RACCONTA TREKKING 19 SETTEMBRE 2021 ARCHEOLOGIA E TREKKING URBANO A PIETRAPAOLA

Anche quest’anno ha trovato spazio tra le mete escursionistiche   della sottosezione CAI di Cerchiara (appartenente a Castrovillari),  della Sezione CAI di Catanzaro, e del gruppo CAI di Corigliano Rossano la visita al borgo di Pietrapaola e al sito archeologico delle Muraglie di Annibale. E anche quest’anno grazie alla bravura degli organizzatori, in primis Pino Salerno, e al supporto dell’Associazione Ricchizza l’escursione è stata molto apprezzata e lodata dagli escursionisti, ben 49, provenienti in gran numero da Catanzaro, oltre che da Corigliano-Rossano, Pietrapaola  e dintorni,  e persino dall’Inghilterra (due ragazze con al seguito un affezionatissimo cagnolino tutto nero, che comprendeva in pieno la lingua di Albione).

Gli escursionisti dal punto di ritrovo si sono diretti nelle vicinanze del sito archeologico delle Muraglie di Annibale che da sempre riscuote un notevole interesse culturale per il significato di testimonianza storica del nostro passato.  Le Muraglie di Annibale, risalenti al terzo-quarto secolo a.C. rappresentano un sistema difensivo costituito da blocchi di grosse dimensioni di conglomerato locale in parte squadrate e sovrapposte a secco a costituire un barriera difensiva nei confronti delle popolazioni ostili.  Gli scavi archeologici del 1957 e del 1984 hanno messo in luce una muraglia che si estende per oltre 500 metri, ma che in origine doveva protendersi per più di un chilometro e mezzo e formare una struttura almeno in parte sovrapponibile, per il significato che rivestiva, alle fortificazioni di Castiglione di Paludi e di Pruija di Terravecchia. Ed è anche possibile che le popolazioni che abitavano all’interno della cinta muraria condividessero usanze e costumi e difesa del territorio, come testimoniato dai reperti  scoperti, in specie le numerose monete rinvenute grazie alle quali è stato possibile risalire alle etnie  che  vi risiedettero, di origine brettia.

Dopo la visita alle Muraglie, gli escursionisti hanno percorso il sentiero che porta in Paese, detta la “via di Gardu”, una mulattiera immersa nella frescura della vegetazione circostante, con un ponticello che attraversa  il fiume omonimo, assai caratteristica e ben tenuta, e assai gradevole da percorrere nonostante sia serpiginosa  e talvolta ripida.  Questo sentiero era percorso fino a qualche decennio fa, cioè  fino a quando lo spopolamento del territorio  dovuto alle  migrazioni e allo spostamento alla Marina della popolazione, da decine e decine di muli, e ancor più di asini (i ciucci) che rappresentavano, come è ovvio, un sostegno non da poco all’economia delle varie famiglie per l’aiuto che fornivano ai contadini che si recavano quotidianamente nei loro appezzamenti per le pratiche dell’agricoltura.

Dalla via di Gardu siamo poi giunti  all’ingresso del Paese: un tabellone stradale indicava che siamo a Pietrapaola, città gemellata con Warstein, a 375 m. s.l.m. e risaltano immediatamente agli occhi accendendo la fantasia degli escursionisti e del visitatore l’enorme roccia che sovrasta il Paese e le abitazioni intorno ad essa raccolte. La Roccia in tufo, è ricoperta nella sua sommità da vegetazione e da resti di costruzioni che hanno consentito di stabilire che essa contenesse almeno  una costruzione, forse un Castello, o una prigione, all’interno della quale si racconta   sia stato recluso uno dei signori del posto, caduto in disgrazia e sconfitto dai rivali. Che la timpa fosse abitata è testimoniato anche da mura fatiscenti che rappresentano i resti di una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Alla fine degli anni 50 un grosso masso si staccò dalla Timpa causando la distruzione di alcune delle povere abitazioni che stavano al di sotto di essa. Per fortuna non vi furono vittime, ma  questo episodio spinse le Autorità Comunali a costruire le prime abitazioni alla Marina, che da allora è andata sempre più ingrandendosi contribuendo a determinare lo spopolamento del Paese. Ma mi piace sottolineare, da Pietrapaolese, che la timpa per ognuno di noi rappresenta qualcosa di più di una grossa rupe che domina il Paese: è la nostra protettrice, la custode dei segreti di tutti i pietropaolesi ovunque essi si trovino: nel borgo, a Prato, a Torino, a Stoccarda o a New York.  E il paesano che percorrendo la provinciale torna a Pietrapaola, anche dopo decenni,  appena la scorge ha l’immediata e tranquillizzante sensazione di trovarsi a casa,  e in mezzo a persone amiche.

Il Trekking urbano è continuato attraversando strade, stradine e viuzze pulite ordinate (e purtroppo deserte)   che dal Rio portano a Piazza Dema,  girando in parte intorno alla grosse rupe che si mostrava in tutta la sua imponenza: via Montanari, via Mergoli, dove ricordo che da bambino si  trovava un mulino per la produzione di farina dal grano raccolto nelle campagne intorno.  In piazza Dema sosta e obbligata per rimirare la fantastica Mascatura (serratura) a combinazione, costruita con grande ingegno dal nonno di Pino nel lontano 1912 e montata sulla porta di casa.

Da Piazza Dema il gruppo si è spostato lungo la strada che, costeggiando la rupe riporta  in via Montanari, attraversando un tratto della TIMPA che presenta caratteristiche grotte, vera e propria architettura rupestre, scavate da monaci proventi dall’Oriente, per sfuggire alle persecuzioni conseguenti alle lotte iconoclaste che si scatenarono con inaudita violenza intorno alla prima metà del vi secolo d.C.  Negli anni sessanta e settanta, il richiamo dell’Altissimo che queste grotte ispiravano  ai monaci si trasformò in qualcosa di ben più concreto e prosaico: l’allevamento di maiali, destinati al sacrificio  in occasione del prossimo Santo Natale.  Un cenno a parte merita, però,  la grotta del Principe visitata al termine della  escursione prima di riprendere la strada di Gardo: la grotta del Principe posta il cima alla roccia del Salvatore che si pone di fronte alla Timpa del Castello. È un’ampia grotta, con una stanza più ampia e due stanze laterali: l’ingresso attraverso un’ampia apertura,  cui si accede attraverso una scalinata ripida con gradini scavati nella roccia di tufo, consente una vista assai caratteristica e affascinante sulla timpa e sul borgo circostante, e la visita stessa delle stanze consente di apprezzare caratteristici capitelli e altre strutture murarie di cui è costituita. Si ritiene che il principe o l’autorità locale vi si rifuggiasse in occasione di minacce o aggressioni nemiche.

Infine la visita del Museo del Trappito (Ex frantoio di proprietà della famiglia Urso) creato e gestito dall’Associazione Ricchizza e contenente,  oltre alle ruote di macina in pietra dure, testimonianze fotografiche relative all’impegno bellico nel corso della prima guerra mondiale da parte dei paesani,   ha completato l’escursione. Alla fine della quale abbiamo apprezzato insieme agli amici di Catanzaro, al Club Trekking di Rossano guidato da Lorenzo cara e a tutti gli  il pranzo e i manicaretti preparati pe noi dalla bravissima Nada, che gestisce in modo encomiabile la Trattoria del Borgo.

Angelo Mingrone

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