LETTERA ALLA REDAZIONE. IL CIMITERO DI CARIATI, SPETTACOLO IMPIETOSO

Egregio Direttore, sono giorni che mi reco al cimitero ed assisto all’impietoso spettacolo di lunghe file di cittadini che, insieme a me e imprecando più o meno civilmente, trasportano la poca acqua che fuoriesce dall’unico rubinetto attivo, posto alla fine del vecchio cimitero e nelle immediate vicinanze dei serbatoi dell’acquedotto comunale .
E tutto questo nonostante esista un serbatoio interrato all’interno dello stesso cimitero ( costantemente pieno di acqua da giorni! Ho verificato personalmente ) ed una rete di tubi ( anche se orribilmente provvisori e volanti da anni!!) che collega tra loro le varie fontanine, che potrebbero essere immediatamente fruibili installando la vecchia pompa, che qualcuno ha rimosso e non si capisce per quale motivo ( pensava che mai più saremmo stati in emergenza? ).
In aggiunta a nessuno è venuto in mente di avvisare i cittadini sull’ubicazione dell’unica fontana funzionante ( troppo costoso un cartello? ) , per cui i malcapitati devono fare il giro di tutte le fontanine – sotto il sole cocente di questi giorni! – prima di trovare l’unica funzionante: come dire “ arrangiatevi “ è un problema vostro! ( l’unico cartello in bella vista è: VIETATO ENTRARE CON LE AUTO )
Io ho tanti difetti, ma negli anni ho allenato molto la pazienza, tuttavia questo atteggiamento degli attuali amministratori è davvero insopportabile, arrogante e indegno di un paese civile, poiché è da oltre 10 giorni che ho segnalato questa opportunità di soluzione – parziale e provvisoria quanto si voglia – ma percorribile e nulla si è mosso!
I cittadini hanno il diritto di sapere perché l’acqua è disponibile nel serbatoio e non viene distribuita alle fontanine ? Chi ha deciso in tal senso? Quale fantasioso progetto è in elaborazione? E soprattutto quanto bisognerà aspettare? Settembre, Ottobre, Novembre?
Allego alcune foto nella speranza che vorrà pubblicarle insieme a questa mia.
Grazie per l’attenzione e per il servizio che svolge a favore del territorio.
Antonio Trento

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