IL LAVORO NON E’ MERCE

Sono imperdonabili, questi sindacati che invece di applaudire per i successi (per ora più che altro verbali) del capo del governo, continuano a protestare per il continuo calo dell’’occupazione e per la perdita di potere d’’acquisto del salario di chi l’’occupazione ancora ce l’’ha.

Sindacati che osano perfino, cosa inaudita, protestare per l’’uso ingiustificato e ingiustificabile dei manganelli da parte dei poliziotti contro manifestanti colpevoli di essere sull’’orlo del licenziamento.

E così sul quotidiano Europa, organo ufficiale del PD, capeggia il titolo: “La CGIL attacca e contro Renzi usa anche gli incidenti di Roma”. Insomma la CGIL, secondo Europa, protestando per l’’uso insensato e inqualificabile della violenza contro i propri iscritti starebbe strumentalizzando l’’evento. Perbacco, dice Europa: non è fair play, questo.

L’’articolo sotto il titolo, a firma di Mario Lavia, è più equilibrato e rende conto anche dello scambio di cortesie che c’’è stato fra i leader sindacali da una parte e taluni esponenti del PD e del governo dall’’altra: Susanna Camusso, citando Sergio Marchionne, ha dichiarato che al governo Renzi ce l’’hanno messo i poteri forti; per tutta risposta, l’’on. Picierno l’’ha accusata di aver ottenuto la segreteria generale della CGIL grazie a tessere false, e di aver riempito la piazza con autobus “pagati”.

Intanto Maurizio Landini, leader degli operai manganellati, senza tanti complimenti, dopo essersi preso anche lui qualche manganellata, è sbottato: «Dica una parola il presidente del Consiglio, invece di fare slogan del ca**o. Questo Paese esiste perché c’è gente che paga le tasse. Altro che palle, Leopolde e ca**ate varie. Basta slogan, hanno rotto le scatole. Che diano l’ordine di colpire chi c’è da colpire: in un Paese di ladri, di corruzione, se la vengono a prendere con noi».

Sarà che ho il vizio inguaribile di stare sempre dalla parte del più debole e dei perdenti, ma mi riesce difficile – parolacce a parte, ma quando ce vo’ ce vo’ – trovare qualcosa di sbagliato nelle parole di Landini; e sento un gran bisogno di esprimere solidarietà a quegli operai. Solidarietà e affetto.

In una Repubblica che, al primo articolo della sua Costituzione si dichiara fondata sul lavoro, il lavoro sembra ormai squalificato al livello di una qualunque merce: ciò che conta è pagarlo il meno possibile. E un partito che ha pur sempre radici nella Sinistra, il più importante dell’’attuale governo, non sa far di meglio, attraverso il suo organo ufficiale, che puntare l’’indice contro chi il lavoro, nonostante tutto, cerca ancora di difenderlo.

Mi chiedo quanto tempo passerà prima che, fra tripudi, proiezioni, strette di mano e sorrisi, ad una nuova riunione della Leopolda quel partito cambierà nome e assumerà quello che, allo stato dei fatti, sembra essere più confacente alla sua natura: Partito Liberista Italiano.

Giuseppe Riccardo Festa

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