NOVANT’ANNI OR SONO CARIATI INAUGURAVA IL SUO MONUMENTO AI CADUTI

Si era in piena era fascista (novembre 1931) e il Comune era retto dal commissario prefettizio Antonio Formaro. Parteciparono alla manifestazione, tra gli altri, il Prefetto di Cosenza Mario Adinolfi  e il senatore  Francesco  Joele, di Rossano.


di Franco Liguori, storico

Il 4 novembre del 1931, esattamente 90 anni or sono, a Cariati veniva inaugurato solennemente il Monumento ai Caduti. Ricorreva il XIII anniversario della fine della Grande Guerra e della Vittoria dell’Italia (4 novembre 1918). Dal 1922 l’Italia era sotto il regime fascista, ed a capo dei Comuni non c’erano sindaci liberamente eletti dal popolo ma commissari prefettizi o podestà, una figura nuova, quest’ultima, che cumulava in sé le funzioni attribuite precedentemente al sindaco, alla Giunta e al Consiglio. Nel novembre del 1931 a reggere il nostro Comune, in veste di commissario prefettizio, era Antonio Formaro, un facoltoso commerciante locale, che, dall’ottobre 1932 al gennaio del 1935, ricoprirà  la carica di podestà. Al periodo dell’amministrazione commissariale di Formaro è legato, quindi, lo storico evento dell’ inaugurazione del nostro Monumento ai Caduti, che In questo articolo vogliamo rievocare, attingendo le notizie da un nostro studio in corso di elaborazione sul Novecento cariatese. Diciamo subito che di quella memorabile giornata esiste una dettagliata cronaca, pubblicata sul periodico “Cronaca di Calabria” del 18 novembre 1931, che ci piace riportare parzialmente, perché ci fa rivivere il clima enfaticamente patriottico e “fascista” che si respirava nella nostra comunità, come, del resto, in tutte le città d’Italia, negli anni del regime:

Cronaca della giornata dell’inaugurazione ( 04-11-1931)

Antonio Formaro, podestà di Cariati
Enrico Natale, segretario politico del Fascio di Cariati, nel 1931.

Cariati ha solennemente consacrato la memoria dei suoi eroici figli caduti sui campi della gloria, sostenendo la forza del diritto contro il diritto della forza (…)  . Il monumento, opera pregevole dello scultore Manfredo Cuturi ( scultore toscano di Massa Carrara, che utilizzò come materiale il marmo della sua terra), è posto di fronte al mare Ionio e par che tenda verso lidi lontani opposti, dove altri italiani soffrono la schiavitù e dove indarno si tenta di distruggere i segni di Roma eterna” : così il cronista inizia il suo “servizio” da Cariati. E, poi, ci dà la cronaca, minuto per minuto, della manifestazione : “Alle 13.20 arriva il treno scortato dalla camicia nera, medaglia d’argento al valore, Malizio Nicola e dal vice capo squadra Bernardo. Tra il generale entusiasmo della folla accorsa e plaudente, S.E. Adinolfi, il segretario federale ing. Mancini, il senatore Ioele, il Questore comm. Fiocca, il maggiore dei Reali Carabinieri, il segretario federale amministrativo ing. Morrone e le altre autorità scendono ossequiati dal segretario politico rag. Enrico Natale e dal commissario prefettizio Antonio Formaro, mentre la banda musicale intona Giovinezza. Fuori la stazione , combattenti, milizia, fascio giovanile salutano alla voce Sua Eccellenza il Prefetto e dopo si forma un lungo corteo che si dirige dove sorge il monumento, attorno al quale sono le scuole, i balilla, le piccole italiane, le madri, vedove ed orfani dei caduti, i mutilati ed invalidi. Un’ovazione irrefrenabile accoglie l’arrivo delle autorità, che vanno sul palco appositamente eretto. Tre squilli di tromba fanno cessare ogni dimostrazione. La folla si raccoglie commossa, gli spiriti sono protesi; qualche singhiozzo represso dice che una madre, una sposa, un orfano rivive lo spasimo del dolore straziante. I carabinieri che fanno servizio d’onore presentano le armi. Le autorità, popolazione, Milizia, fasci giovanili, balilla salutano romanamente la Vittoria alata che, liberata dal tricolore che l’avvolgeva, sotto il cielo terso e smagliante, è apparsa fulgida nello sfondo incantevole dello azzurrissimo e sonante Ionio, mentre la banda suona gli inni della patria. Il clero impartisce la benedizione di rito. Sorge a parlare per primo l’arciprete cav. Dott. Cataldo Arena, che con parola affascinante spiega il significato simbolico del monumento e, come vice presidente del comitato, lo consegna al commissario prefettizio perché ne faccia luogo di culto e fonte di ispirazione per le nuove giovinezze d’Italia. Termina volgendosi a S.E. Adinolfi ed esortando che Cariati non sia dimenticata nei problemi che la travagliano. Il cav. Arena riscuote applausi e viene complimentato dalle autorità. Succede il commissario prefettizio (Antonio Formaro) che porge al capo della Provincia il saluto entusiasta, schietto della cittadinanza e, nel ricevere il monumento, assicura che esso sarà oggetto di venerazione e di orgoglio della popolazione. L’avv. Nucaro porta l’adesione del comandante la 162. Legione M.V.S.N. console De Biase. Finalmente prende la parola l’oratore ufficiale cav. Prof. Tullio Masneri, segretario politico di Rossano, valoroso mutilato, espressione maschia di italiano e combattente. (….). Egli si rivolge alle madri, alle spose, agli orfani ed assicura che i loro cari non sono morti. Essi sono qui presenti in ispirito per ricordarci quella che fu l’ansia della vittoria consacrata nel sangue di tutte le battaglie, di tutti i campi, di tutti in trincee (…). Invita a rievocare i caduti sempre con purità di sentimenti e  li ricorda sulle Alpi cruente, e sui fiumi sacri, quando essi offrivano le loro giovinezze per una sola certezza, per una sola verità: la Patria !   (…). Alla fine l’oratore viene vivamente complimentato da S.E. il Prefetto, dal Segretario federale e dalle altre autorità fra gli scroscianti applausi della folla. Il segretario politico fa l’appello dei caduti e ad ogni nome evocato gli astanti, a gran voce, rispondono : “Presente”.

Al termine della cerimonia, le Autorità seguite dal corteo, si recano, attraverso Via XX Settembre, tutta imbandierata, alla Casa comunale. Quivi il Commissario prefettizio presenta tutte le Autorità cittadine e le altre dei vicini comuni di Terravecchia, Scala Coeli e Mandatoriccio, a S.E. il Prefetto. Indi viene offerto ai presenti un vermouth. Successivamente si recano alla sede del Fascio, ove il Segretario politico rivolge il saluto alle Camicie Nere. Risponde S.E. il Prefetto che promette tutto il suo interessamento per i problemi locali”.

I nomi dei Caduti cariatesi nella Grande Guerra (1915-18) e nel II conflitto mondiale (1940-45)

Iscrizione per i caduti cariatesi della Grande Guerra

Ed ecco i nomi dei giovani cariatesi caduti sui fronti della I Guerra mondiale, incisi sulla stele marmorea del nostro Monumento: Agazio Luigi, Aiello Vincenzo, Cariglino Francesco, Celeste Olindo, Cipriotti Antonio, Covello Salvatore, Crescente Leonardo, Curti Leonardo, Caruso Gaetano, Del Giorno Antonio, Ferraro Saverio, Fortino Agostino, Greco Giuseppe, Graziano Domenico, Grasso Saverio, Grillo Pasquale, Jacini Luigi, Lombardo Ciro, Madeo Francesco, Martino Francesco, Martino Vincenzo, Munizza Vincenzo, Mussuto Antonio, Nigro Francesco, Oriolo Giuseppe, Pastore Marcello, Pignataro Alfonso, Pirillo Domenico, Russo Pasquale, Scarnato Ferdinando, Scarpello Giuseppe, Scigliano Francesco, Scorpiniti Antonio, Salvato Michele, Tornelli Michele, Franco Antonio, Ferraro Vincenzo, Fortino Cataldo. Si tratta, prevalentemente, di giovani contadini, artigiani, pescatori, piccoli proprietari, dai venti ai trent’anni, i cui nomi non erano mai comparsi nelle cronache municipali o nella lista dei candidati alle elezioni amministrative, e che ora, per la prima volta, uscivano dall’anonimato per essere immortalati nel freddo marmo della storia. Con i suoi 38 caduti, oltre ad un notevole numero di feriti ed invalidi, Cariati aveva dato così il suo contributo generoso alla “grande guerra”, che portò al ricongiungimento di Trento e Trieste alla madrepatria comune, al caro prezzo, però, di 600 mila morti per l’Italia, di cui 20 mila calabresi. Ai nomi dei caduti cariatesi del I conflitto mondiale, si aggiungeranno successivamente, quelli dei morti nell’ancora più terribile II guerra mondiale (1940-45), riportati su due distinte lapidi: una con l’elenco dei “marinai” (soldati di Marina) e un’altra con l’elenco dei soldati di terra (fanti). Ecco i loro nomi:

Marinai :

Amodeo Giuseppe, Bernardi Gaetano, Calabrò Giuseppe, Cipriotti Antonino, Cosentino Mauro, Fazio Santo, Fortino Francesco, Laprovitera Antonio, Perri Cataldo, Pignataro Ricciotti, Russo Gregorio, Santoro Michele, Scarpello Giuseppe, Trovato Domenico.

Soldati di terra:

Agazio Giovanni, Angellotti Vincenzo, Caligiuri Michele, Capalbo Pietro, Capalbo Sinibaldo, Carone Luigi, D’Audia Leonardo, Donnici Cataldo, Fazio Antonio, Ferrari Cataldo, Ferrari Francesco, Funaro Leonardo, Graziano Rocco, Lettieri Cataldo, Lunghi Francesco, Madera Nicola, Marino Gaetano, Milieni Leonardo, Montesanto Vincenzo, Pirillo Alfonso, Rizzo Agostino, Russo Antonio, Russo Domenico, Scarpello Cataldo, Sicilia Luigi, Spinaci Mario, Strafaci Carmine, Tiripicchio Isidoro, Via Pietro.

Sono nomi anche questi, che si ritrovano ancora oggi nella popolazione di Cariati, grazie alla consuetudine, un tempo solida e indiscutibile, ma che ora va sempre più perdendosi,  di dare ai figli il nome dei nonni paterni  (o materni). Nomi, questi incisi sul Monumento ai Caduti, che i nostri ragazzi dovrebbero conoscere, ricordare, studiarne la storia, per rafforzare il loro senso di appartenenza alla comunità. In quei nomi c’è la “storia” della comunità di Cariati, ci sono “pezzi di storia” delle famiglie cariatesi, famiglie di pescatori, di contadini, di artigiani, che hanno pagato, con la perdita in guerra dei loro giovani figli, un prezzo altissimo per quell’assurda guerra. La scuola non può e non deve “trascurare” queste “storie”, deve farle conoscere ai nostri giovani studenti!  La nostra comunità ha perso 43 giovani vite in quel tremendo conflitto che fu la II guerra mondiale, in cui fummo trascinati dal fascismo. Ci piace ricordare, infine, che, in quel periodo, sulla spiaggia di Cariati “arrivarono”, sballottati dalle onde marine, alcuni corpi mutilati di soldati caduti in mare durante operazioni di guerra nel Golfo di Taranto. Gli ignoti soldati, dei quali si recuperò il numero di matricola, furono sepolti nel nostro cimitero, e circondati dal rispetto e dalla pietà di tutti. Nel 2001 le ossa di uno di questi militi ignoti furono traslati presso il Monumento ai Caduti, con una solenne cerimonia presieduta dal commissario prefettizio Carlo Ponte.

 

Come si giunse alla realizzazione del monumento

Cariati. Monumento ai Caduti (foto di F. Liguori )

L’idea e il progetto di realizzare anche a Cariati un monumento ai Caduti, come, del resto, stava accadendo in tanti altri comuni della Calabria e dell’Italia, risale a qualche anno prima dell’inaugurazione; più precisamente agli inizi del 1927, quando giunse a Cariati nella veste di podestà il commendatore Silvio Mollo, di nobile famiglia cosentina,  personaggio noto in tutta la Calabria per la sua attività di giornalista e di scrittore. Il podestà Mollo fu contemporaneamente podestà di Cariati e di Terravecchia (ex frazione di Cariati, diventato comune autonomo nel 1921) per un solo anno, il 1927 appunto. E, tra le molte cose realizzate, c’è anche la costituzione di un Comitato “Pro monumento ai Caduti”, del quale egli assunse la carica di presidente. Ma il maggiore animatore dell’iniziativa fu l’arciprete Cataldo Arena, direttore del periodico locale “Il Faro del Golfo”, collegato con un analogo comitato sorto in Argentina, tra gli emigrati della colonia cariatese di Buenos Ayres, con lo scopo di “dotare Cariati di un monumento marmoreo per tramandare ai posteri il nome di quanti vissero e morirono per la grandezza della patria”. Da una corrispondenza da Cariati del marzo 1927 della “Cronaca di Calabria”, appuriamo che il comitato sopracitato si riunì sotto la presidenza del podestà Silvio Mollo, il 9 marzo del ’27 e procedette all’affidamento delle cariche: vice presidente, Cataldo Arena;  segretario, avv. Giovanni Leo; cassiere, Romualdo Ciccopiedi. Altri membri del comitato: Vincenzo Cristaldi, Francesco Bisanti, Gaetano Bisanti (farmacista ), Luigi Russo (direttore didattico), Cesare De Sessa (centurione della Milizia volontaria).  L’adesione era aperta, comunque, a tutti i cittadini che avessero voluto contribuire all’iniziativa. Il 1° settembre 1927, il  Comune di Cariati , ancora retto dal podestà Mollo, deliberava di concorrere, con un’adeguata contribuzione finanziaria, alle spese per l’erezione del Monumento ai caduti. Il contributo  era di lire duemila ed andava ad aggiungersi alle contribuzioni personali dei singoli cittadini e, in special modo, al contributo sostanzioso offerto dai Cariatesi emigrati in Argentina. La realizzazione artistica del monumento fu affidata allo scultore toscano Manfredo Cuturi, di Massa Carrara, che seppe scolpire nel marmo con grande realismo la figura di un soldato colpito a morte, col capo reclino e il fucile al suo fianco. Il monumento è costituito da un alto obelisco, in cima al quale troneggia la figura di una Vittoria alata che sorregge con le braccia alzate una corona di alloro. Una grande croce è scolpita sul prospetto dell’obelisco. Si decise di ubicare il monumento in un’area panoramica in vista del mare e della borgata marina, nei pressi del torrione Spinelli, ai piedi del Palazzo Venneri.  L’inaugurazione ufficiale si ebbe, come abbiamo già detto, il 4 novembre del 1931, alla presenza del commissario prefettizio Antonio Formaro, del prefetto di Cosenza Mario Adinolfi e delle autorità dei comuni viciniori di Terravecchia, Scala Coeli e Mandatoriccio. Al termine della cerimonia, le autorità seguite dal corteo –così riferisce la cronaca dell’epoca – si recarono alla sede del Comune, che era allora al termine di Via XX Settembre, vicino alla Spezierìa, per un rinfresco. Ci fu, poi, un passaggio dalla sede del Fascio  e dalle sedi dell’Associazione Combattenti e del Dopolavoro, anch’esse situate sul corso XX settembre.

Fonti da cui provengono le notizie contenute nell’articolo:

Franco LIGUORI, “Novecento cariatese”, studio ancora inedito sulla vita politica, civile e culturale di Cariati dal 1900 al 2000.

Cronaca di Calabria, Gazzetta bisettimanale di CS,CZ, RC.   Cosenza, 18-11-1931

Franco LIGUORI, “Cariati,la formidabile rocca dei Ruffo e degli Spinelli”,  Corigliano C. 2013

Romano e Franco LIGUORI, “Cariati nella storia”, 1981, pp.143-149

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