IL MARINAIO CARIATESE  CHE PARTECIPO’ ALLA BATTAGLIA DI LISSA (1866)

Si chiamava Pasquale Critelli. Morì in una tempesta, nel mare di Cariati, nel 1904. Riportiamo la cronaca giornalistica che racconta la sua tragica fine.

di Franco LIGUORI, storico


Le nostre continue ricerche finalizzate ad indagare sempre più approfonditamente la storia del nostro paese, sia nel lontano passato plurisecolare, sia nel secolo che ci siamo lasciati alle spalle poco più di vent’anni or sono, ci hanno fatto scoprire una triste vicenda, un fatto cronachistico, che è molto legato alla principale caratteristica della nostra comunità, la “vocazione marinara” di Cariati, e che vogliamo far conoscere ai tanti frequentatori del sito CariatiNet. E’ noto, infatti, che Cariati, nata nell’alto Medioevo, su un colle poco distante dalla fascia costiera, ha sempre avuto con il mare un rapporto privilegiato, e che i suoi abitanti abbiano sempre considerato la pesca e, quindi, l’attività marinaresca, come una risorsa fondamentale della loro economia. Infatti, anche se il cuore del centro abitato di Cariati è stato per secoli concentrato sulla collina che ancora oggi è circondata da mura medievali, la Marina sottostante al borgo medievale, ha, da tempo immemorabile, ospitato un villaggio di pescatori, che si è andato sempre ingrandendo, fino a dar vita, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, al borgo marinaro che oggi chiamiamo Cariati Marina., e che, nei primi decenni del secolo scorso, era denominato “borgata Marina”. Ad incrementare la popolazione della borgata Marina furono, tra fine Ottocento e primo Novecento, numerosi gruppi familiari di pescatori provenienti da alcuni paesi della costiera amalfitana, tra cui Atrani, Maiori, Minori, Praiano ed altri ancora. Alcuni cognomi di famiglie di pescatori presenti a Cariati ormai da più generazioni, rimandano alle comunità di quei paesi. Da quei paesi è arrivata a Cariati anche l’arte dei “maestri d’ascia” o “varcaiòli”, ancora oggi praticata (una famiglia storica in questa attività è quella dei Monti). Fino a non molti anni or sono, Cariati disponeva di una considerevole flottiglia peschereccia (nel 2004 erano in attività 15 motopescherecci, 8 motobarche e 4 barche a remi, come risulta dal Registro dell’Ufficio Locale Marittimo); oggi la flottiglia è molto più ridotta, nonostante la presenza del Porto, e gli addetti alla pesca sono sempre di meno. A questo mondo della pesca e dei pescatori di Cariati ha riservato particolare attenzione di studio e di ricerca, a livello antropologico, ma anche letterario (vedi romanzo “Sulle onde della luna”) la giornalista e scrittrice Assunta Scorpiniti, con numerosi articoli, saggi e libri, ai quali rimandiamo i lettori che vogliono saperne di più.

La storia di Pasquale Critelli, il marinaio che prese parte alla battaglia di Lissa (1866)

Alla storia marinaresca di Cariati e dei suoi pescatori, la cui vita fu sempre caratterizzata  da duri sacrifici e da pericoli legati all’imprevedibilità del mare, appartiene la triste vicenda di  Pasquale Critelli, un vecchio marinaio cariatese che aveva preso parte alla battaglia di Lissa (isola dalmata dell’Adriatico situata al largo di Spalato, allora sotto il dominio asburgico)  del 20 luglio 1866, battaglia decisiva della terza guerra d’indipendenza, in cui la squadra navale austriaca inflisse una rovinosa sconfitta alla flotta del neo-costituito Regno d’Italia ( Guglielmo Tegetthoff era l’ammiraglio comandante della flotta imperiale, Carlo Pellion di Persano di quella italiana; andarono perse due navi, con i loro capitani e gran parte degli equipaggi: la cannoniera Palestro e la fregata corazzata Re d’Italia ). In quella battaglia navale c’era anche il marinaio cariatese Pasquale Critelli, che sfidò coraggiosamente le acque dell’Adriatico, in mezzo alle mitraglie austriache, e ne uscì vivo, tornando al suo paese. Ma il suo destino era quello di morire in mare  ! E così fu, come riferisce dettagliatamente una corrispondenza cronachistica da Cariati del periodico rossanese “Gioventù Calabrese”, firmato con la sigla A. Romafor (probabilmente equivale ad Antonio Formaro), del 28 novembre 1904. Ed ecco l’articolo che reca il titolo di :

Un vecchio marinaio annegato :

“Il giorno 27 ottobre (1904) una grave disgrazia che immerse nel dolore e nella costernazione l’intera cittadinanza, accadeva in questo paese. Verso le 12 a.m. l’aria si coprì di grossi e tetri nuvoloni, minacciando prossimo un gran temporale. Non passò molto che un violentissimo vento incominciò a spirare accompagnato da una dirotta pioggia.. Il mare si sconvolse in modo sì orribile, da mettere spavento negli animi degli infelici marinai recatisi alla pesca delle sarde. Molte barche che trovavansi vicine si misero in salvo, tranne quella appartenente al marinaio Pasquale Critelli. Questi, o perché in alto mare, o chi sa per qual’altra ragione, infuriata la tempesta, rimase in balia dei venti e delle onde. Al Critelli spavento alcuno non si destò nel suo animo di vecchio marinaio, che nel ’66, alla battaglia di Lissa, avea sfidato quelle acque, in mezzo alle mitraglie austriache a nuoto, per tre giorni; quindi, quasi sprezzando la tempesta che man mano veniva sempre più minacciosa, si sforzava a mettere in salvo la propria barca carica di pescagione e degli attrezzi da pesca. Ma era decretata la morte nelle onde senza riabbracciare la moglie e gli sventurati figli !…Violenti cavalloni rumorosamente vennero ad infrangersi contro la barca, facendola capovolgere e lasciando nelle acque il Critelli, il marinaio Cufone ed un ragazzo, certo Curia. A quella vista raccapricciante alcuni prodi marinai che trovavansi sul lido, con coraggio fermo e non comune, con sforzi sovrumani si lanciarono eroicamente nelle onde per salvare il Cufone ed il Curia. Il Critelli, inviluppato nelle reti, rimase preda delle spaventose onde!…Venne a galla una sola volta, si diede un forte morso alle dita, quasi cercasse aiuto oppure maledicendo la sua sinistra fortuna, poi scomparve. L’indomani il cadavere fu rinvenuto poco lungi le rive del così detto Fiumenicà, ossia a 500 metri circa lontano dal luogo ove avvenne il naufragio. Ora non ci resta che compiangere la grave sventura piombata sulla famiglia del Critelli, che oltre la morte di questi rimane nella più squallida miseria, avendo perduto persino tutti gli attrezzi da pesca. Rimane la barca sfasciata sulle arene del lido, come se volesse mestamente narrare al passeggero il triste accaduto !…”.

La cronaca della tragica morte del pescatore cariatese, sopra riportata, ci richiama, per tanti versi, la pagina verghiana de “La tempesta”, e il mondo dei pescatori di Aci Trezza, il borgo marinaro non lontano da Catania, dove il Verga ambientò la storia dei Malavoglia. La borgata Marina di Cariati, alla fine dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento, non era molto diversa dal borgo marinaro siciliano. La comunità locale viveva principalmente con l’attività della pesca, praticata con duri sacrifici e rischi quotidiani. Anche nei Malavoglia , la cui trama è incentrata sulla storia di una povera famiglia di pescatori, troviamo un personaggio che fu coinvolto nella battaglia di Lissa. Si tratta, come è noto, di Luca, nipote di Padron ‘Ntoni, costretto a partire per il servizio militare, e che morirà durante la battaglia di Lissa, determinando, con la sua scomparsa, lui che ne era uno dei membri più seri e responsabili,  la rovina della disgraziata famiglia marinara di Aci Trezza.

 A prescindere dai riflessi letterari della difficile e stentata vita dei pescatori di ogni luogo, il nostro paese, Cariati, che ha nel mare e nell’attività marinara uno dei suoi tratti identitari più forti,  dovrebbe valorizzare di più quest’aspetto importante della sua storia sociale: il mondo affascinante della pesca e dei pescatori, insieme all’altro settore, anch’esso importante, dell’attività rurale ed artigiana, esaltandone la “storia”, che va ricostruita, documentata e presentata con chiarezza e dovizia di reperti, ai visitatori, come si sta cercando di fare, nel locale Museo, non ancora aperto alle visite del pubblico, di Palazzo Chiriaci, al centro storico, dedicato proprio al mare e al mondo rurale.  Ci auguriamo che questo possa avvenire al più presto, con vantaggio dell’economia del paese tutto, che deve poter contare sul turismo come carta principale del suo sviluppo !

 

Nota bibliografica

“Gioventu’ Calabrese”, periodico quindicinale di Rossano e del suo circondario, anno I, n. 21, 28-novembre-1904

Franco Liguori, “La vocazione marinara di Cariati”, in “La pesca nel Golfo di Corigliano”, a cura di D. Franco e R. Giacomantonio, Rubbettino Editore, 2004, pp.70-77.

Il disegno con veduta dal mare di Cariati, è di Saverio Liguori ; le due immagini a colori del pescatore cariatese sono opera di Nicola Jannelli, entrambi artisti cariatesi.

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