ITALIA: LUCI (POCHE) ED OMBRE (TROPPE)

Napoli come Torino, come Treviso. L’’Italia è davvero unita.

È cronaca dei giorni scorsi: a Napoli, un senegalese impedisce a uno scippatore di rapinare un turista francese; insegue il ladro, e la folla lo blocca.

Mi permettano i miei ventiquattro lettori di dirimere l’equivoco nel quale la nostra bella lingua può indurlo: la folla non ha bloccato il ladro ma chi, il ladro, cercava di bloccarlo. Mi pare di ricordare che non sia nemmeno la prima volta che cose del genere succedono, a Napoli: “eccheccavolo”, dicevano indignati i difensori dello scippatore: “chillo se sta faticanno ‘’o pane

A Torino, i vigili urbani -– qualcuno avrà detto: era ora! –- si mettono d’’impegno a multare le auto ferme in doppia fila, ma sono aggrediti da commercianti e passanti oltraggiati da tanta esosità: Eccheccavolo! gridava l’’esacerbato cittadino colpito dalla ferocia degli agenti: ero là giusto il tempo di comprare le sigarette!; Eccheccavolo! gli faceva eco il commerciante: con la crisi che morde, non si deve multare il cittadino che si ferma in doppia fila per venire a fare i suoi acquisti da me!.

A Treviso (sì, quella Treviso: la Treviso del famoso sindaco sceriffo Gentilini) un’’eroica banda di studenti inferociti (non di immigrati, più o meno clandestini, né di rifugiati: italianissimi studenti) circonda un autista di autobus –- saranno stati cinquanta contro uno – e lo tempesta di pugni e calci per aver osato pretendere che pagassero il biglietto sul suo mezzo, violando il loro diritto di viaggiare a sbafo sui mezzi pubblici.

Alla luce di quanto precede, non me ne vogliano i miei ventiquattro lettori se un po’’ mi irrito quando, a seguito dei disastri meteorologici che stanno flagellando il Paese, mi capita di leggere il solito commento del cittadino indignato (ci sono cittadini che di professione fanno gli indignati): la classe politica deve andare a casa, bisogna restituire ai cittadini il potere di decidere, i politici qua e i politici là.

In sottofondo, risuona lo storico, italico sillogismo: “piove, governo ladro”. Come se i politici appartenessero a una specie diversa, e non fossero esemplari di quella stessa razza che da nord a sud difende i ladruncoli, parcheggia “alla membro di segugio”, esige di viaggiare a scrocco sugli autobus.

Come se i politici che hanno generosamente erogato condoni edilizi non fossero espressione di quello stesso popolo che ha costruito case impossibili sui dirupi e nei letti dei fiumi, contando proprio su quei condoni, e che ora inveisce perché le case crollano e i fiumi esondano.

Come se non sapessimo che, cacciata una qualunque classe politica, poi ne nasce un’’altra, che avrà gli stessi identici vizi di quella precedente, se non ci sarà una vera, sincera e onesta presa di coscienza da parte di chi è sempre pronto a condannare negli altri quegli stessi vizi per i quali assolve sé stesso.

Ma è domenica, e bisogna pur cercare qualche motivo di ottimismo. Meno male che ci sono le donne: le donne della scienza. Fabiola Giannotti, romana, figlia di un torinese e di una siciliana, perfetta sintesi dell’’italianità positiva, è assurta ai vertici della ricerca mondiale. Già a capo della squadra che, al CERN di Ginevra, ha confermato l’’esistenza del famoso Bosone di Higgs, ora dello stesso CERN è stata nominata direttrice. Un’’altra donna, Samantha Cristoforetti, sta per salire più in alto di quanto mai sia salita una donna europea: ufficiale pilota dell’’Aeronautica militare, è la prima astronauta del nostro continente che passerà sei mesi nella stazione spaziale internazionale.

Sono intelligenti, sorridenti, autorevoli di quell’’autorevolezza che viene dalla serietà, dallo studio e dall’’impegno. Tanto belle dentro, da non aver nessun bisogno di essere banalmente belle fuori. Sono italiane, anche loro, ma…… (A questo punto non so più come chiudere l’’articolo. Scegliete voi, miei affezionati ventiquattro lettori, la chiusura che preferite. Io ve ne propongo qualcuna)

– Va be’’, nessuno è perfetto

– Sì, ma col tempo si adegueranno anche loro

– Speriamo che non si buttino in politica

– Sono italiane, ma per sbaglio

– Un giorno tutti gli italiani saranno come loro. Perfino gli uomini (questa è un po’ esagerata. Ma sognare è bello).

Giuseppe Riccardo Festa

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