FERETRI SOTTO CASA, IL PALAZZO LA PIETRA CHIEDE LO STOP IMMEDIATO!

Diffida al Comune di Corigliano-Rossano: i condomini del Condominio Palazzo La Pietra chiedono la sospensione immediata dell’iter autorizzativo per la sala del commiato prevista in via Galeno

Condomini "in agitazione"!

Antonio Loiacono

Un portone condominiale che potrebbe trasformarsi nell’ingresso di una casa funeraria. È attorno a questo scenario che si è acceso lo scontro tra i residenti del Condominio Palazzo La Pietra e il Comune di Corigliano-Rossano.

I condomini parlano di “grave turbamento psicologico”, problemi igienico-sanitari e criticità viabilistiche. Per questo hanno formalmente diffidato l’amministrazione comunale chiedendo la sospensione immediata di qualsiasi autorizzazione relativa all’apertura di una sala del commiato nei locali di via Galeno 27.

La vicenda emerge in una delle aree residenziali più densamente abitate della città, dove il progetto di conversione di un locale commerciale in casa funeraria ha improvvisamente incrinato gli equilibri del quartiere.

Secondo quanto riportato nella diffida protocollata il 26 maggio 2026, i locali interessati — oggi adibiti a bar e ristorazione — si trovano al piano terra del complesso condominiale e condividono l’accesso con la corte comune dell’edificio.

Un elemento che, secondo i residenti, renderebbe incompatibile la futura attività con la natura abitativa del contesto urbano.

La richiesta è stata indirizzata allo Sportello Unico Attività Produttive (SUAP), all’Ufficio Urbanistica e Igiene del Comune e, per conoscenza, all’ASP di Cosenza – Dipartimento di Prevenzione e Igiene Pubblica.

A firmare il documento sono i condomini del Palazzo La Pietra, rappresentati dall’amministratore pro-tempore Luigi Salvato. Nel testo si chiede “la sospensione immediata in autotutela di qualsiasi procedimento amministrativo” legato all’apertura della struttura funeraria, comprese eventuali SCIA, DIA, permessi edilizi o autorizzazioni sanitarie.

Nel documento i residenti sostengono che l’attività comporterebbe “un via vai continuo di feretri e mezzi di trasporto funebre”, oltre a possibili impatti sulla quiete pubblica, sulla salubrità degli ambienti e sulla viabilità della zona.

Particolarmente contestata sarebbe l’assenza di adeguate aree di sosta e spazi di manovra per i carri funebri. I condomini ritengono inoltre che la presenza di una sala del commiato all’interno di un edificio abitato possa incidere negativamente sul decoro e sulla serenità quotidiana dei residenti, richiamando l’articolo 844 del Codice Civile in materia di immissioni.

La diffida richiama infine due precedenti richieste di accesso agli atti — protocolli n. 53300 del 7 maggio 2026 e n. 60758 del 22 maggio 2026 — presentate per verificare la conformità urbanistica e sanitaria del progetto.

Nel testo inviato agli enti competenti, i condomini definiscono la possibile apertura della struttura “lesiva del diritto alla salubrità e alla quiete dei residenti”.

L’amministratore Luigi Salvato, nella qualità di rappresentante pro-tempore del condominio, ha formalizzato la richiesta di sospensione in autotutela “al fine di poter tutelare i propri diritti”.

I residenti avvertono inoltre che, in caso di prosecuzione dell’iter autorizzativo, si riservano “irrevocabilmente di adire le vie legali presso il TAR competente” e di presentare eventuali denunce alle autorità preposte.

Al momento non risultano dichiarazioni pubbliche del proprietario dei locali né del Comune di Corigliano-Rossano sull’effettivo stato autorizzativo del progetto.

Il caso riporta al centro una questione sempre più frequente nelle città italiane: il difficile equilibrio tra libertà d’impresa, pianificazione urbanistica e tutela della qualità della vita nei contesti condominiali.

Le case funerarie, regolamentate dalle normative regionali e sanitarie, negli ultimi anni hanno progressivamente sostituito il tradizionale modello delle camere ardenti ospedaliere. Tuttavia, la loro collocazione in aree residenziali continua spesso a generare conflitti sociali e ricorsi amministrativi.

Nel caso di via Galeno, il nodo centrale sembra essere la compatibilità tra funzione funeraria e struttura condominiale. I residenti pongono l’accento non soltanto sugli aspetti logistici, ma anche sull’impatto emotivo e psicologico derivante dalla presenza costante di feretri e cortei funebri all’interno di uno spazio condiviso.

La vicenda potrebbe aprire un confronto più ampio sull’assenza di una pianificazione specifica per questo tipo di attività nei quartieri residenziali della città, soprattutto in aree già caratterizzate da criticità viabilistiche e carenza di spazi pubblici.

Dietro la diffida dei condomini non c’è soltanto una contestazione burocratica. C’è il timore che un luogo pensato per la quotidianità delle famiglie possa cambiare identità in modo irreversibile.

Ora la decisione passa agli uffici comunali. E il confine tra diritto imprenditoriale e diritto alla serenità abitativa rischia di diventare terreno di uno scontro destinato a lasciare traccia.

 

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