LE RELAZIONI FRA ITALIA E ALBANIA, LA CALABRIA E LA COMUNITA’ ARBERESHE NEL LAVORO DELLO STORICO NICCOLO’ LUCARELLI. 

di Marco Toccafondi Barni

– E’ soprattutto la storia di un’ illusione, probabilmente l’ultimo azzardo coloniale dell’ impero fascista prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale. Nel contempo anche un richiamo all’ importanza della comunità arbëreshë, ciò che si ritrova nell’ ultimo lavoro dello storico militare Niccolo Lucarelli: “Le relazioni fra Italia e Albania, 1910 – 1940”.

L’ opera, uscita per i tipi di Mursia, scava a ritroso in un tempo che fu, ripercorrendo ben trent’anni di rapporti diplomatici e militari tra due paesi, ieri come oggi, legatissimi: l’ Italia e l’ Albania.

Sì, l’autore, forse con un talento nello scrivere piu’ comune nei letterati che negli storici, indaga fra le due sponde dell’Adriatico le relazioni tra i due stati e passo dopo passo ricostruisce la nascita dell’Albania indipendente e soprattutto il ruolo che il nostro paese ebbe nel sostenere il nazionalismo albanese, anche grazie all’impegno di tanti arbëreshë. Quasi certamente la figura più importante fu l’avvocato mazziniano Terenzio Tocci, la cui importanza viene ampiamente trattata nel libro.

Un’ opera che è fruibile e di lettura piacevole, scorre bene, nonostante un argomento che puo’ apparire difficile. E’ soltanto la prima parte di un più ampio studio, la cui conclusione sarà affidata a un secondo volume che uscirà, sempre per i tipi di Mursia, nel corso di quest’anno, probabilmente verso la fine del 2026 e sarà dedicato alle vicende della Seconda guerra mondiale, proprio in quell’ Albania dove, allora come oggi, l’Italia fu suo malgrado protagonista.

Insomma, Lucarelli, propone un saggio di interesse notevole e contemporaneamente di piacevole lettura, ma dal forte valore testimoniale di una fase storica fondamentale in 2 stati legatissimi e che l’ autore affronta con oggettività e ampiezza di fonti e di particolari.

A parere di di scrive il lavoro di Lucarelli è davvero importante perché, probabilmente è unico in tal senso, visto fa capire agli storici così come ai semplici lettori quale fu la scintilla che accese l’idea dell’ agire in Albania nel regime fascista e nella diplomazia italiana: probabilmente l’annessione dell’ Austria da parte della Germania voluta l’anno prima (1938) da Adolf Hitler, del resto sua terra natale, arrivando fino ai confini italiani. Insomma, quasi una sorta di bilanciamento per evitare, con un’ azione militare mirata più che di conquista e nell’ottica di un’ espansione ideologica e politica, un’ umiliazione da parte tedesca. Tuttavia, il tutto servì a Mussolini solo a fini di propaganda interna, perché l’ autore ci fa ben comprendere come il duce in realtà avesse fatto male i suoi conti: l’ Albania non aveva molte risorse e il tentativo rimase dunque velleitario e ad uso quasi unicamente propagandistico.

In sintesi si comprende come l’intenzione dell’ Italia fascista con l’entrata in Albania non era di semplice conquista, bensì teso ad impedire la penetrazione nell’ area da parte degli imperi centrali e nella penisola balcanica. Si puo’ dunque tranquillamente affermare che questo volume riesce a colmare alcuni “vuoti” storici, che c’erano, va detto, riuscendo a ripercorrere delle vicende sinora in larga parte documentate solo grazie a memoriali e documenti militari o diplomatici, non sempre accessibili al grande pubblico.

Ne consegue che, sia per il mondo accademico e per chiunque, considerando la lettura senz’altro fruibile, godibile e accessibile, anche per chi non è uno storico o un professionista, il risultato finale sia quello di uno strumento utile non solo in chiave storica, ma anche per comprendere meglio l’Albania da parte di un popolo, quello italiano, che ne è indissolubilmente legato. Non è un dettaglio, anzi, perché esiste un dibattito, da sempre in corso tra storici e giornalisti, che risulta un autentico evergreen mediatico, costante e attuale: la vulgata vuole il giornalista e scrittore (alla Arrigo Petacco per intenderci) come piu’ accessibile e godibile dal grande pubblico, mentre lo storico, pur preparato e rigoroso, è considerato appannaggio quasi esclusivo del mondo accademico.

Ecco, Lucarelli, col suo ultimo lavoro riesce a coniugare entrambe le esigenze, quasi ad invertire i due mondi, per così dire, col risultato non scontato di soddisfare tutti i palati: c’è il lavoro rigoroso dello studioso serio per gli accademici, ma anche la capacità e la volontà di soddisfare i gusti del semplice appassionato, grazie ad un’ opera che affronta un argomento apparentemente ostico con una leggerezza utile e sicuramente  gradita al neofita, che non deve sentirsi escluso dalla cultura. Ecco, con quest’opera di Lucarelli questo non succede. Davvero no.

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