IN DIFESA DI FEDEZ

Lo confesso: io, questo Fedez, non avevo la più pallida idea di chi fosse, anche perché in quel signore si somma una serie di fattori che mi rendevano difficile ogni possibile contatto con la sua persona e le sue attività.

In primo luogo, non ho mai passato un secondo, che è uno, guardando la trasmissione X Factor nella quale, ho appreso, fa il giudice: come i miei ventiquattro lettori già sanno, da gran pezza ho cancellato il mio abbonamento a Sky.

In secondo luogo, e anche questo è noto ai miei ventiquattro lettori, amo la musica ma non sopporto il rap, proprio a livello fisico, così come a tanti dà rumore lo stridio del gessetto sulla lavagna o di un coltello nel piatto.

Infine (fermo restando che ognuno del suo corpo è padrone di fare quel che vuole), provo letteralmente ribrezzo per i piercing e i tatuaggi, vedi poi quando uno fa della sua pelle una sorta di tappeto persiano ambulante.

In conclusione, questo Signor Fedez ed io viviamo in mondi che non hanno fra loro punti di contatto: gli auguro ogni bene, ogni successo e tanta felicità, come si conviene fra esseri umani, ma col suo mondo non ho niente da spartire.

Mai, dunque, avrei pensato di dover intervenire in sua difesa.

Il fatto è che due improvvidi deputati del PD hanno chiesto a Sky di riconsiderare il ruolo del Sig. Fedez nei suoi programmi, in quanto l’’interessato ha scritto un inno per il Movimento 5 Stelle. Parafrasando Francesco De Gregori, direi che quei due sono impazziti, oppure hanno bevuto.

O meglio, si sono bevuti il cervello; o hanno sbagliato pusher. Da quando in qua una libera espressione di pensiero -– sia pure in forma di rap -– non calunniosa e non oscena merita censura? Potrei capire (ma non giustificare) una simile richiesta se l’’istoriato Sig. Fedez fosse sotto contratto con la RAI, che svolge (o dovrebbe svolgere, ma a volte non sembra) un servizio pubblico; ma Sky è un’’impresa privata e nei suoi programmi, finché non commette reati, può ospitare chi le pare e piace.

Quei due deputati del PD, visto che evidentemente hanno un rapporto molto singolare col significato della parola “democratico”, che pure fa parte del nome del loro partito, farebbero bene a seguire un corso accelerato di libertà di espressione.

In subordine, farebbero bene anche a cambiare pusher; e ancora meglio farebbero a cambiare mestiere.

Giuseppe Riccardo Festa

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