DÉSOLÉ, MADAME LE PEN (ET MONSIEUR SALVINI)

Ho già avuto modo di rilevare, dalle pagine virtuali di Cariatinet, la straordinaria capacità di Matteo Salvini di puntare sui cavalli perdenti, capacità che si conferma oggi, in Francia, col clamoroso flop del Rassemblement National di Marine Le Pen, della quale il leader leghista è da sempre un sostenitore sfegatato, e che da sempre riesce ad essere una perdente: anche ora quando il trionfo, dopo il voto europeo, sembrava per lei a portata di mano.

Certo, il quadro politico, nell’Esagono, è ora complicato ed è difficile, anche se non impossibile, immaginare come il presidente Macron potrà risolvere il rebus della formazione del governo. Dico che non è impossibile perché non si può escludere che il Fronte Repubblicano, nato proprio per sbarrare la strada alla destra lepenista, si divida e che la sua ala moderata, allontanandosi da Mèlenchon, si allei col rinato Ensemble! del presidente e con altri gruppi minoritari, escludendo così dal governo gli estremismi sia di destra che di sinistra. Staremo a vedere.

È un dato di fatto, comunque, che il successo del Rassemblement National alle elezioni europee ha provocato una scossa nelle coscienze dei francesi: scossa dimostrata dalla folla che, già il giorno dopo il voto europeo, si è riunita spontaneamente a Parigi, in Place de la République, per dichiarare il proprio amore per la democrazia e il suo “no” a Marine Le Pen.

Abbiamo tutti dato del pazzo al presidente Macron per la sua decisione di sciogliere l’Assemblée Nationale e di indire nuove elezioni, pensando al suicidio politico, ma i fatti hanno dato ragione a lui pur se, lo ripeto, il quadro che ora egli si trova di fronte è complicato e di non facile lettura; resta il fatto che in Europa, dopo la Polonia, la Gran Bretagna e ora la Francia, e in fondo anche dopo il voto europeo che non ha visto, neanche quello, avanzare più di tanto la temuta onda nera, le destre stanno registrando una serie di sconfitte che fanno ben sperare per il futuro della democrazia nel Vecchio Continente.

Non si può escludere, tornando al voto dei nostri cugini d’Oltralpe, che una mano a Marine Le Pen, per la cocente sconfitta che ha dovuto registrare (si aspettava la maggioranza assoluta e si è ritrovata al terzo posto), l’abbia data il ministro degli esteri russo Lavrov, che ha avuto la faccia tosta di dichiarare che le elezioni in Francia “non somigliano molto alla democrazia”: da quale pulpito, si sono detti – secondo me – molti francesi.

A novembre tocca agli Stati Uniti. Là sarà dura, perché se è vero che Trump è un trombone narcisista e superficiale, di moralità discutibile e di onestà tutt’altro che specchiata, è anche vero che Biden manifesta evidenti segni di cedimento psicofisico, e palesemente non è più all’altezza di sopportare il peso della presidenza degli Stati Uniti, tanto che sono sempre più insistenti, nel Partito Democratico, le pressioni affinché faccia un passo indietro e ceda il posto a un candidato più accettabile. Al momento, intanto, i sondaggi danno Trump in vantaggio.

È un fatto, però, che anche questa volta, come la precedente – quando Trump perse alla grande – Matteo Salvini, così come in Francia ha tifato e tifa sfegatatamente per Le Pen, tifa sfegatatamente per il trombone repubblicano.

Speriamo che continui.

Giuseppe Riccardo Festa

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