LE MANGANELLATE SUI RAGAZZI DI PISA E FIRENZE RIMBALZANO SULLE GENGIVE DELLA DESTRA IN SARDEGNA

Il voto in Sardegna, fino a un mese fa, sembrava una semplice formalità: tutti i sondaggi davano alla destra, sull’Isola come in continente, una maggioranza schiacciante tale da rendere la competizione addirittura superflua.

Poi una serie di eventi ha ribaltato i pronostici: prima la lite sotterranea e i colpi bassi che corrono tra FdI e la Lega di Salvini, quando non direttamente fra i due leader, nonostante i sorrisi di facciata; poi la voglia di FdI di fare l’asso pigliatutto, in ciò coadiuvato dalla pessima performance del presidente leghista uscente. Solo che FdI ha sostituito il candidato leghista, pessimo presidente, con Truzzu, sindaco di Cagliari anche peggiore, tanto che proprio a Cagliari Trozzu ha registrato la sconfitta più cocente.

Certo, la vittoria di Todde (se vittoria è: scrivo con 1741 sezioni scrutinate su 1844) è risicata, ma non va dimenticato il fuoco amico di Soru, che alla coalizione di centro sinistra ha sottratto un bel pacchetto di voti, tanto da poter dire che in Sardegna, pur in presenza di un ulteriore calo dell’affluenza al voto (che notoriamente favorisce proprio le destre) la destra è nettamente minoritaria. Il modello Sardegna rispecchia in fondo quel che succede nel resto del Paese, dove una sinistra perennemente litigiosa e divisa è la prima ragione dei successi della destra.

Non escluderei, tra i fattori della sconfitta di Truzzu, anche i recenti avvenimenti che hanno visto la destra mostrare la sua faccia più trucida a Milano, dove la DIGOS ha identificato – e di fatto intimidito – un gruppo di cittadini che onorava la memoria di Navalny e, proprio alla vigilia del voto, a Pisa e Firenze, dove poliziotti dissennati hanno pestato senza ombra di motivo un centinaio di ragazzini colpevoli di voler esprimere un civilissimo dissenso.

Al pestaggio dei poliziotti ha aggiunto poi un carico da undici il solito Matteo Salvini, che a dispetto delle parole severe e colme di saggezza del Presidente Mattarella sull’assurdità di quell’atto di violenza, non ha saputo far di meglio che dichiarare, del tutto a sproposito, che “chi aggredisce i poliziotti è un delinquente”. E che cos’è, allora, un poliziotto in assetto antisommossa che aggredisce dei liceali armati solo dei loro zainetti?

Insomma, ho l’impressione che i sardi non siano rimasti indifferenti a queste smodate esibizioni di muscoli e si siano resi conto del rischio che la nostra democrazia sta correndo a causa della deriva autoritaria di questa destra; un rischio non lieve, se per denunciarlo alza la voce anche l’eminente costituzionalista Gustavo Zagrebelsky.

Poco conta che la vittoria di Alessandra Todde sia risicata o addirittura che, in un rush finale, il risultato alla fine possa essere favorevole a Truzzu: in ogni caso, la cavalcata trionfale della destra ha subito una brusca frenata e, quali che siano le rassicurazioni che da quella parte si levano sulla tenuta del governo, sicuramente gli equilibri in seno all’attuale maggioranza subiranno un severo scossone. La Lega infatti lamenterà di aver subìto l’imposizione di un candidato perdente e  tornerà alla carica per pretendere il terzo mandato per Luca Zaia. Questa candidatura è vitale per Salvini, che in Zaia vede il suo più pericoloso avversario per la guida del partito e vuole quindi tenerlo occupato altrove, ma è fumo negli occhi per Meloni, che Sardegna o no non rinuncerà a giocare a rubamazzo e a volere per sé l’intero piatto, comprese le posate, se non altro per non perdere la faccia.

Intanto la Sanità va a rilento, i redditi calano, la sicurezza sul lavoro è una pia e tragica illusione, l’inflazione falcidia i redditi, le infrastrutture cadono a pezzi, il debito pubblico galoppa e, fuori dai nostri confini, i venti di guerra si fanno sempre più burrascosi; ma i nostri politici (comunque divisi, in entrambi gli schieramenti, sull’atteggiamento da tenere verso i conflitti in corso) si preoccupano soprattutto di sfilare le poltrone gli uni da sotto le natiche degli altri.

La situazione potrebbe essere un ottimo soggetto per un film dei Vanzina, colma come è di grevi e sguaiate volgarità, di grossolane incompetenze (vedi ministri dell’interno, del turismo e dell’agricoltura), di sparate fuori luogo (verbali e non solo): vedrei bene Massimo Boldi nel ruolo di ministro delle Infrastrutture e Christian De Sica in quello di responsabile del dicastero dell’Agricoltura, anche se ho il sospetto che farebbero ridere molto meno dei personaggi reali.

Il fatto è che io i film dei Vanzina non sono mai riuscito a vederli, tanto li trovo volgari, sguaiati e grossolani, mentre invece il film della nostra politica mi tocca subirlo per forza.

E non mi fa ridere nemmeno un po’.

Giuseppe Riccardo Festa

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