TRUMP E MUSK ODIANO E DISPREZZANO L’EUROPA. E GIORGIA MELONI?

Ci vuole molto coraggio, ogni giorno di più, dati i tempi che corrono, per continuare, come fa Giorgia Meloni, a difendere l’indifendibile astenendosi dal commentare i deliri demenziali di Elon Musk e, soprattutto, restando schierata accanto a Donald Trump.
A maggior ragione ora che Trump ha formalizzato il suo disprezzo, per non dire l’odio, nei confronti dell’Europa e dei valori di pace e civiltà che, dopo gli orrori del colonialismo, del nazismo e del fascismo, essa oggi rappresenta e che sono simboleggiati dalla Bandiera azzurra dalle dodici stelle.
Non che prima dei suoi ultimi exploit Trump fosse più civile e pacifico, tutt’altro. A onta della sua pretesa di ottenere il Nobel per la Pace, egli è di gran lunga il presidente più violento, volgare, cinico e – mi si lasci usare l’aggettivo – il più spregevole, che i due secoli e mezzo di storia degli USA abbiano conosciuto; un narcisista innamorato della propria ignoranza che spasima per gli elogi più servili, che si è circondato di cortigiani compiacenti non meno ignoranti di lui, interessato solo a sfruttare la sua carica per accumulare quanta più ricchezza sia possibile, che disprezza i poveri e invidia gli autocrati.
Questo è il Donald Trump che Giorgia Meloni si ostina ad ammirare, e del quale insiste a condividere, o quantomeno a giustificare, ogni flatulenza verbale.
Certo, neanche Matteo Salvini nasconde la sua simpatia nei confronti dell’aspirante imperatore degli USA, ma a Salvini – a parte il suo sempre più evanescente peso politico – va riconosciuto, rispetto a Giorgia Meloni, l’alibi delle minori capacità intellettuali.
Giorgia Meloni, lei, è acuta, perspicace ed astuta, innamorata del potere e abilissima nel gestirlo. A cosa bisogna attribuire, allora, questa sua cieca sudditanza nei confronti di Trump?
La risposta, temo, va cercata proprio nel suo amore per il potere.
Così come Trump ammira e invidia ai Putin, Kim-Yong un e Xi Jin Ping il potere assoluto che detengono (e ad Elon Musk i miliardi che ha accumulato), anche Giorgia Meloni, lo dimostrano le riforme che porta avanti il suo governo, ambisce a un potere totale, non criticabile e senza limiti di durata. Anche Giorgia Meloni, proprio come Trump, odia i giudici indipendenti e la libera stampa, Anche Giorgia Meloni ha inventato una narrazione del suo Paese indifferente alla realtà dei fatti e tutta illuminata da “magnifiche sorti e progressive”, una narrazione che soprassiede con disinvoltura sui salari bassi, sulla denatalità, sul degrado ambientale, sugli abusi dei politici, sull’inflazione che falcidia i carrelli della spesa.
Non si rende conto, Giorgia Meloni, o forse la cosa la lascia indifferente, di essersi collocata, rispetto a Donald Trump (e ad Elon Musk) nella posizione del servo ubbidiente e che la Storia non sarà clemente né con lei, né con il suo campione.
A meno che sia lei che il suo campione non siano convinti che tanto a scrivere la Storia saranno loro e i loro sicofanti, i quali in effetti già ora, in attesa di raccontare quella futura, si stanno dando da fare per riscrivere, a proprio uso e consumo, quella passata.
La Storia, si sa, la scrivono i vincitori; e Donald Trump, Elon Musk, Giorgia Meloni e gli altri come loro sono convinti, i vincitori, di essere loro.
Il rischio, ahinoi, è che potrebbero avere ragione.

Giuseppe Riccardo Festa

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