Mi mandi una foto?!

L’angoscia che ci prende è totalizzante, senza limiti, per un nemico invisibile e onnipresente

Sono trascorsi tanti giorni dall’isolamento forzato al quale siamo tutti costretti, senza molte attenuanti.

La nostra vita è stata scandita da diversi provvedimenti e ordinanze nazionali e regionali.

Una catena infinita che ha limitato i nostri movimenti per quanto riguarda relazioni e altro. 

La sfida che continuiamo a praticare è quella di vivere il quotidiano in pochi metri quadrati, stando attenti a non rubarsi spazio vitale.

L’angoscia che ci prende è totalizzante, senza limiti, per un nemico invisibile e onnipresente. 

Quello che stiamo vivendo è un terribile condizione di segregazione sociale a livello mondiale. 

Mai successo nella storia del mondo, da quanto si raccontano gli studiosi. 

Ciascuno di noi per rasserenare la propria coscienza prova a uscire, seppure in modo virtuale, dal suo stancante quotidiano, fatto di ritmi molto lenti e ben scanditi. 

E, allora, stamattina mi è arrivata, unitamente agli auguri pasquali, qualche richiesta di amici e amiche che hanno manifestato il desiderio di ricevere una foto che immortalasse quanto vedessi dalla mia finestra.  

Una forma semplice per viaggiare con la mente, rivivendo così allegre sensazioni che quei luoghi suscitano, rispolverando piacevoli ricordi.

Così anch’io altrettanto ho rivolto la stessa richiesta e mi sono lasciato andare pensando a quei posti, che conosco e che mi hanno visto partecipate in passato. 

Ho ricevuto foto non artistiche. Non era, infatti, per niente questo il mio intento. Al contrario. Mi hanno regalato spaccati unici di luoghi silenziosi e avvolgenti, a me familiari. 

In fondo, stare a casa non vuole dire fermarsi. Anzi. Viaggiare con la mente ci rende felici dentro.

Dobbiamo renderci vivi anche in questo modo, trovando nuove forme di equilibri. 

Scoprendo quanto può essere importante un movimento se fatto anche solo grazie al pensiero. 

Forse da tutto ciò impareremo molto di più di quanto abbiamo fatto sino ad oggi, correndo troppo e spesso anche a vuoto.

E per questo, quando la vita tornerà, le dovremo chiedere meno cose e, così, quello che abbiamo vissuto avrà un suo senso. Apprezzando di sicuro di più le cose semplici e umili.

Nicola Campoli

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