Il comparto agrumicolo della Sibaritide urge di misure concrete, che possano dare fiato a un settore sempre più in crisi.

La mossa di alcuni produttori agrumicoli della Piana di Sibari, di favorire un processo di aggregazione, allo scopo di salvaguardare e valorizzare la produzione locale, non può che far piacere, in un momento in cui è prevalente lo “sfrenato individualismo” imprenditoriale. Perciò, riconoscendo all’iniziativa un rilevante merito, tanti altri imprenditori locali, afferenti ad altrettante filiere produttive e di servizi, dovrebbero riflettere su mutuare il progetto con le opportune personalizzazioni di comparto. Nel caso dei titolari di aziende agricole, tra Corigliano e Rossano, gli stessi hanno pensato di recente di muovere i primi passi nella direzione del sano confronto tra di essi. Al punto, che stanno considerando concretamente di realizzare un sodalizio, si vedrà in seguito se in forma associativa o di consorzio o di rete d’impresa, in modo che la loro esperienza, che si tramanda da generazione in generazione, diventi patrimonio comune a servizio, non solo delle loro realtà imprenditoriali ma, più in generale, dell’intero territorio. Bene. Mettere a fattore comune alcuni aspetti della produzione, come anche le criticità attuali che si vivono sul territorio, o meglio rafforzare le singole azioni di penetrazioni sul mercato, serve per la crescita dell’economia locale. Il comparto agrumicolo della Sibaritide urge di misure concrete, che possano dare fiato a un settore sempre più in crisi. Pertanto, l’unione fa la forza, senza che la divisione tra i produttori, possa fare d’altronde l’interesse di altri. Tra le varie proposte, utili al settore, c’è quella di creare meccanismi di pagamento anticipato dei prodotti esportati nelle grandi città italiane, al fine di ovviare ai persistenti, cronici ritardi nei pagamenti che mettono a rischio i bilanci delle aziende. Inoltre, riuscire a organizzare un’unica voce dei produttori, permette, peraltro, di pensare a possibili linee strategiche comuni di conquista di nuovi mercati, a partire dalla grande distribuzione italiana ed estera. Da qui, la possibile intesa per realizzare una promozione unica del qualificato prodotto, ad esempio, nei mercatini dell’agroalimentare italiani, attraverso anche campagne mirate di conoscenza dei prodotti. Non dimentichiamo che le clementine di Calabria (IGP), prodotte nella Piana di Sibari, hanno qualità organolettiche, che le rendono uniche, facilmente distinguibili dalle clementine d’importazione. Un mix di qualità del terreno, tecniche di coltura, clima e tracciabilità, rendono la piana di Sibari un’area ideale e una zona di produzione d’eccellenza di questa pianta. In questo tentativo, o in tanti come questo, fondamentale è il ruolo delle Associazioni datoriali e degli enti comunali. Dopo che gli imprenditori hanno definito alcune delle buone regole di convivenza e gli obiettivi da perseguire, le stesse amministrazioni comunali, devono sapere promozionare tali forme di unioni facendone un proprio punto di forza. Insomma, fare rete, conviene. Quando le piccole imprese, decidono di favorire forme di aggregazione, la loro competitività aumenta, e sono in grado di affrontare meglio le sfide del mercato. Nicola Campoli

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