Nel seguire il web e social network, si ha percezione del clima di intolleranza reciproca che si fomenta tra le persone e nel Paese. Perché? Da dove deriva tutto ciò?

A osservare dall’esterno le contorte dinamiche della comunità cariatese c’è da riflettere. Leggere articoli, comunicati stampa, post e i conseguenti commenti che gli stessi scatenano sui siti web locali e social network, non c’è da gioire. Troppa e gratuita acredine. Negli ultimi giorni il fenomeno è travalicato. Offese che hanno superato i limiti del corretto vivere civile e che non fanno sperare per il futuro. Le vicende non hanno più solo la politica, come bersaglio prevalente. E questo non deve rallegrarci. Al contrario. Si stanno estendendo vertiginosamente tra gruppi di persone sui temi più svariati. Basta un nulla per scatenare una situazione difficile da arginare. Non è gradevole, allora, assistere allo spettacolo. Il mio non vuole apparire affatto un sermone. Non ho qualità e capacità. Ma non ce la faccio a far finta di niente. Sarei egoista. Quello che forse è peggiore è la percezione del clima di intolleranza reciproca che si fomenta tra le persone e nel Paese. Perché? Da dove deriva tutto ciò? Cariati nel suo insieme è in grave difficoltà per la crisi economica generale, una politica poco vicina ai fabbisogni della gente e i diversi aspetti riguardanti criticità ataviche, che incidono sulla qualità della vita. A serio rischio è la tenuta sociale della società. E giunto il momento, almeno ritengo, di comprendere cosa fare, mettendo da parte ogni scintilla e scontro che non fa che alimentare malumori e malcontento generale. Urge una seria discussione tra tutti, perché è in ballo il futuro delle nuove generazioni. Insomma, per quanto siano difficili i rapporti tra le persone, bisogna che si riprenda un dialogo tra i molti. Un sentire comune che spinge verso radicali cambiamenti. Non servono opposti estremismi. Occorre riprendere a discutere in modo sereno, franco e obiettivo. E’ preoccupante che ciò non avvenga. E ancora di più che non se ne senta il bisogno. Forte è l’assenza dell’attesa collettiva in tale direzione. Le prossime settimane dovranno favorire verosimilmente un equilibrio fra scontri e complessità sociale, da una parte, e senso e spirito di collettivo, dall’altra. Senza scompensi e lotte fratricide, altrimenti si rischia l’accentuarsi della contrapposizione che non ha portato troppo bene a Cariati negli ultimi anni. Basta con un silenzioso malessere individuale e si punti uniti verso nuovi scenari. Cariati deve raccontare una storia nuova che rimetta al centro le sue bellezze, la sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni, le peculiarità di un territorio che è nel cuore di tanti, non solo dei nativi cariatesi. Puntare a creare un ambiente sereno, favorevole, stimolante per i suoi tanti giovani di oggi e di domani, pronti a giocarsi il loro futuro in loco. Nicola Campoli

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