Il vangelo secondo i Matteo

Uno, quello di destra, non perde occasione per pronunciarsi non appena succede qualcosa: un suicida da spacciare per vittima degli immigrati, una nevicata, una prima colazione (sua), un’elezione USA, una messa di Natale anticipata. Poco importa che ciò che dice oggi spesso smentisca quel che ha detto ieri e sarà smentito da ciò che dirà domani: Matteo Salvini è animato dalla pulsione a twittare, apostrofando affabilmente come “amici” i destinatari dei suoi messaggi e attribuendosi il titolo di portavoce dell’intera nazione quando si propone per tornare al governo del Paese (“Gli italiani vogliono…” è l’incipit dei suoi messaggi in questi ultimi casi).

L’altro è meno ciarliero ma il suo ego non è meno ipertrofico, anzi: Matteo Renzi soffre indicibilmente vedendosi relegato al ruolo di semplice senatore e di capo di una formazione politica che è imbarazzante definire “forza”, stante l’avvilente modestia delle sue prospettive elettorali, oscillanti dal 2% dei sondaggi più accreditati al 4% di quelli più benevoli.

Anche lui quanto a contraddirsi non scherza: tempo fa tuonava contro i partitini che ricattano i governi di cui fanno parte, oggi a ricattare il governo in quanto capo di un partitino è proprio lui.

Il problema, come dicevo, è che Renzi non sopporta il ruolo di comprimario, figurarsi quello di comparsa. Non ne poteva più di vedere sulle prime pagine la faccia di Conte accanto a quella di Salvini e di Giorgia Meloni, con apparizioni sempre più sporadiche di Di Maio, mentre lui, dalle prime pagine, era sparito del tutto battuto perfino da Zingaretti e da Berlusconi, intramontabile anche se è perennemente al tramonto.

E così ha deciso: novello Sansone, alla prima occasione ha preso a scuotere le colonne del tempio dei filistei, ossia la maggioranza raccogliticcia che ci governa ora (e che ha sostituito la maggioranza altrettanto raccogliticcia che ci governava prima): “muoia Renzi-Sansone con tutto il governo”, grida, felice di essere tornato di nuovo sotto la luce dei riflettori, e poco importa che ci sia in atto la peggiore epidemia da un secolo a questa parte, che si debba decidere sui miliardi di euro messi a disposizione dalla Comunità Europea e che di qui a un anno si debba eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, che così rischia di essere scelto dalle destre.

Probabilmente avrà calcolato che tanto, in Parlamento, una maggioranza ancora più raccogliticcia di quella attuale Conte finirà per metterla insieme: i parlamentari condannati alla morte politica, dopo l’approvazione della riforma voluta dai grillini (bravissimi a segare il ramo sul quale sono seduti), sono molti e tutti sperano di arrivare almeno fino alla fine naturale di questa legislatura: una pattuglia di “responsabili” che rimpiazzi i parlamentari di “Italia viva”, riuscirà sicuramente a trovarla: questo pensa il Matteo toscano. Uscito dalle secche di una poco gratificante maggioranza, potrà allora tuonare dai banchi dell’opposizione ed esprimere con la sua ben nota facondia tutto il suo biasimo per un governo incapace, inetto, non eletto dal popolo, illegittimo, truffaldino eccetera eccetera, secondo il copione caro, da qualche anno a questa parte, a chi del governo non fa parte: le sue esplosive dichiarazioni gli daranno visibilità, e questo è ciò che per lui conta.

Beh, non è che negli ultimi anni i calcoli di Matteo Renzi, come quelli di Matteo Salvini, siano stati tanto esatti: il secondo, sfiduciando il governo di cui era vice primo ministro, era convinto di poter far cadere la legislatura e di poter assurgere ai pieni poteri e si è poi ritrovato a fare la guerra alla Nutella e a tifare per il peggiore presidente degli USA dal 1778; l’altro ha toppato i conti col famoso referendum e con la creazione del suo partitino da due-virgola-zero e rischia ora, se i suoi calcoli si riveleranno errati, di ritrovarsi, con le cifre invertite, a riscuotere uno zero-virgola-due e a sparire per sempre dall’agone politico nazionale.

Ma si sa come sono questi due benedetti Matteo: sono ragazzi, sono impulsivi, agiscono prima di pensare. Sono i tipici personaggi da “parlate male di me, ma parlate di me”.

E bisogna ammettere che, almeno sotto questo profilo, quello che vogliono lo ottengono.

Giuseppe Riccardo Festa

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