USA, RUSSIA, CINA, UCRAINA: COME FINIRA’ ?

– A febbraio doveva iniziare la guerra, é iniziato Sanremo.

Non é la prima volta che alcuni prendono fischi per fiaschi. Basta tornare con la memoria a pochi giorni prima dell’ era Covid. E’ il 3 gennaio del 2020 e in troppi profetizzano un eventuale, ennesimo, conflitto dietro l’angolo della storia. La causa é un attentato mortale made in Usa. Stavolta contro Qasem Soleimani, di fatto il numero due del regime iraniano. Di lì a poco, nel pianeta reale, una guerra mondiale con milioni di morti esploderá davvero, la fará un microorganismo.

Questo per dire come un conto é quel che si ipotizza, un altro ciò che succede realmente. Nel caso specifico, la crisi tra Stati Uniti e Russia per l’Ucraina, le cose sono molto più chiare di quel che appare: fortunatamente una guerra non é vicina.

Abbiamo 3 attori: un orso malmesso (la Russia), un dragone in ascesa (la Cina) e un’ aquila egemone (Usa). Si tratta di un film visto altre volte, nulla di nuovo né particolarmente grave sotto questo sole invernale, anzi. Fin troppi leggono guerra, ma c’é scritto negoziato. Vediamo, quindi, come stanno le cose.

Cosa vuole Putin ? – Di Vladimir Putin in 22 anni di potere si é detto e scritto tutto, nel bene e nel male. Recentemente lui stesso ha raccontato un aneddoto curioso: ha fatto persino il tassista abusivo nella sua San Pietroburgo, nei primi anni ’90, pur di sbarcare il lunario nella disastrata Russia post sovietica. In questo strano mondo c’é stato dunque una sorta di “Putin driver”, uno dei potenti della terra nell’ inedito ruolo di Robert De Niro. Tuttavia, nessuno ha mai scritto né pensato una cosa: che sia uno stupido. Neppure i suoi più acerrimi nemici o i detrattori più critici. Ed é per questa ragione, logica, che non invaderà l’Ucraina. Sa perfettamente, infatti, che se arrivare a Kiev é facilissimo molto difficile sarebbe rimanerci, soprattutto con la quasi totalità della popolazione ostile, circa 45 milioni di abitanti in un territorio grande il doppio dell’Italia e con le sole zone russofile del Donbass alleate. Dunque come mai questo eterno “amministratore delegato” degli apparati statali sovietici prima e russi oggi fa salire la “febbre”, coadiuvato sia dal rivale statunitense sia dai vertici di Kiev ? La risposta é semplice e al contempo scontata: si tratta di  una tattica dove puo’ soltanto vincere. E’ un gioco che non lo vedrà perdente. Un po’ come se fosse possibile scegliere 3 risultati in un match di calcio, una tripla chance, vincendo sempre e comunque dei soldi. Perché non farlo ? E’ questo che infatti Putin sta facendo e la minaccia di un’ invasione, che lui per primo non vuole, da un lato serve a rinsaldare la sua popolarità tra un popolo russo che se la passa sempre peggio, dall’altro é il tentativo, neppure troppo recondito, di congelare un eventuale ingresso dell’ Ucraina nella Nato. Si prova a frenare o perlomeno ritardare l’avanzanta atlantica, che dura ormai da oltre trent’anni. Circa 15 anni fa, pensate da quanto tempo é al potere quest’ uomo e va avanti un simile andazzo, in quel di Monaco un indispettito Putin si lamentò per le mancate promesse occidentali di non avanzare a est, fatte nella sbornia (é proprio il caso di dirlo) degli anni `90 a un Boris Eltsin sempre piú imbolsito e in preda ai fumi dell’ alcol. Da allora nulla é cambiato, anzi. L’orologio della storia ha spostato sempre di più i paesi dell’ex patto di Varsavia verso un orientamento atlantico e viceversa. Se ne deduce che un Putin ormai a fine corsa e i suoi apparati di riferimento stiano semplicemente domandando questo agli Usa: adesso basta per favore, fermatevi, altrimenti non sapremo davvero più dove arretrare se ci togliete anche l’Ucraina, il Kazakistan e magari la Bielorussia. La Russia odierna ricorda la geniale imitazione di Francesco Rutelli fatta da Corrado Guzzanti, quando l’ex sindaco di Roma chiede a Berlusconi cosa altro poteva fare per agevolarlo, portare l’acqua con le orecchie ad Arcore ? Ovviamente al posto del cavaliere ci sono gli Stati Uniti. Quindi, eliminando le fantasie della politologia e il pittoresco tifo ideologico di una guerra fredda che fu, l’orso russo sta in realtá supplicando l’aquila statunitense di lasciarlo in pace e pensare a cose più serie, il pericoloso e invadente dragone cinese. Il sogno di Putin e degli apparati dietro all’uomo che da quasi un quarto di secolo siede al Cremlino non é difficile da capire: vorrebbero un’ Ucraina formalmente indipendente e federata, con le zone russofile pienamente dentro la sfera di influenza russa. Un’ Ucraina all’apparenza unita, ma in realtà sparpagliata tra Usa e Russia. Decisamente un’ immagine onirica quella del Cremlino e come tale difficilmente realizzabile. Al massimo gli Stati Uniti concederanno un altro po’ di tempo, ma solo perché non sanno cosa farsene dell’Ucraina, un paese che a 30 anni dalla dissoluzione dell’ Unione Sovietica é messo talmente male da contendersi il poco invidiabile primato di stato piú povero d’ Europa insieme alla Moldavia. Questo nonostante le importanti risorse che possiede grazie a un territorio molto esteso. Ha oltre 6 milioni di cittadini che vivono all’estero e contribuiscono al 10% del Prodotto Interno Lordo. Insomma, non gode certamente di una gran salute. Per usare un eufemismo.

Nel frattempo cosa combinano gli Usa ? – E’ noto, da sempre, essere l’ egemone é una gran fatica. Lo é stata per l’impero romano l’altro ieri come per quello britannico qualche tempo fa. Uno sfinimento tale che difatti alla fine ci muori come impero, restano solo le rovine per i posteri. Oggi oneri e onori imperiali toccano agli Usa che dunque, spesso, non sanno cosa diamine fare. La talassocrazia a stelle e strisce divenne definitivamente egemone trent’anni fa, quando l’ Unione Sovietica collassò su se stessa e la Cina era ancora un paese in via di sviluppo, lontana dalla attuale potenza. Il fatto é che arrivati a questo punto della storia persino la forza egemonica non sa che pesci prendere. Attualmente sono l’impero più invasivo, forte e dominante di sempre. Mai visto né vissuto nulla di simile. Non é mai esistito uno stato tanto potente, che addirittura “controlla” le menti di 8 miliardi di persone con il solo soft power, la propaganda: da Internet a Hollywood passando per Netflix e Google. Un’ egemonia che possiede i dati di ciascuno di noi sfruttando l’innato esibizionismo umano, sottratti con l’arma del ricatto legale e tecnologico alle facoltose multinazionali della Silicon Valley. Inoltre domina gli oceani in superficie, quindi il commercio mondiale, come negli abissi, attraverso i cavi in fibra ottica coi quali controlla Internet e i social. Nei millenni non c’é mai stato niente di neppure lontanamente simile. Un soggetto con una posizione di dominio cosi eclatante da sembrare fantapolitica. Eppure, non sa cosa fare né con la Russia, né con la Cina, né infine con se stesso. Pochi giorni fa un’ intervista a una delle teste d’uovo degli apparati Usa, Robert David Kaplan, ha fatto comprendere meglio il dilemma a stelle e strisce, sul tavolo ci sono varie opzioni. Tutte scelte possibili, ma che dilaniano sia gli apparati statali che la società e la politica. Kaplan sostiene: “Oggi l’imperialismo viene da est e quindi Biden deve impegnarsi per contenere sia Mosca che Pechino, contemporaneamente. L’ idea che hanno alcuni di poter mettere – continua l’accademico – una Russia debole contro la Cina é una fantasia irrealizzabile per tante ragioni”. Ecco allora spiegata, nelle parole del professore, la tragedia americana di questi tempi: da un lato si vorrebbe aprire alla Russia, ma nel contempo si ha la solita paura di perdere l’Europa, la perla dell’ impero a stelle e strisce, con essa l’egemonia mondiale. Tra l’atro ci sarebbe da pensare a quella grande fetta di paese che non vive la “Netflix Life” e per questo ha assaltato il Campidoglio un anno fa. Desidera quella vita apparentemente patinata, da serie tv, tra N.Y e Los Angeles. Sono statunitensi inferociti per non poter vivere bene come nelle due coste, ma al tempo stesso prigionieri dell’impero. Gli stati poveri del sud e il decisivo, elettoralmente, Mid West anelano un’ esistenza tranquilla e vorrebbero quasi travestirsi da Australia o Canada. Il problema, però, é che nella storia o sei un impero oppure un’ Australia qualsiasi. Non si puo’ essere le 2 cose insieme e come nella vita non si puo’ fuggire da se stessi. E’ impossibile scappare da quel ruolo che la storia, di volta in volta, assegna a qualche collettivitá. Nessuno lo ha mai potuto fare e nessuno lo fará. E’ per questo motivo che le cose, presto o tardi, non potranno che andare in un’ unica direzione, opposta alle parole  di Kaplan e degli attuali apparati.

Come finirá, probabilmente ? In tal caso bisogna distinguere tra il breve periodo e quello medio lungo. Nel breve le scaramucce tra Russia e Usa proseguiranno, anzi potrebbero addirittura inasprirsi e causare un incidente pericoloso per l’orgoglio di entrambe le parti. Tuttavia, la mia intepretazione é che prima o poi gli apparati statunitensi si convinceranno che bisogna per forza, senza perdere la faccia, assecondare i russi e aprire a quell’ex nemico negli anni della guerra fredda e del socialismo reale. Anche le ultime elezioni tedesche, nonché le decisioni di Berlino sul gasdotto Nord Stream 2, hanno ben chiarito come la Germania pare aver scelto il post storicismo e la fedeltá agli Usa, figuriamoci se i tedeschi pensano ad un’ alleanza con la Russia. Oggi il nemico strategico si chiama Cina e tenersi 2 nemici insieme, quando sarebbe facilissimo giocare sulle evidenti contraddizioni del rapporto sino russo, potrebbe essere un compito rischioso e denso di conseguenze spiacevoli perfino per il più potente impero che la storia dell’ uomo abbia mai visto.

MARCO TOCCAFONDI BARNI

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