MONDIALI: ARGENTINA – OLANDA, IL REMAKE

di Marco Toccafondi Barni

– Sono passati tanti anni dal 1978. Il mondo era diviso in due e anche a causa della guerra fredda tra Usa e Urss l’ Argentina a quel tempo viveva, da oltre due anni, sotto una delle più feroci e sanguinarie dittature del ‘900: quella della giunta militare di Videla e soci.

C’era anche un po’ di Italia quel giorno a Núñez, nel quartiere bene di Buenos Aires dove c’è lo stadio Monumental, intitolato a un italiano (Vespucio Liberti), e solitamente giocano sia l’ Argentina che uno dei grandi miti del paese: il River Plate. Sì, anche un po’ di tricolore in campo, con l’arbitro Sergio Gonella, che certamente diresse non bene una partita discussa, cioè la finale del Mundial ’78 Argentina – Olanda. Anni dopo fu lo stesso Daniel Passarella ad ammettere che  comunque quel match sarebbe finito in ogni caso a favore dei padroni di casa, degli argentini. Per via della situazione storica, politica e geopolitica in Argentina e nel mondo alla fine degli anni ’70. Oggi ci risiamo, gli “Orange” ancora una volta contro gli argentini, però in un quarto di finale.

Argentina – Australia = 2 – 1 (35° L. Messi, 57° J. Álvarez, 77° E. Fernández – A – )

– Per più di mezz’ ora l’ Argentina fa possesso palla e gioca praticamente a una porta sola, ma non fa neppure un tiro, non riesce a costruire neanche una palla gol.

Tuttavia, col suo uomo simbolo, Leo Messi, alla prima occasione la mette dentro, grazie a un colpo da biliardo simile, seppur non identico, al gol col Messico. Messi è solo un po’ più decentrato verso destra. Tutto qui. Il primo tempo si chiude con l’Argentina avanti di misura sull’Australia. Serve il secondo gol e arriva a causa di uno svarione clamoroso del portiere australiano, che adesso se lo sognerà anche nelle sue notti più ardite.

Insomma, siamo alle solite, l’ Argentina non brilla, ma comunque in qualche modo vince.

Nella ripresa, però, si ricorda di avere in squadra una quantità di talenti tale che la metà basterebbe a vincere la Coppa e quindi inizia a giocare sul velluto e raddoppia, senz’altro aiutata dall’ estremo difensore australiano. Ma è proprio alla fine che l’ Albiceleste rischia di brutto. Un innocuo tiro dei “canguri”, infatti, viene deviato in rete da Enzo Fernandez. Si riapre il match, inevitabilmente. Siamo sul 2-1 e allora l’ Argentina gioca davvero e molto bene. Lautaro, subetranto nel frattempo, sbaglia veramente troppo e quindi i 7 minuti di recupero concessi dall’ abitro si chiudono col quasi pareggio di Kuol. E’ finita, comunque, adesso un’ Argentina non perfetta incontrerà il suo passato meno edificante in una sfida di tanti anni fa.

Olanda – Stati Uniti = 3 – 1 (10° M. Depay, 45° + 1° D. Blind, 81° D. Dumfries, 76° H. Wright)

– Un potenziale talento sbaglia un gol fatto e un campione la mette. E’ la sintesi di Olanda – USA, che come in una specie di “sliding doors” sul rettangolo di gioco è andata così per un episodio.

Succede dopo pochi secondi dal fischio di inizio: il giocatore forse più talentuoso degli Usa, Christian Pulisic,  ha un’ occasione gigantesca, quasi clamorosa, ma la sbaglia. Alle regole del calcio non si scappa: pochi minuti dopo il gol sbagliato Memphis Depay la butta dentro. Passano altri 35 minuti e Blind raddoppia con un gol in fotocopia. E’ il 2 a 0 e si va al riposo così. Nella ripresa la squadra a stelle e strisce la riapre, grazie a un rocambolesco gol di Wright. E’ quel che si chiama un “gollonzo”. Siamo sul 2-1, momentaneamente, ma c’è un altro campione, l’interista Dumfries, il migliore in campo, che chiude definitivamente i giochi.

Passa l’ Olanda e ora incontrerà l’Argentina. Una sfida che affonda le sue radici in un passato da dimenticare.

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