QUESTIONE FEMMINICIDI: I dati indicano che più del 50% delle donne che vengono uccise in Italia, muore per opera di chi pensava di amarle.

Per l’intera estate, ma già prima che questa iniziasse, quotidiani e telegiornali sono stati inflazionati dal complicato e preoccupante tema del femminicidio. Non é trascorso giorno, che le cronache giornalistiche, non ci portassero all’attenzione l’ultimo omicidio o violenza ai danni di donne. Episodi inverosimili, compiuti con mezzi e modi brutali, e con l’aggiunta di atteggiamenti menefreghisti da parte dei protagonisti, perché compiuti davanti, peraltro, a testimoni oculari minorenni. Le sensazioni che si provano, apprendendo di tali inverosimili questioni, sono le più varie. Quella che caratterizza i tanti, compreso chi scrive, é di totale smarrimento. Come se non si riuscisse a comprendere, cosa spinge gli uomini di qualsiasi ceto a compiere atti a volte che non si riescono neanche a descrivere, per la ferocia con la quale vengono registrati. Non si sa mai con esattezza che numero sia, ad esempio, nella lista delle donne uccise nel 2013, l’ultimo episodio di cui veniamo a conoscenza. Ciò sta a significare che si sono perse anche le traccia dei confini del fenomeno che sembra inarginabile. Sembra che le Forze dell’Ordine, però, tengono il conto degli omicidi in cui “una donna è uccisa in quanto donna”, ma la statistica non è ancora pubblica. Secondo alcune fonti del Ministero dell’Interno il numero dei femminicidi in Italia é di circa un centinaio l’anno e che non sarebbe in aumento. Comunque, quello che tiene in ansia molte persone é che i casi non diminuiscono. Del resto, gli episodi di violenza domestica più numerosi del solito in questo periodo, aiutano a far riflettere. A porre, finalmente attenzione su una vicenda molto annosa. Se pure c’é forse stabilità nel numero degli omicidi di donne, la qualcosa deve preoccupare. I dati indicano che più del 50% delle donne che vengono uccise in Italia, muore per opera di chi pensava di amarle. Una percentuale di molto superiore a quella indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità per i femminicidi nel mondo, che é pari al 38%. I numeri, quindi, esprimono un problema strutturale e atavico di non facile soluzione. Dobbiamo andare al di lá delle statistiche, altrimenti si rischia di diventare tutti meno sensibili. Ormai gli ultimi episodi esprimono una realtà poco rassicurante. Gli esecutori di sesso maschile sono spesso persone molto emancipate, dalle quali certo non si aspettavano gesti così clamorosi. Infatti, il femminicidio non risparmia i contesti economicamente e socialmente avanzati. Diventa, un fenomeno trasversale. Un’ultima nota. C’é poco da fare: la questione femminicidi non é archiviata. C’é da fare tanto e presto. Nicola Campoli

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