■Antonio Loiacono
Ha appena dieci anni. Un’età in cui, per molti, il tennis è ancora un gioco. Per lei no.
Per Micol Foggia, il tennis sembra già essere un linguaggio naturale. Un modo di stare al mondo. Sul campo si muove con una compostezza sorprendente, con quella lucidità che normalmente appartiene ad atlete molto più grandi. Ma soprattutto con una fame agonistica che non si insegna.
O ce l’hai, oppure no.
E lei ce l’ha.
La giovanissima promessa emiliana continua a prendersi spazio nel panorama nazionale e internazionale con risultati che, alla sua età, valgono molto più di qualsiasi classifica. Perché certe vittorie non sono solo numeri: sono segnali, segnali forti.
Dopo aver già messo il suo nome sul prestigioso Lemon Bowl, uno dei tornei giovanili più importanti d’Europa, Micol ha conquistato adesso anche lo Smrikva Bowl 2026, in Croazia. Un torneo che, nel circuito giovanile Under 10, ha quasi il peso simbolico di un piccolo mondiale.
E non è un’esagerazione.
Nato nel 1996 a Smrikve, vicino Fasana e Pola, lo Smrikva Bowl è considerato da anni una delle vetrine internazionali più autorevoli per i talenti emergenti. Da quei campi sono passati nomi che poi hanno scritto pagine importanti del tennis mondiale: Dominic Thiem, Petra Martić, Marin Čilić, Ana Konjuh.
Qui non si viene solo per giocare.
Qui si misura il futuro.
E Micol quel futuro lo ha attraversato con autorità impressionante.
Negli ottavi ha superato la svedese Alice Alexandersson con il punteggio di 5-3, 4-0. Nei quarti ha eliminato la croata Lara Gojceta per 4-2, 4-1. In semifinale ha travolto la turca Mavideniz Celik con un netto 4-0, 4-1.
Poi la finale.
Ancora contro una croata, Bruna Ticic. Ancora una prova di forza. Ancora una vittoria limpida: 5-3, 4-0.
Quattro partite. Quattro vittorie. Un solo set lasciato in bilico, ma mai realmente sfuggito di mano.
Pulizia tecnica. Lettura del gioco. Intensità mentale.
A dieci anni!
Eppure la sua storia non è fatta soltanto di racchetta, terra rossa e trofei.
Dietro quel cognome vive anche una geografia affettiva precisa. Un legame che porta verso sud, verso il mar Ionio, verso Cariati, dove affondano radici profonde della sua famiglia. Radici che raccontano una Calabria dura, autentica, resistente. Una terra che forgia caratteri prima ancora che talenti.
Emiliana di nascita e nella formazione sportiva, ma con sangue che conserva quella fibra meridionale fatta di sacrificio, orgoglio e resilienza.
E nel tennis questa miscela conta.
Conta eccome.
Oggi la sua classifica federale dice ancora 4.NC, il primo gradino del percorso agonistico. Ma sarebbe un errore fermarsi lì. Perché i numeri, a volte, arrivano dopo.
Prima arrivano le intuizioni.
E quelle, raccontano che Micol Foggia corre già molto più veloce della sua classifica.
Perché a dieci anni non si vince soltanto con il braccio.
Si vince con la testa. Con l’istinto. Con il coraggio.
E forse anche con quelle radici invisibili che continuano, silenziosamente, a spingerti avanti.
Da Cariati all’Emilia Romagna. Dall’Emilia Romagna alla Croazia.
Il viaggio è appena cominciato!
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