La  memoria e la tomba.

Dall’antichità più remota, l’uomo ha affidato al rito della sepoltura la speranza dell’eternità, consegnando alla tomba ogni ricordo della vita vissuta. Nei nostri Cimiteri, tutti gli uomini, prolungano il legame della vita con i propri cari, creando le condizioni della speranza di eternare una presenza che i vari credi religiosi, considerano possibile ed in forme diverse. E’ vero, comunque, che l’appartenenza alle diverse religioni non modifica o limita un principio universale: “La tomba è un altare”. Lo è stata fin dalla comparsa dell’uomo sulla terra, per l’uomo di Neanderthal, tantissimi milioni di anni fa, lo è stata per gli Egizi, i Greci, i Romani, le nuove e recenti culture. Il culto dei morti ha segnato la cultura della civiltà.

Tutti, nel tempo, hanno agito nei loro diversi ruoli umani e sociali, nel rispetto dei morti. Tutti hanno curato la sepoltura come strumento di legame tra vivi e morti. Tutti hanno avvertito la sacralità della memoria, affidata ai cimiteri ed alla sepoltura, credenti e non credenti. Tutti hanno curato il culto dei morti come Memoria, Legame e Speranza. Grandi Scrittori e Poeti, hanno onorato e cantato le lampade per i riti funebri e per le tombe, in un degno spazio di sepoltura, come scintille di luce, di vita “che i vivi rubano al sole per darle ai defunti”, scrive Foscolo. Tutti. Solo coloro che non hanno nulla da lasciare come ricordo della loro esistenza, non hanno interesse a curare tombe e cimiteri.

La sepoltura è strumento che fa vivere la memoria. L’editto di Saint-Cloud ha voluto affermare, tanti anni fa, la doppia funzione dei cimiteri, una igienico-sanitaria, per evitare contaminazioni e rischi di inquinamento, l’altra di tipo sociale ed ideologica. Le due funzioni, oggi, sono affidate alle Amministrazioni Locali. Ambedue per comprensibili motivi: le Amministrazioni Locali devono garantire la salute e la tutela della vita per tutti i cittadini e devono sconfiggere la diversità di trattamento tra coloro che possono e coloro che hanno difficoltà ad avere, tra coloro che appartengono “al ceto” e coloro che sono ricchi solo dei diritti costituzionali. Editto di Sait-Cloud che oltre a Foscolo il grande, ha richiamato un altro grande, Totò nella sua  “Livella”.

Qualcuno si chiederà perché questa riflessione appassionata. Presto detto. Avere il timore di morire, oggi, con la paura di non trovare il conforto della tomba in un cimitero “Esaurito”, è la negazione della SPERANZA. Non possono bastare le assicurazioni di un progetto che sarà realizzato, ma occorrono le certezze. Certezze che avrebbe assicurato e deve assicurare una corretta programmazione di quanti si propongono a più riprese come amministratori di comunità. Trovare un morto non sepolto o una morta senza garanzie di essere affidata alla compassione di un cenno di saluto e, quindi, di memoria, fa male, tanto male. Negare la possibilità di uno sguardo all’effige di un caro defunto, collocato al quinto piano inaccessibile di un cimitero, fa male.

Non ci sono giustificazioni che tengano, di fronte a tale inadempienza e tale insensibilità amministrativa, di fronte a tanta incapacità di programmare. Una volta tanto si passi la mano sulla coscienza e si pensi che tale trattamento potrebbe capitare a tutti, anche a noi. Urge un colpo di reni, urge l’applicazione di gesti urgenti e straordinari che annullino i tempi dell’ordinarietà.

Non si può sperare che il futuro aspetti una cadenza ordinata e temporale del “fine vita”. Programmare e realizzare prima che tutto diventi urgenza. Questa è buona Amministrazione.

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