■Antonio Loiacono
L’autunno del 2025 non ha portato solo piogge e fulmini sulla costa ionica cosentina. Nei municipi, il brusio è iniziato presto: sguardi preoccupati tra i corridoi, telefonate incerte, documenti richiesti con urgenza.
Poi, a fine settembre, la conferma: Sogei aveva trasmesso al Ministero dell’Interno l’elenco dei Comuni che non avevano completato le certificazioni relative agli obiettivi nazionali sui servizi essenziali.
Da quel momento, la macchina dei commissariamenti ha cominciato a muoversi con la precisione di un ingranaggio già scritto nella legge. E qualche settimana più tardi, il Decreto 5 novembre 2025 — emanato dalla Direzione Centrale per la Finanza Locale — ha aggiunto un ulteriore tassello: un provvedimento dedicato ai trasferimenti agli enti locali, che definisce in modo puntuale come dovranno essere gestite, integrate o riassegnate le risorse nei Comuni sotto verifica.
È stato il segnale che la fase di controllo stava entrando nel vivo.
Quando Sogei comunica gli enti in ritardo, il Ministero dell’Interno ha quarantacinque giorni per agire: nominare un commissario, scelto dal prefetto, che dovrà rimettere in ordine gli adempimenti mancanti. Un ruolo gratuito, ma decisivo.
È esattamente ciò che sta per accadere lungo il Basso Ionio: Calopezzati, Caloveto, Cariati, Mandatoriccio, Pietrapaola, Paludi, Cropalati, Longobucco, Corigliano-Rossano, Crosia, Terravecchia, Scala Coeli.
Campana e Bocchigliero, almeno per ora, restano fuori dalla lista: due isole provvisorie in un mare di amministrazioni in difficoltà.
Il Decreto 5 novembre 2025, nel frattempo, stabilisce come i trasferimenti statali dovranno essere monitorati e utilizzati negli enti commissariati: un quadro finanziario più rigido che mira a evitare ulteriori ritardi e che rafforza i poteri del commissario nella gestione delle risorse.
La normativa prevede anche un secondo livello di controllo:
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entro il 2027 devono essere potenziati i servizi per la prima infanzia e il trasporto degli studenti con disabilità;
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entro il 2030 devono essere rafforzati i servizi sociali comunali.
Se questi obiettivi non verranno raggiunti, scatterà un nuovo commissariamento, ancora più stringente.
Il decreto di novembre si inserisce in questo scenario: definisce i trasferimenti, regola i flussi finanziari e impedisce che eventuali fondi residui vengano dispersi anziché utilizzati per colmare ritardi strutturali.
La Calabria si conferma la regione più colpita: quasi l’80% dei Comuni sarà commissariato per ritardi o obiettivi mancati e tra questi figurano anche realtà urbane come Catanzaro, Cosenza, e Lamezia Terme.: un territorio in affanno!
Nella prima fase, la legge assegna ai sindaci stessi il ruolo di commissari: dovranno presentare un cronoprogramma di recupero entro sessanta giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Se non riusciranno, arriverà un commissario prefettizio.
Il decreto del 5 novembre chiarisce inoltre come dovranno essere gestite le risorse durante il periodo di commissariamento, rafforzando la supervisione statale sui flussi finanziari e sulle rendicontazioni.
In una nota ufficiale, il Ministero ha spiegato che il commissariamento scatterà anche per somme irrisorie o difficili da impiegare per mancanza di strutture o domanda.
È una regola che colpisce soprattutto i piccoli paesi: segreterie ridotte, personale al minimo, archivi analogici, difficoltà quotidiane che trasformano un semplice adempimento in una montagna insormontabile.
Il decreto sulla finanza locale non ammorbidisce l’impianto; anzi: richiama a un uso puntuale, verificabile, in alcuni casi immediato delle risorse residue.
Eppure, la fotografia nazionale non è negativa.
Nei primi tre anni di attuazione degli obiettivi, i Comuni italiani hanno rendicontato l’86,24% dei fondi assegnati: oltre un miliardo di euro.
Solo l’11,6% delle risorse è legato ad obiettivi mancati, e un ulteriore 2,1% attende ancora la rendicontazione.
La Corte costituzionale, con una sentenza del 2023, ha stabilito che le risorse non spese non devono tornare allo Stato: restano ai Comuni, che possono utilizzarle per recuperare i ritardi. Il decreto del 5 novembre recepisce questo principio, incastonandolo nella cornice dei trasferimenti 2025.
ANCI e IFEL, nel frattempo, spingono per semplificare le procedure: un emendamento è al vaglio del Senato, mentre guide operative e assistenza a sportello cercano di aiutare soprattutto i piccoli municipi.
La Legge di Bilancio 2024 ha introdotto una svolta: non più restituzione dei fondi, ma commissariamento.
Il nuovo schema — confermato e regolato anche dal decreto del 5 novembre — mette al centro l’obiettivo finale: garantire i servizi, non chiudere i bilanci.
Chi non raggiunge i target avrà un commissario; chi non ha utenti potenziali potrà certificare l’assenza di domanda; chi ha ritardi potrà usare le risorse ancora disponibili.
Nei municipi dove spesso il silenzio pesa più delle parole, la Calabria entra in un tempo nuovo: quello della sorveglianza costante, dei cronoprogrammi, dei commissari che cercano di ricomporre ciò che negli anni si è sfilacciato.
Il decreto del 5 novembre non è solo un atto amministrativo: è la cornice di una sfida più ampia, che riguarda la capacità stessa dei territori di reggere il passo della normativa nazionale.
Eppure, tra faldoni ingialliti e scrivanie illuminate da neon tremolanti, c’è ancora spazio per un tentativo: rimettere in equilibrio una regione che non vuole arrendersi alla propria fragilità.
La strada sarà lunga, forse faticosa.
Ma è da qui — da questa epoca di commissariamenti e verifiche — che passa il futuro dei servizi essenziali nelle comunità più esposte del Paese.
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