SANREMO, QUARTA SERATA: cover, conferme e smentite.

Un giudizio sintetico sulla quarta serata di questo interminabile festival di Sanremo dedicata alle “cover”, cioè alle interpretazioni di canzoni altrui, potrebbe riassumersi nel rilevare che fra i cantanti in gara ce ne sono alcuni che, nonostante le prove precedenti, hanno dimostrato di saper cantare; altri hanno confermato di saper cantare e i rimanenti hanno infine confermato che dovrebbero seriamente riflettere sull’opportunità di cambiare mestiere.

Della seconda categoria fa certamente parte Noemi, la ragazza Aperol, che apre la serata cimentandosi addirittura con You make me feel like a natural woman, un successo mondiale di Aretha Franklin. Molto nasale. Però si difende, accompagnandosi da sola al piano nella prima strofa. Eccellente l’orchestrazione, merita un 8.

La seconda cover è eseguita da Giovanni Truppi affiancato da Vinicio Capossela e Mauro Pagani all’armonica. La canotta, stasera, Truppi ce l’ha rossa. I tre eseguono un brano di De Andrè e Piovani tratto da “Storia di un impiegato”: Nella mia ora di libertà. Spero che Fabrizio non senta la voce di Truppi, che il pezzo lo canta a strofetta e si prende non poche libertà anche sul testo. Meglio Capossela, ma nemmeno poi tanto, e bravo Pagani. Voto 6.

Amadeus introduce la co-conduttrice della serata, l’attrice Maria Chiara Giannetta. Graziosa, spigliata, presenta My way interpretata da Youman, il comodone (comodino troppo cresciuto), che, insisto, farebbe meglio a cercarsi un lavoro più adatto ai suoi mezzi, tipo sollevare casse o cose del genere. È accompagnato al piano da Rita Marcotulli che inutilmente cerca di dare al ragazzo un’indicazione di stile: Youman ha una pronuncia esecrabile e il pezzo, intenso e drammatico, lo interpreta in modo piatto e monotono, da cantante di Karaoke. Voto 3.

Live and let die, di Paul McCartney, è eseguita da Le Vibrazioni, e al piano c’è il mitico Beppe Vessicchio. Non male, non male davvero. Meritano un 7.

Maria Chiara Giannetta è a suo agio, per niente intimidita e resta sul palco per presentare anche A muso duro, capolavoro di Pierangelo Bertoli, cantata da Sangiovanni affiancato da Fiorella Mannoia. Vorrei conoscere il sarto che ha vestito Sangiovanni, per essere sicuro di non servirmi mai da lui: gli ha messo addosso un abito bianco con tanto di sottana sopra i pantaloni e la Mannoia ha ridacchiato quando Sangiovanni ha intonato, senza pudore, il verso “Magari poi vestirmi come un fesso per fare il deficiente nei concerti”. Comunque l’interpretazione, per quanto troppo dolce, è dignitosa. Dignitosa, ma niente di più. Voto: 6.

Si passa a Britney Spears e alla sua Baby one more time e per interpretarla  arrivano Emma e Francesca Michielin. Niente male, niente male davvero. Meritano un 7.

Gianni Morandi, ancora gagliardo e vivace nonostante la schiena fatalmente ingobbita, si fa affiancare da Jovanotti in un medley di Occhi di Ragazza, Un mondo d’amore e roba di Jovanotti che a cinquant’anni, finalmente, pare che abbia cominciato a imparare a cantare (si smentirà poco dopo). Si divertono e divertono, ma Jovanotti non lo sopporto proprio, e per non esibire il mio pregiudizio mi astengo dall’esprimere un voto.

Dal film Flashdance, di Giorgio Moroder Elisa esegue What a feeling accompagnata dalla ballerina Elena D’Amario. La coreografia purtroppo è brutta anche se la danzatrice è molto avvenente, ma Elisa sa cantare. Voto: 9.

Achille Lauro si fa accompagnare da Loredana Berté la fata (o fatta, o rifatta, o strafatta, fate voi) dai capelli turchini, , sempre invereconda con le sue minigonne da diciottenne sui cosciotti da settantenne, per eseguire un successo della medesima, Sei bellissima. Il brano non mi è mai piaciuto, come mai mi è piaciuta la Berté, brutta copia di Mia Martini, quindi il mio parere è fortemente condizionato dal pregiudizio, anche perché trovo insopportabile Achille Lauro. Mi astengo perciò, anche in questo caso, dall’esprimere un giudizio.

Simpatico e originale il battibecco a base di frasi delle canzoni che Maria Chiara Giannetta, chiaramente del tutto a suo agio e per niente intimidita, esegue col cabarettista Maurizio Lastrico.

Matteo Romano si fa aiutare da Malika Ayane per eseguire nientedimeno che Your song di Elton John. Lui canta un po’ con la frittella in bocca ma si difende, mentre Ayane è affascinante. Nell’insieme, una bella interpretazione. Voto 7.

Irama, con Gianluca Grignani, esegue La mia storia tra le dita del medesimo Grignani. Non conosco la musica di Grignani, e vederlo cantare conciato e comportandosi come un clown mi conferma nell’idea che di conoscerla non vale assolutamente la pena; anche meno merita Irama, che si mette pure lui in canottiera. Voto 4.

Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli è riproposta da Rettore e Ditonellapiaga. Rettore, con la sua faccia al botulino irrigidita in un sorriso di plastica, la nuvola bianca in testa e il trucco esagerato sembra una bambolotta di paglia, di quelle lunghe e secche che si appendevano al muro, che l’altra guida per mano. Stecca non poco, non ha voce e mette decisamente a disagio, col canto quasi più che col look. Voto 4.

Iva Zanicchi fa tutto da sola per interpretare un brano di Milva (che compare in un suggestivo mix dal Sanremo del 68), Canzone, che in realtà è di Don Baki. Ma non ha più voce, è rauca e fatica mostruosamente sulle note alte. Voto 4.

Ana Mena si presenta con Rocco Hunt per un medley. La Barbie spagnola non regge il confronto con Maria Chiara Giannetta, fresca autentica e solare quanto lei è finta e prefabbricata . Hunt me lo ricordavo rapper e basta, e invece lo scopro rapper e tanghero. Voto 3.

Il duo La Rappresentante di Lista canta Be my baby. Lui è in pantaloni corti, e già questo mi basta per trovarlo detestabile. Con loro ci sono altri che non ho capito chi sono. Trasformano una delle canzoni “Motown” più iconiche, più belle e gioiose della storia della musica pop in una cosa cupa e tetra da rave party, stravolgendone anche il ritmo. Voto 3.

Massimo Ranieri e Nek cantano Anna verrà di Pino Daniele. Debbo dire che ho rivalutato Nek, che all’inizio della sua carriera non mi piaceva ma che dimostra di saper cantare. Il duetto con Ranieri è da professionisti di altissimo livello, e rende il giusto merito al pezzo di Pino Daniele. Voto 8.

Jovanotti torna da ospite, col televoto in corso, e del suo scambio di svenevolezze con Amadeus – che può indurre il sospetto del conflitto di interessi – francamente si potrebbe fare a meno. Mentre Amadeus crea un disegno che mette in evidenza le sue qualità artistiche (vedere per credere: sbaglia perfino a scrivere “Festival”, omettendo la “L” finale) propone la bella poesia “Bello Mondo” di Mariangela Gualtieri, però la sciupa con una dizione molto piatta e insulsa e con l’incomprensibile affermazione che “poeta” non si possa declinare al femminile: l’autrice, con buona pace delle sue sentenze apodittiche e pseudo-intellettuali, è una poetessa, non – come dice lui – un poeta.

Di male in peggio, dopo Jovanotti arrivano Orietta Berti e Rovazzi dalla nave Costa Toscana, lui stasera vestito da impresario di pompe funebri in libera uscita e lei in versione anni ’20, confermando di essere una tipa molto distratta perché da tempo ha perso il senso del ridicolo ma ancora non se n’è accorta. Dopo la pubblicità i due presentano un’esibizione dei “Pinguini tattici nucleari” con la loro canzone-insulto a Ringo Starr, che trattano da mediocre insignificante mentre Ringo è un grande rocker sottovalutato.

Mancavano Mogol-Battisti, e arrivano con Io vorrei, non vorrei ma se vuoi, scelta da Michele Bravi, che non ha l’aria di essere di grande compagnia ma è il più lezioso che ci sia. E infatti liquefa il brano togliendogli tutto il suo vigore. Voto: 2

Il Cielo in una stanza l’hanno scelta Mahmud e Blanco. Mahmud è travestito da educanda, con pantaloni corti e calzettoni: grottesco e ridicolo. E al solito canta con la voce di un otre bucato e fischiante. Non so cosa penserà Gino Paoli di questa versione del suo capolavoro, ma so che io ne fucilerei a vita gli interpreti. Voto 0.

Rkomi esegue seminudo un medley di brani che non conosco. Non capisco cosa, secondo questi “artisti”, l’esibizione a torso nudo aggiunga alla qualità delle loro interpretazioni. La performance non mi piace ma mi astengo dal valutarla perché non ho idea di come siano gli originali.

Bello il monologo di Maria Chiara Giannetta dedicato alle persone portatrici di handicap, in particolare la cecità, durante il quale porta sul palco le persone che le hanno insegnato ad essere cieca e, di fatto, a vedere oltre, per capire meglio il personaggio di una ragazza cieca che ha interpretato in uno sceneggiato.

Aka7even si fa aiutare da Arisa per interpretare un brano di Alex Baroni, Cambiare. Mi dispiace che Baroni sia morto così giovane, e so che farò arrabbiare qualcuno, ma sul piano artistico in Baroni  non ho mai visto niente di più che un clone di Stevie Wonder; un riflesso di quel suo peccato originale si avverte anche nell’interpretazione di questa sera, comunque apprezzabile. Voto 6.

Highsnob e Hu hanno scelto di massacrare un pezzo stupendo di Luigi Tenco, Mi sono innamorato di te. I due, vestiti normalmente, fanno ancora più impressione che nel loro abituale abbigliamento da mostri. Lui stasera pare il sosia di Lurch, il maggiordomo della famiglia Addams. A parte gli inserti rap che col capolavoro di Tenco ci azzeccano come il sale nel caffè, l’arrangiamento è cupo e sgradevole. Non so se per un lapsus, Amadeus definisce infatti “impressionante” la versione che i due ne propongono. Voto: 0.

Non ho capito perché la voce della pubblicità della Suzuki, quella che termina con un risucchio, ha un accento anglo-giapponese.

Arriva Lino Guanciale, un attore, che si produce in A hard day’s night dei Beatles, prima di promuovere l’ennesimo sceneggiato, e debbo dire che la canta non malaccio, anche se evita gli acuti più impegnativi. Poi presenta Dargen D’Amico che stasera si è travestito da scacchiera e ci dà dentro per trasformare un capolavoro come La Bambola in un funerale e poi in una qualunque banalità semirappata da discoteca. Voto: 3

Giusi Ferreri propone un altro brano di Mogol-Battisti, la bellissima Io vivrò senza te. E stasera mi piace, perché la sua voce è adatta al brano e anche perché ne rispetta lo spirito e la storia. Voto 7.

Torna Maria Chiara Giannetta, decisamente incantevole nella sua elegante semplicità, per presentare un brano dei Pooh, Uomini soli, cantato da Fabrizio Moro. Il pezzo  pomposo e velleitario di un gruppo che non mi ha mai particolarmente interessato è proposto da Moro senza infamia e senza lode. Voto 5.

Dulcis in fundo, arriva il peggior performer della rassegna, Tananai, affiancato da una puntaspilli umana coperta in viso dai piercing, con A far l’amore comincia tu, successo senza pretese di Raffaella Carrà, in un tentativo di captatio benevolentiae.  Già la canzone non è un capolavoro, ma la versione che ne propone costui, la cui cifra interpretativa sembra essere la volgarità, è semplicemente rivoltante. Esce, dopo la performance, salutato da freddi applausi di circostanza del pubblico dell’Ariston, che è di bocca buona ma pure per lui a tutto c’è un limite.

Per tutta la serata, Amadeus non ha fatto che ripetere “Che serata!”, fino a rendersi stucchevole, ma resto convinto che, bravo e coraggioso nell’invitare personaggi anche scomodi come Roberto Saviano, Drusilla Foer e Lorena Cesarini – scomodi perché in Italia non si è capaci di accettare la diversità o, come giustamente ha rilevato Drusilla Foer l’unicità delle persone – egli sia troppo prono ai gusti del mercato nella scelta degli artisti in gara. Amadeus, a questo riguardo, non è un leader ma un follower (scusate gli inglesismi).

I vincitori della serata sono, come era prevedibile, Morandi e Jovanotti. Era prevedibile perché, a quanto pare, l’ex rapper ha messo in moto una poderosa macchina comunicativa che ha sifonato alla grande il televoto e il voto sui social a favore del Gianni nazionale, sia questa sera che nella gara principale, visto che in quest’ultima il testo del pezzo è suo (e torna il tema del conflitto di interessi mentre si scambiava coccole e piacevolezze con Amadeus). Secondi, premiati dal voto dei ragazzini che del mercato attuale sono i padroni, si sono classificati Mahmood e il suo partner; solo terza è Elisa, che ritengo la vincitrice morale della serata.

Spengo il televisore dopo aver appreso l’esito del voto, risparmiandomi il riascolto dei vincitori e il seguito, e mi dico con un sospiro di sollievo che mi resta solo una serata da subire – pardon – da seguire, prima che anche su questa edizione del festival, come su tutte le precedenti, scenda l’oblio.

Poi mi viene in mente che fra un anno ci sarà un altro festival, diretto di nuovo da Amadeus; ma non escludo che, per quella data, sarò impegnato in Patagonia nello studio delle termiti della pampa o nel conteggio delle piume sulla coda degli struzzi.

Giuseppe Riccardo Festa

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