■Antonio Loiacono
Un nuovo episodio inquietante ha colpito il cantiere dell’Ospedale della Sibaritide, il polo sanitario in costruzione destinato a servire migliaia di cittadini dell’area jonica calabrese. Un incendio — con ogni probabilità di natura dolosa — si è sviluppato, nelle scorse ore, all’interno di uno dei vani ascensore ancora vuoti della struttura in fase di realizzazione.
Le fiamme hanno rapidamente coinvolto materiale edile e pedane in legno depositate all’interno della colonna ascensore. Il pronto intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di Corigliano Rossano ha evitato che l’incendio si propagasse ad altre parti del cantiere, ma i danni restano visibili.
Sul posto sono giunti anche i carabinieri del Reparto territoriale, che hanno immediatamente avviato accertamenti per ricostruire la dinamica dell’accaduto e, soprattutto, per confermare o smentire il sospetto — già forte — che si tratti di un atto doloso.
Un triste déjà-vu! Non è, infatti, la prima volta che il cantiere dell’Ospedale della Sibaritide viene preso di mira. Questo rogo rappresenta infatti il secondo episodio di incendio in pochi mesi. Una sequenza che desta preoccupazione, alimenta interrogativi e rischia di rallentare, ancora una volta, un’opera già lunga e complessa, attesa da anni da un intero territorio.
Il nuovo ospedale, che dovrebbe sorgere tra le aree urbane di Corigliano e Rossano e diventare un punto di riferimento per tutta la provincia di Cosenza, è previsto in consegna entro il 2026. Ma con episodi come questo, le scadenze rischiano seriamente di slittare, con ricadute pesanti non solo sulla sanità locale, ma anche sulla fiducia dei cittadini.
La domanda aleggia tra gli amministratori, gli operai del cantiere, le forze dell’ordine, ma soprattutto tra i cittadini: cui prodest? A chi giova ostacolare un’opera pubblica attesa da decenni, che dovrebbe potenziare il diritto alla salute in una delle zone più penalizzate della Calabria?
Che si tratti di atti intimidatori, ritorsioni o veri e propri atti criminali connessi a interessi economici o al controllo del territorio, è ancora troppo presto per dirlo. Ma il segnale è chiaro: qualcuno non vuole che l’ospedale venga completato senza ostacoli.
Cresce intanto l’indignazione nella comunità locale. “È inaccettabile che un’opera pubblica come questa venga continuamente sabotata – commenta un cittadino sui social –. Stanno giocando con la salute di un intero comprensorio”.
Anche le istituzioni locali chiedono chiarezza. Alcuni rappresentanti politici regionali hanno già chiesto l’intervento della Prefettura e un rafforzamento della sorveglianza nel cantiere.
Il rischio più grande, ora, è che la tensione generata da questi episodi rallenti il cronoprogramma dei lavori e alimenti una spirale di sfiducia. Proprio per questo, la richiesta che arriva dal territorio è una sola: verità, sicurezza e rispetto dei tempi di consegna.
Chi colpisce la sanità colpisce la collettività. Davanti a episodi del genere, il silenzio non è più un’opzione. Servono risposte — e servono ora.
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