Finalmente è tornato il TG Leonardo!

Cortesi (non a caso trasmettono da Torino), garbatamente ironici, impeccabili nell’abbigliamento e nel linguaggio, dal lunedì al venerdì, dopo il TG3, intorno alle 14:45, i redattori del TG Leonardo sono tornati per il venticinquesimo anno a proporre in modo piano ed elegante servizi su argomenti scientifici che vanno dall’astronomia alla medicina, dalla biologia alla chimica, dall’ecologia alla sociologia alla fisica e alla matematica, per renderli comprensibili e soprattutto interessanti  perfino a zucconi che per queste discipline sono altrimenti negati.

I redattori del TG Leonardo sono l’esempio più virtuoso di cosa vuol dire “servizio pubblico”. Se le altre testate RAI possono essere sospettate di più o meno conclamate simpatie politiche, loro no: in un quarto d’ora, ogni giorno, loro raccontano l’obiettività della conoscenza scientifica e lo fanno senza assumere atteggiamenti professorali, senza ombra di saccenza e anzi in modo che più piano e più cordiale non si può.

È, miei cari ventiquattro lettori, il mio TG preferito. Un TG in cui nessuno urla, nessuno commette clamorosi errori di sintassi o di grammatica, nessuno rilascia dichiarazioni tendenziose o allusive, nessuno pretende di avere la verità in tasca. Spesso, a quest’ultimo proposito, il redattore di turno, che sia Silvia Rosa-Brusin, Daniele Cerrato, Claudia Pregno, Battista Gardoncini o uno qualunque dei loro colleghi, nell’annunciare un servizio usa anzi le parole “Secondo gli studi più recenti…”, il che implica che altri futuri studi potranno rettificare o addirittura smentire i risultati di quelli attuali: diversamente dai politici, che amano imporre punti di vista per definizione settari, gli scienziati propongono informazioni ragionate e comunque mai condite di arroganza.

È perciò con una certa qual insofferenza che accolgo, in apertura del TG Leonardo, il frequente annuncio che “la trasmissione sarà più breve per dare spazio a una diretta parlamentare”: che gli costa, ai parlamentari, spostare di dieci minuti in avanti le loro noiosissime dirette, quei question time di cui non interessa niente a nessuno, per giunta celebrati in un’aula semideserta e consumati con l’entusiasmo di una liturgia del venerdì santo dagli stessi loro protagonisti? E poi, non ci sono delle reti dedicate apposta al Parlamento? Chi ha voglia di sentire il sottosegretario Pacchettini del Ministero degli Imballaggi che risponde al deputato Sciosciammocca in merito a qualche astrusa norma di cui lui solo conosce l’esistenza, e che tanto poi si dichiarerà comunque insoddisfatto della risposta (il deputato Sciosciammocca deve pur legittimare la propria esistenza), non ha che da sintonizzarsi su quei canali.

Se un bel giorno sentissi il vicepresidente di turno della Camera o del Senato che dice: “Onorevoli colleghi, questo question time sarà più breve per non scocciare l’anima alla redazione ed agli spettatori di TG Leonardo”, la mia simpatia verso quel vicepresidente, fosse pure Di Maio o Calderoli, subirebbe di sicuro una bella impennata.

Vabbè, non esageriamo. Era solo un esempio iperbolico.

Giuseppe Riccardo Festa

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