Inquinamento di mare e fiumare: un problema di controllo e di collusione.

Il sequestro dei giorni scorsi da parte della Guardia Costiera, di un’azienda olearia che scaricava liberamente in mare, mette in evidenza una problematica molto più profonda che riguarda da vicino la nostra città. È decisamente lontano dalla realtà chi pensa che, a scaricare i residui del proprio ciclo produttivo nei torrenti e nel mare, sia solo una sporadica ed isolata azienda. L’avvistamento di macchie o spume malevole nei nostri bacini idrici è sostanzialmente quotidiano, e diffusissima è la pratica di scarico nelle fogne, o addirittura nelle fiumare, di sostanze pericolose che andrebbero smaltite con processi specifici. A nulla servono le decine di segnalazioni che diligenti cittadini effettuano nei confronti delle autorità competenti. Questo, in primo luogo, provoca un danno ambientale e sanitario enorme. Secondariamente devasta la nostra economia fungendo da deterrente per il turismo e danneggiando quelle poche imprese che invece rispettano le norme accollandosi costi maggiori. È evidente che se tutto questo è possibile, è soprattutto grazie alla latitanza delle autorità di controllo e di gestione del territorio ad ogni livello, da quello municipale a quello provinciale e regionale. Perché nessuno effettua il monitoraggio delle acque dei nostri torrenti e del golfo? Perché non vengono controllate efficacemente le aziende del nostro territorio? Perché si costringe singoli cittadini a vestire i panni degli eroi, quando esistono delle autorità pubbliche pagate e tutelate per questo? Proprio gli scarichi nel torrente Frascone sono stati oggetto di denunce da parte dei cittadini fin dal 1999, mentre nel 2008 il comitato di Contrada Fossa, località nei pressi della quale sfocia il torrente, hanno autofinanziato delle analisi scientifiche che hanno evidenziato inquinamento da idrocarburi e fenolo. Analisi che dovrebbero essere in possesso degli uffici comunali già da molto prima dei controlli della Guardia Costiera. È dovere di chi amministra il territorio imporre al sistema produttivo il rispetto dell’ambiente e della salute, fin dalla fase autorizzativa di impianti ed opere private: un compito per il quale i nostri amministratori si sono dimostrati profondamente incapaci, da decenni. I nostri torrenti sono spesso assimilabili a latrine industriali. Controllare le aziende, chiudere quelle che non rispettano le blande norme di tutela sanitaria e selezionare in fase autorizzativa gli impianti rispettosi dell’ambiente non danneggia l’economia del territorio, ma la rafforza enormemente, liberandoci dalla gabbia dei furbetti, del clientelismo e della collusione, favorendo il radicamento di tutte quelle energie, dalle imprese ai giovani, oggi soffocate e costrette ad emigrare. Anche questo obiettivo rientra nell’azzeramento della sciatta classe politica che intendiamo perseguire. Movimento TERRA e POPOLO

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