IL ROMBO CHE NON SI SPEGNE: CARIATI RICORDA GABRIELE FUOCO

Oltre 120 equipaggi da tutto il Sud Italia per la quarta edizione del Memorial: sport, comunità e memoria si intrecciano nel segno di una passione che continua a correre

■Antonio Loiacono

C’è un istante, prima che i motori si accendano, in cui il silenzio pesa più del rumore. È un silenzio breve, contratto, quasi solenne. Poi il rombo irrompe, la polvere si alza e la terra torna a vibrare. A Cariati, domenica 1° marzo, quel suono non era soltanto meccanica: era memoria che prendeva forma.

La quarta edizione del Memorial “Gabriele Fuoco” ha riportato lungo i quattordici chilometri di tracciato — dalla località Fiumenicà fino a Palumbo — oltre centoventi equipaggi provenienti da tutto il Sud Italia. Numeri importanti, certo. Ma riduttivi, se non si coglie ciò che li anima.

La manifestazione nasce nel 2023 per volontà dell’Associazione sportiva dilettantistica “Cariati Off Road” e della famiglia di Gabriele Fuoco, che dell’associazione era presidente e anima propulsiva. Non un semplice evento sportivo, dunque, ma un atto di continuità. La memoria non è morte. È trasformazione.

I fuoristrada, dai modelli di serie ai prototipi più audaci, hanno affrontato diciotto prove disseminate lungo un percorso comune. Tratti soft, hard, super hard. Assetti calibrati, motori preparati, mani esperte sul volante. Ogni equipaggio ha scelto la propria misura, consapevole che la vera sfida non è forzare il limite ma conoscerlo: il valore si manifesta nelle difficoltà!

La terra smossa sotto le ruote raccontava una disciplina che negli anni ha smesso di essere territorio esclusivo maschile. La presenza femminile, ampia e convinta, non è più eccezione ma segno di un cambiamento silenzioso. Volti concentrati dietro il parabrezza, mani sicure sul cambio. Non dimostrazione, ma naturale appartenenza.

A metà percorso, il rombo ha ceduto spazio alle voci. Un buffet condiviso, semplice e generoso, ha riunito equipaggi e organizzatori in una pausa che non era soltanto ristoro. Era comunità. In fondo, ogni competizione autentica sa di non poter vivere senza il senso della convivialità.

Poi il ritorno alla prova, alla polvere, all’adrenalina che stringe lo stomaco prima di un passaggio più tecnico. Fino all’arrivo, dove l’agonismo si è sciolto in festa. Sono state consegnate targhe ricordo: ai “Titani Off Road” di Verzino, il club più numeroso con venti equipaggi; al “Ciro’ Extreme 4×4” per la significativa presenza femminile; al gruppo “Salerno Fuoristrada” proveniente da Salerno, giunto da più lontano. Premi simbolici, ma carichi di appartenenza.

Il momento più intenso si è consumato prima ancora che le ruote iniziassero a girare. Una targa consegnata a Elena (moglie del compianto Gabriele) e ai figli Leonardo e ad Antonio Fuoco. Un gesto semplice. Necessario. Antonio, oggi pilota Ferrari e volto noto dell’automobilismo internazionale, era lì non come campione ma come figlio. È arrivato per rendere omaggio al padre, per condividere un ricordo che precede ogni trofeo. In quell’abbraccio tra sport e famiglia si è colto il senso più autentico della giornata.

La famiglia Fuoco, visibilmente commossa, ha ringraziato per l’impegno, per il sacrificio organizzativo, per quella dedizione che non si misura in chilometri ma in volontà. L’associazione ha già rinnovato l’appuntamento al prossimo anno, con la promessa di fare ancora meglio.

Eppure ciò che resta, al termine della manifestazione, non è soltanto l’eco dei motori o la classifica delle prove. È un’idea più sottile: che la memoria, quando è condivisa, non si limita a custodire il passato ma genera movimento.

La polvere si deposita, le ruote si fermano, il tracciato torna silenzioso. Ma qualcosa continua a vibrare sotto la superficie, come un motore che non si spegne del tutto.

Perché in fondo — lo si è capito tra gli sguardi, più che nelle parole — non omnis moriar. Non tutto di noi passa. Qualcosa resta. E corre ancora.

 

 

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