I rifiuti in strada:la strategia vincente di chi vuol lucrare sulla salute e sulle tasche dei cittadini

Il rifiuto non è un “accidente casuale” bensì il risultato di una precisa scelta di come produrre e commercializzare le merci. La produzione italiana di circa 140 milioni tonnellate di rifiuti fra urbani, industriali, agricoli, ecc. rappresenta il passaggio ad uno stato di inutilità di enormi quantità di materiali che hanno richiesto risorse naturali ed energia per la loro produzione, molta più energia di quanta se ne possa ricavare bruciandoli. Si tratta di un difetto, di un macroscopico spreco che la nostra economia non può più e non deve più permettersi, e che andrebbe corretto riducendone al minimo le dimensioni e non esaltato addirittura incentivando chi con soluzioni impiantistiche complesse, come fa l’industria dell’incenerimento, vi costruisce sopra un profitto pagato dai cittadini. I rifiuti sono il frutto di una economia consumista che ritiene di poter lucrare anche sui danni che essa stessa produce, come faceva ilvetraio, del famoso film di Charlie Chaplin “Il Monello”, che si faceva precedere da un ragazzo che spaccava i vetri con la fionda, ricompensandolo con qualche centesimo. Questa economia consumista, che non produce ma distrugge ricchezza e potenzialità, che uccide l’ambiente e il futuro, che inquina non solo l’aria e l’acqua ma anche le menti, domina e devasta il nostro paese e il resto del mondo, ci convince che l’acqua che staziona per settimane e mesi in bottiglie di plastica tutt’altro che innocue, sia migliore di quella che esce dalle reti idriche delle nostre città. Nel 2011 sono state vendute in Italia sei miliardi di bottiglie d’acqua in plastica, facendo del nostro paese il secondo consumatore mondiale di acqua imbottigliata. Così finiscono nei rifiuti 240.000 tonnellate di plastica; se mettessimo in fila una sull’altra tutte queste bottiglie, coprirebbero una distanza di 2.100.000 km, circa cinque volte e mezzo la distanza Terra-Luna. La capillare propaganda consumista ci convince anche che la frutta sigillata in vaschette ed involucri di plastica, che il cibo già suddiviso in mini porzioni rigorosamente impacchettate in materiali poco salubri come polietilene ed alluminio siano più igienici e più pratici, ed infine, che le migliaia di tonnellate di questi inutili packaging possano scomparire in modo miracoloso in impianti tecnologici, e che tutto ciò possa essere fatto con grande beneficio per tutti. La verità è esattamente l’opposto. Bruciare 1 kg di plastica consente di utilizzare solo il 5-6% dell’energia che è servita a produrlo; pertanto sarebbe molto più vantaggioso riciclare questo materiale piuttosto che incenerirlo. In questo modo questa economia del danno produce profitti sia vendendo cose inutili come l’ “over packaging”, sia distruggendo queste stesse cose in impianti finanziati ed incentivati con i soldi dei cittadini: dopo il danno anche la beffa. E così si fa in modo che i rifiuti improvvisamente rimangano in strada, come in questi giorni a Rossano, (ndr – ed in tutto il comprensorio) in modo che questi impianti distruttori di ricchezza e di salute siano accolti come una salvezza. Come evitare questa macroscopica dissipazione di denaro e salute?Vediamo quali sono i provvedimenti che dovrebbero attuare i pubblici amministratori e i cittadini. Innanzi tutto le amministrazioni pubbliche dovrebbero operare scelte a vantaggio dei cittadini che pagano il costo di smaltimento e non delle imprese che lucrano su questo costo. Avviare subito raccolte porta a porta cominciando con il separare accuratamente gli scarti alimentari (il rifiuto organico) eliminerebbe un problema igienico sanitario e faciliterebbe il riciclaggio degli altri materiali. Contemporaneamente dovrebbero realizzarsi gliimpianti di biodigestione e compostaggio per ricavare da questi materiali organici biogas ed humus di alta qualità, più che mai necessario per recuperare la qualità di terreni sempre più poveri e soggetti ad erosione. Il 33% del territorio italiano è soggetto a processi aridificazione, particolarmente nelle regioni meridionali, e noi ci permettiamo il lusso di gettare in discarica proprio quei materiali che servirebbero a fermare questo processo che va verso la desertificazione. Il problema rifiuti deve essere prioritariamente affrontato in un’ottica di prevenzione, attraverso politiche e azioni volte alla loro riduzione; occorre far sì che il rifiuto stesso torni a essere una risorsa riutilizzabile attraverso il riciclaggio e il recuperodi materia. Si tratta della strategia delle “4R” (Ridurre, Riutilizzare, Riparare, Riciclare), unica capace di traghettarci verso una società a “RIFIUTI ZERO”! Ma proprio sulla voce “prevenzione” siamo noi cittadini che possiamo spesso fare la differenza, ad esempio scegliendo quei prodotti con meno imballaggi, magari acquistando i prodotti alla spina o sfusi. Già abbiamo parlato delle bottiglie d’acqua oggi tanto di moda: bisognerebbe preferire l’acqua del rubinetto perché mediamente migliore e più controllata di quella in bottiglia, prodotti in plastica usa e getta non essendo biodegradabili si stanno accumulando nell’ambiente, soprattutto marino, con effetti gravissimi sugli ecosistemi, un motivo in più per evitarne l’uso. Per quanto riguarda la carta, in una ricerca CNR-CERIS si stima che ogni anno in Italia vengono consumati circa 240 miliardi di fogli A4 (pari a circa 1,2 milioni di tonnellate) che comportano l’emissione di circa 4 milioni di tonnellate di CO2. Questi numeri fanno capire come sia importante puntare sempre più sull’uso di documenti in formato elettronico rispetto a quelli cartacei. Nessuno peraltro pensa che ogni foglio A4 incorpora (nel suo ciclo di prodotto) ben 10 litri d’acqua. Per i rifiuti di cui non è ancora possibile evitare la produzione o che non possono essere riutilizzati tal quali la strada da seguire è quella della raccolta differenziata porta a porta finalizzata al recupero di materia che presenta benefici ambientali assai superiori al cosiddetto recupero energetico. L’uso di una tonnellata di PET (una delle plastiche maggiormente impiegate) ottenuta a partire da materia riciclata permette di evitare mediamente l’emissione di 1,78 tonnellate di CO2. Il risparmio energetico medio conseguibile usando una tonnellata di alluminio riciclato, in sostituzione di una di materia vergine, è pari a circa 181.117 MJ con una riduzione media di 11.912 kg CO2/t , cioè ogni tonnellata di alluminio riciclata consente di evitare l’emissione di circa di 11,9 tonnellate di CO2. L’impiego di 1 tonnellata di carta riciclata evita l’emissione in atmosfera di oltre 1,2 tonnellate di CO2. Concludiamo con alcuni consigli che ognuno, con un po’ di buona volontà, può mettere in pratica nel suo interesse, con un vantaggio per tutti ed anche per l’ambiente. – Evita i prodotti usa e getta, ad iniziare da quelli non biodegradabili. – Porta la sporta riutilizzabile in sostituzione degli shopper “usa e getta”. – Bevi l’acqua del rubinetto invece di quella in bottiglia. – Scegli i prodotti alimentari sfusi al posto di quelli già confezionati. – Usa le bevande alla spina. – Ricorri ai detersivi alla spina e concentrati. – Privilegia i documenti in formato elettronico evitando di sprecare carta. – Preferisci prodotti di qualità fatti per durare nel tempo e che siano più facilmente riparabili. – Fai le raccolte differenziate di tutte le frazioni riciclabili. – Separa i rifiuti organici e se hai un giardino fai l’autocompostaggio. – Ricorda che le lampade fluorescenti compatte, così come tutti gli altri rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), vanno raccolte separatamente. – Non gettare pile e accumulatori insieme agli altri rifiuti. – Se hai dubbi su dove gettare alcuni rifiuti chiedi agli uffici preposti del tuo Comune o direttamente alla Società di gestione dei rifiuti. – Fare alcuni cibi in casa contribuisce molto a non produrre rifiuti: pane, pasta, yogurt, marmellate, passate, gnocchi, purè. Certo, ci vuole tempo, ma neanche molto se ci si organizza e si producono in quantità conservandoli in freezer (gnocchi o pasta) o in barattoli di vetro (riutilizzabili successivamente). Se si realizzasse quanto qui detto ci accorgeremmo che l’obiettivorifiuti zero non è un’utopia: la natura lo ha già realizzato da sempre tendendo ad evolvere verso soluzioni in cui il flusso di materia ed energia che entra in un ecosistema vi resti il più a lungo possibile producendo il massimo di effetti desiderati, restituendolo poi in condizioni tali da essere sfruttato ancora da altri organismi. Noi invece, insieme ai rifiuti, gettiamo ogni giorno nel secchio la nostra salute, i nostri soldi e il futuro dei nostri figli.

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