ELEZIONI TEDESCHE: IL GIORNO DOPO MERKEL. (Anche per tanti cariatesi)

Germania, il giorno dopo. Ovviamente dopo “l’era Merkel”, un “regno” lungo ben 16 anni quello della allora pupilla di Helmut Kohl. La “ragazza”, come era solito chiamarla lui. La scienziata venuta dall’est, al di là del muro, dalla ex Ddr.

E’ un “dopo”, quello in Germania, non soltanto interessante per i tanti cariatesi che, come noto, in Germania vivono in un numero forse addirittura superiore rispetto alla stessa Cariati, quasi una seconda terra per loro, ma ovviamente per tutto il pianeta e per leggere scenari futuri in Europa e non solo.

Le proiezioni ufficiali ci dicono molto in tal senso, infatti viene alla luce qualcosa di particolarmente importante dando un’ occhiata ai deludenti risultati delle ali estreme, anche rispetto a quelli dei prossimi partiti di governo. Decisamente si arresta la tanto ventilata e temuta “onda nera” di Alternative, col suo 10% circa, ma addirittura rischia di non entrare nel Bundestag la sinistra di Die Linke, ridotta a un misero 4,9%. Per tutti gli altri si registra il buon risultato della SPD, niente di trascendentale intendiamoci, ma il 25,7%  bastera’ a formare un governo prima di Natale a guida probabilmente socialdemocratica. CDU/CSU invece registrano, col 24%, il peggior risultato della loro storia. Meno bene, almeno rispetto ai sondaggi dei mesi scorsi, i verdi, col 14,8% circa anziche’ il 17. Non male i liberali che, a destra, vincono il derby con Alternative, oggi ormai una formazione di estrema destra, ma con ideali liberali in origine.

Per quale motivo é così importante a livello strategico e geopolitico registrare i brutti risultati delle formazioni estreme ? E’ presto detto: perché questo ci svela tanto, forse tutto, riguardo la effettiva volontà dei tedeschi e del resto degli europei: tutti anelano lo status quo. Non esiste né in Europa né in Germania una tendenza a voler abbandonare la comoda e rassicurante Unione Europea, col suo stato sociale, il migliore al mondo, il suo benessere, il suo stile di vita unico. Quindi le chiacchiere su sovranismo, un’ Europa da mandare al macero quasi fosse zavorra e altre sciocchezze simili, alla prova della realta’, della logica, dei fatti e infine dei risultati appaiono fandonie e in quanto tali vengono puntualmente smentite. Gli eventi ci evidenziano, piuttosto chiaramente, che persino l’ elettorato tedesco, ovvero la collettività che, in definitiva, si accolla e si accollerá i debiti e i costi del recovery fund a favore di altri stati europei quasi falliti, tra i quali l’Italia, é sostanzialmente d’accordo non soltanto nel rimanere la “mammella d’Europa”, che allatta a suon di euro i paesi piu’ poveri e indebitati dell’ Unione europea, ma soprattutto a non tornare alla temuta austerità. Una previsione che parecchi quotidiani azzardano. Inoltre gli Stati Uniti saranno ancora il paese guida e egemone perfino per la potente (economicamente) e industrializzata Germania. Sono gli stessi cittadini ed elettori tedeschi a volerlo e questo perche’ consci, consapevolmente o meno, che spesso si vive meglio come provincia di un impero che col peso imperiale addosso. Insomma, da questo voto che quasi certamente vedrà nascere un governo prima di Natale, si evince come i cittadini tedeschi anche se, per il bene della loro industria e dell’economia nazionale, sono costretti a rifornire di miliardi i paesi dell’Unione, per esempio salvando l’Italia dal fallimento, per un interesse verso il centro nord e la sua industria, parte importante della catena di valore tedesca, sono favorevoli e restare cio’ che tutti siamo da decenni: satelliti a stelle e strisce. Per tutto il tempo che sara’ possibile.

Non é dunque un caso se non vincono né la  la Linke né la tanto reclamizzata Alternative. Anzi, accade esattamente il contrario: perdono piuttosto malamente risultando marginali. Succede perche’ essere la provincia di un impero altrui, far parte di una sfera di influenza (USA), ha i suoi privilegi e alcune comodita’ che nel mondo reale e nella vita di tutti i giorni nessuna chiacchiera propagandista su un imprecisato e vago orgoglio nazionale, sovranita’ o un imperialismo, che per inciso manco esiste da decenni , potrà scalfire.

Altrimenti i cittadini tedeschi domenica avrebbero scelto gli estremi: Linke oppure la tanto temuta Alternative, non fosse altro per protesta. E invece no, hanno preferito di gran lunga continuare con un “usato sicuro” da quasi 80 anni: rimanere sotto l’ ala protettiva dell’impero statunitense, anche se questo vuol dire continuare da un lato a foraggiare i paesi dell’ Unione Europea messi peggio e dall’altro avere il proprio territorio disseminato di basi militari statunitensi. Paesi come l’Italia, infatti, sono troppo utili alla filiera industriale tedesca e quindi al benessere sul Reno e dintorni, per questo si vuol continuare ad essere parte fondamentale economicamente e non strategicamente (non a caso gli apparati statali tedeschi, come quelli del resto d’Europa, sono stati formati e modellati dagli Stati Uniti dopo la II guerra mondiale), del continente piu’ importante del globo e della storia umana: l’Europa.

Ebbene sì, tutto questo ci dicono le elezioni tedesche, alle quali tanti cariatesi avranno sicuramente partecipato: i tedeschi intendono restare e sentirsi i leader economici dell’ Europa, ma dentro una guida strategica a stelle e strisce. E’ così da oltre 70 anni e presumibilmente lo sarà ancora a lungo. Una notizia, in fondo, rassicurante.

MARCO TOCCAFONDI BARNI

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