TERRAVECCHIA. PROSEGUONO GLI EVENTI NELL’AMBITO DEL FESTIVAL DELL’INFINITO

Proseguono a Terravecchia gli eventi organizzati nell’ambito del Festival dell’Infinito, al via lo scorso 8 agosto: la manifestazione, giunta quest’anno alla sua settima edizione, si è reinventata a causa dell’emergenza Covid che impone il divieto di assembramenti, ma non ha voluto interrompere una tradizione di valorizzazione del territorio attraverso i suoi talenti in ambito artistico e imprenditoriale. Ieri sera, 10 luglio, il Festival ha visto l’esibizione in filodiffusione dell’artista calabrese Isabella Longo insieme alla mostra dei mosaici di Concettina Scorpiniti. Una serata che ha comunque intrattenuto, in modo diverso dal solito, il borgo calabrese, come ricordato anche dal sindaco Mauro Santoro che a nome dell’amministrazione comunale ha voluto ringraziare gli organizzatori del Festival dell’Infinito: «Quest’anno purtroppo il Covid ci ha impedito di organizzare eventi che prevedono l’assembramento di persone, ma un grazie allo staff artistico del Festival che ha comunque cercato di intrattenere Terravecchia. L’auspicio è che la situazione di emergenza rientri il prima possibile, per poter invitare di nuovo tutti a venirci a trovare, riprendendo, sempre in sicurezza, con i momenti di condivisione nel paese».

La valorizzazione dei piccoli borghi è infatti da sempre uno degli obiettivi del Festival che quest’anno, come ricordato dal direttore artistico Franco Patera, «ha preso il via, anche se in modo alternativo, per avviare una serie di manifestazioni celebrative del centesimo anno dell’autonomia di Terravecchia come Comune autonomo, ricorrenza che cade nel 2021. Anche quest’anno, nonostante la crisi, abbiamo voluto dare un forte segnale, e ci siamo riusciti grazie agli imprenditori che ogni anno ci confermano il loro sostegno, insieme alla popolazione che ha sempre partecipato». In attesa dunque del grande evento di Terravecchia 2021, e della serata che invece il prossimo 15 Agosto vedrà unirsi in una sinergia ideale i comuni di Terravecchia, Scala Coeli e Cariati con un evento organizzato sul torrione medievale di quest’ultima, ieri sera la kermesse calabrese ha voluto prendersi un momento per riflettere sull’emergenza sanitaria di quest’anno, per ricordare chi purtroppo il Covid ha portato via e ringraziare chi ogni giorno ha lottato per salvare vite. L’occasione è stato il Premio dell’Infinito che ogni anno viene consegnato a persone, del territorio e non, che si sono distinte in diversi ambiti: l’edizione 2020 è stata assegnata a Rita Bruno Dicembrino, responsabile assistenziale del Pronto Soccorso dell’azienda ospedaliera universitaria di Parma, per dire un “grazie” ideale a tutti gli operatori sanitari che nei mesi passati non si sono risparmiati. Un ospedale, una città e una regione che hanno vissuto l’emergenza in prima linea, come la stessa Rita Dicembrino ha raccontato.

Da coordinatrice del pronto soccorso ha visto il Covid in prima linea. Quali sono state le difficoltà maggiori?

Prendere decisioni, e in fretta, spesso senza potermi confrontare con i miei interlocutori superiori. Mi sono assunta delle responsabilità perché il vero ostacolo è stato dover agire in fretta, trovare delle risposte ai problemi che si presentavano, senza avere almeno all’inizio delle vere direttive su come gestire l’emergenza. Il segreto è stato comportarsi un po’ da artisti: in mancanza di regole, abbiamo dovuto comunque inventare delle soluzioni.

Ci sono state carenze, mancanza di dispositivi, personale?

Al contrario. Ho triplicato il personale che normalmente gestisco, ogni giorno arrivavano nuovi operatori per lavorare. Di conseguenza la difficoltà è stata reperire ogni giorno i dispositivi per loro, ma ci è sempre arrivato tutto.

Quando ha capito che la situazione era grave come poi è effettivamente stata?

Subito, il 23 febbraio. Quando è stato chiuso l’ospedale di Codogno e ha iniziato a riempirsi l’ospedale di Piacenza: quello di Parma è a meno di 60 km, sapevo che di lì a poco l’ondata avrebbe raggiunto noi. E di fatti si è scatenata immediatamente una sorta di follia collettiva peggiorata dal fatto che eravamo nel periodo di picco dell’influenza stagionale. C’è stata inizialmente una difficoltà nel distinguere i casi, ma anche questo è durato pochissimo: in una manciata di ore, ogni paziente che si presentava era affetto da Covid.

“Andrà tutto bene” è stata una frase ripetuta spesso. Ci credevate?

Sì. Era l’unico modo per tranquillizzare i pazienti con cui di solito instauriamo un rapporto stretto, più lungo e profondo. “Andrà tutto bene” sintetizzava quello che di solito costruiamo con del tempo. Il tempo non lo abbiamo avuto, non c’era tempo per pensare. L’ospedale di Parma ha procedure e strutture che consentono di affrontare le emergenze, ma tutto questo non era nemmeno lontanamente preventivato. “Andrà tutto bene” ce lo ripetevamo allora anche tra noi, per darci quella forza che a momenti non avevamo.

Lei ha avuto paura?

Sì. Per la mia famiglia, in primis. Per me temevo di perdere la forza di cui avevo bisogno ogni giorno. Non potevo mollare, non potevo per gli infermieri che avevano bisogno di un coordinatore e di conseguenza per i pazienti. Ho avuto persino paura per le guardie giurate del pronto soccorso, ad un certo punto ho chiesto che venissero mandate via, non aveva senso che stessero lì a rischiare.

Il ricordo peggiore, ora che quei mesi sono passati?

Vedere il resto dell’ospedale vuoto, concentrato solo sull’emergenza Covid. Prendere atto che gli altri reparti, gli altri pazienti, erano stati messi in stand-by. Una scena da film che non dimenticherò per tutta la vita.

Come saranno i prossimi mesi? Ci sarà una seconda ondata?

Se ci sarà, saremo preparati e non vivremo quello che abbiamo passato. Siamo pronti, conosciamo meglio la malattia, sappiamo come organizzarci e far convergere le forze dove servono. Io credo che la maggior parte delle persone abbia compreso la pericolosità del Covid, ma che tante ancora debbano prendere coscienza. Se siamo bravi possiamo evitare o limitare l’impatto di una seconda ondata, ma nel caso negativo ce la faremo: siamo italiani, abbiamo una marcia in più. E ne usciremo, anche in nome di chi abbiamo perso in questa battaglia.

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