DOVE L’ITALIA SI FERMA: IL PROGRESSO DEL NORD E LA LUNGA ATTESA DELLA CALABRIA

La nuova indagine sulla qualità della vita ridisegna il Paese: conferme, sorprese e un divario che continua a pulsare sotto la superficie.

Antonio Loiacono

All’alba, Milano non si limita a svegliarsi: ricomincia il suo racconto. Le luci dei tram rimbalzano sui marciapiedi umidi, i cantieri riprendono il respiro, i bar scaldano l’aria di profumo e rumori. È in questo ritmo instancabile che la città ritrova, per il secondo anno consecutivo, il vertice della qualità della vita in Italia. Una leadership che non nasce dal caso ma da una somma complessa di servizi, ricchezza, infrastrutture e un’energia produttiva che raramente rallenta.

La nuova edizione del report realizzato da ItaliaOggi e Ital Communications, insieme alla Sapienza di Roma, fotografa così un Paese che corre a velocità diverse, e lo fa con lo sguardo di chi osserva ventisette anni di mappe che cambiano e si ripetono.

Dietro Milano, quasi in scia, si mantengono Bolzano e Bologna: la prima solida come una certezza alpina, la seconda in lieve ascesa, spinta da una crescita che sembra essersi fatta costanza. Monza e Brianza, invece, cedono terreno, mentre sulla costa adriatica Rimini sorprende: venti posizioni scalate in un anno e un ingresso deciso nella parte alta della classifica. Anche Ascoli Piceno compie un balzo inatteso, infilando il quindicesimo posto come chi, dopo una lunga corsa in salita, intravede finalmente la vetta.

Sul fronte opposto dello stivale, nella zona in cui le graduatorie spesso rimangono immutate, il fondo resta amaro: Caltanissetta chiude la lista, preceduta da Crotone, che perde ulteriore quota, e da Reggio Calabria, che si muove di un solo passo, ma ancora troppo breve per cambiare scenario. Catanzaro scivola leggermente, Cosenza guadagna dieci posizioni ma resta intrappolata in un miglioramento a macchia di leopardo, più reazione che trasformazione. Vibo Valentia avanza di poco, senza riuscire a sottrarsi alla categoria dei territori più vulnerabili del Sud.

Il report costruisce il suo giudizio su nove dimensioni: dal lavoro all’ambiente, dalla formazione alla salute, passando per sicurezza, ricchezza, turismo e cultura. Uno spettro ampio, che cerca di restituire non solo il benessere economico, ma la qualità complessiva dell’essere cittadini in un territorio.

«Le grandi città del Centro-Nord mostrano una capacità straordinaria di adattarsi alle crisi degli ultimi anni», osserva Marino Longoni, condirettore di ItaliaOggi, mentre commenta i dati. «Il problema è che, mentre alcune realtà resistono e si reinventano, il divario con il Sud continua ad allargarsi. La sofferenza sociale è evidente, strutturale.» Milano, aggiunge Longoni, resta in testa nonostante un indice di sicurezza molto negativo: «La sua forza sta nella capacità di compensare, di trovare equilibrio altrove.»

Una leadership, dunque, che non è priva di contraddizioni, ma che racconta una città capace di scommettere continuamente su se stessa.

Guardando la mappa che il report disegna, l’Italia sembra un corpo con muscoli allenati e arti stanchi, una geografia di accelerazioni e rallentamenti che convive in un’unica figura. Le classifiche cambiano, sì, ma la distanza resta: una cicatrice che attraversa il Paese e che nessun indicatore, da solo, potrà mai ricucire.

Eppure, tra le prime luci milanesi e le strade fragili del Sud, c’è un filo comune: la volontà, spesso silenziosa, di trovare un posto in cui vivere un po’ meglio. È forse in quella tensione – ostinata, imperfetta, umana – che si nasconde la vera qualità della vita.

 

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