doveva fare, di fatto ottiene tutto quello che vuole. Alla bisogna diventerà un alleato degli Stati Uniti di Trump o di qualsiasi altro presidente statunitense che verrà (elezioni e politologia non hanno alcuna importanza quando si tratta di mondo vero e vita reale), viene nuovamente ammesso tra i grandi e rispettabili della terra e da paria torna ad essere un leader alla pari, visto ha incassato dall’ egemone il rispetto e il riconoscimento a tinte stelle e strisce con tanto di tappeto, ma soprattutto se ne torna a Mosca con intatte tutte le richieste di sempre: demilitarizzazione della Ucraina, mai una loro adesione alla Nato e con l’aggiunta, rispetto al gennaio 2022, di uno smembramento per annettere alla Federazione le 4 zone conquistate. Quest’ ultima richiesta, la più dura da ingoiare per “l’ Occidente”, serve a ottenere una vittoria tattica a fronte della sconfitta strategica che porrà la Russia quale socio di minoranza degli Usa del futuro. Da parte “Occidentale”, se veramente credessimo come purtroppo fanno in tanti, a ideali, etica e diritti, sarebbe un’ autetica follia. Tanto bastava concedere al Cremlino quel poco che chiedeva 3 anni fa, ma come ho scritto altre volte in strategia quel che puo’ apparire in superficie non è quasi mai la realtà: il popolo ucraino è stato usato unicamente e cinicamente per misurare l’attuale forza della Russia e giocarsela nella vera partita strategica dei prossimi decenni o secoli: quella contro la Cina. La priorità.

TRISTE E SOLITARIO IL FINALE – Finisce dunque così: per quanto bianchi e con gli occhi azzurri i poveri ucraini sono stati trattati come un afghano qualsiasi. L’ Ucraina, l’ Europa e le narrazioni vanno un’ altra volta K.O e Russia e Usa verso il remake di una grande sfida geopolitica del ‘900, al contrario: quella iniziata da Nixon, Kissinger e Mao contro l’ Unione Sovietica più di mezzo secolo fa. Molti, manco a dirlo, ipnotizzati come sono dalle narrazioni politologiche e ideologiche daranno ogni colpa a Trump, ma la verità è che con la Harris o chiunque altro ci sarebbe stato un epilogo identico, al massimo sarebbe stata utilizzata una narrazione più dolce e metodi meno brutali. Questo perché la storia non viene mossa dalle singole opinioni o dalle elezioni, una oscura convinzione dalla cosiddetta epoca dei lumi che finisce per generare un ossimoro della storia, bensì dal sentire medio delle collettività in un dato momento storico e dagli apparati statali che hanno il compito di governarlo.

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