Intervento di Flavio Stasi all’Assemblea degli Azioni Enel del 30 Aprile 2013

Alcuni comitati hanno attivato le procedure necessarie per poter intervenire all’assemblea degli azionisti dell’Enel. Di seguito l’intervento di Flavio Stasi, relativamente allo smaltimento di rifiuti tossici ed alla politica industriale in Calabria. Cari azionisti, sono qui, portando la voce di alcune comunità calabresi, per investire questa assemblea di una problematica grave e urgente. Tra il 2009 ed il 2011 alcune inchieste giudiziare, con particolare riferimento alle operazioni “Leucopetra” e “Poison” rispettivamente del Corpo Forestale dello Stato e della Guardia di Finanza, hanno sgominato una organizzazione criminale che si occupava di smaltire illegalmente dei rifiuti tossici, ed in particolare sono stati ritrovate circa 100.000 tonnellate di rifiuti tossici in località Lazzaro (RC) e circa 130.000 tonnellate in località San Calogero di Motta San Giovanni (VV). Successive indagini hanno accertato che buona parte di quei rifiuti provenivano dalla centrale a carbone “Federico II” di Brindisi, di proprietà di questa azienda. Ad oggi quei luoghi sono rimasti, purtroppo, quasi nello stesso stato del tempo delle inchieste, mentre il Prefetto di Vibo Valentia ha in passato ordinato la distruzione di tutti gli agrumi provenienti dagli agrumeti interessati dalla contaminazione. Purtroppo su queste vicende grava la sinistra ombra dell’organizzazione criminale più potente al mondo, la ‘ndrangheta, come testimoniato dalla relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in Calabria, retta dall’on. Pecorella, la quale afferma che la Calabria, a causa della criminalità organizzata, è terra di smaltimento di rifiuti speciali ed in particolare “smaltisce”, legalmente ed illegalmente, circa il 7% dei rifiuti speciali prodotti nell’intero paese, pur producendone dieci volte di meno. Inoltre alcune relazioni semestrali della Direzione Investigativa Antimafia, in particolare nel 2009 e 2010, hanno denunciato come le ‘ndrine siano state interessate ai progetti di riconversione a carbone o di costruzione di nuove centrali in Calabria, quindi ai progetti di Rossano (CS) (seppure la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale è stata archiviata nel 2012) e Saline Joniche (RC), con riferimento proprio allo smaltimento dei rifiuti derivanti da combustione. Ho avuto la possibilità di dare un’occhiata alle risposte preparate dall’azienda rispetto alle domande poste dagli azionisti prima di questa assemblea, alcune delle quali riguardavano proprio questo argomento. L’azienda minimizza la questione, facendo riferimento al procedimento giudiziario ancora in corso. Io voglio rafforzare questa minimizzazione, seppure alcuni dei dirigenti Enel sono stati addirittura sottoposti a misure cautelari, in quanto un profondo sostenitore della nostra Carta Costituzionale e quindi credo sia legittimo rispettare il presupposto di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Aldilà delle responsabilità giudiziarie, però, ci sono delle inconfutabili responsabilità aziendali, alcune delle quali morali ed etiche, e ricordo che, come ricordato dal dott. Colombo proprio in apertura di questa assemblea, questa Azienda ha un codice etico che quindi si impegna a rispettare. Trovo che come Assemblea degli Azionisti dobbiamo ritenere intollerabile che un’azienda come Enel non metta in atto le procedure necessarie per evitare quanto accaduto. La mancanza di una pianificazione chiara dello smaltimento, la mancanza di trasparenza e la mancanza di controllo minuzioso rispetto alle destinazioni finali dei rifiuti provenienti dagli impianti dell’azienda, hanno condannato quei luoghi alla devastazione ed all’avvelenamento, considerando che si tratta dei luoghi che distano circa 300 metri dal mare e che fanno parte di Zone di Interesse Comunitario, con conseguenze per l’economia e per la salute. È intollerabile che queste mancanze abbiamo indirettamente permesso a delle organizzazioni criminali di guadagnare, a scapito delle comunità, profitti stimati in circa 24 milioni di euro. Questo non ha creato solo un danno incalcolabile ed oggettivo per quei territori e quelle comunità, ma ha anche causato un danno enorme per l’azienda in termini di credibilità internazionale ed immagine, considerando quanto questo Consiglio d’Amministrazione ci tenga a questi aspetti sostenendo numerose iniziative di sponsorizzazione. Potete immaginare, aldilà di ogni responsabilità giudiziaria, quanto negativamente sia percepita l’azienda in quei luoghi ed in tutta la regione, paragonata ad uno straniero che utilizza la terra per scopi intollerabili. Pongo delle questioni, che sono allo stesso tempo delle richieste. Chiedo a questa Assemblea di assumere come propria la responsabilità morale ed etica di quanto accaduto. Chiedo quali sono stati i provvedimenti immediati e quali saranno i provvedimenti futuri per evitare che questi episodi si ripetano in futuro, fra le altre cose in quella che dovrebbe essere la patria dell’Azienda, laddove dunque Enel dovrebbe rivestire un ruolo di prestigio. Ho ascoltato l’amministratore delegato Conti criticare i Governi per i provvedimenti economici che penalizzano l’azienda. Vorrei allargare questa critica, manifestando il timore (che tende a certezza) che quei luoghi resteranno in quello stato per lungo tempo, in quanto in Italia la realizzazione dei piani delle bonifiche è assolutamente una chimera. Dunque propongo all’azienda una “sponsorizzazione” che, a differenza delle squadre di basket e delle trasmissioni televisive, potrebbe fruttare un ritorno di immagine enorme. Ancor prima di vedere accertate le eventuali responsabilità legali dell’Azienda, Enel si faccia carico dei piani di caratterizzazione e bonifica di quei luoghi, restituendo alle comunità la sicurezza sanitaria e le proprie risorse economiche, cercando di risollevare la reputazione aziendale in una regione che ha visto, tra l’altro, Enel assolutamente non in grado di risolvere le controversie determinate dalla propria attività: è accaduto a Rossano (CS) laddove l’azienda ha completamente ignorato le delibere dei Consigli Regionali e Comunali e le iniziative della società civile continuando a tentare di imporre la riconversione a Carbone di quella centrale; come è accaduto a Laino Borgo (CS) laddove l’azienda insiste da anni nel voler avviare un mega impianto a biomasse nel bel mezzo di un Parco Nazionale. Ad oggi il meridione è penalizzato da mancanza di programmazione locale, ma anche da mancanza di infrastrutture ed investimenti corretti. Stando anche alle parole del neo-premier, se vogliamo vedere realmente al meridione come volano per l’economia dell’intero paese, con ripercussioni positive per tutti i settori, allora è necessario smettere di vedere al meridione come sede di impianti completamente dissonanti dalle vocazioni del territorio, puntando invece alla valorizzazione e quindi improrogabilmente al ripristino della sicurezza sanitaria, del patrimonio naturale e paesaggistico. L’azienda se ne faccia carico, ne avrà un certo ritorno di immagine. — Rete Stop Enel http://www.stopenel.org

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