I politici invocano spesso negli ultimi anni, in senso generale, che il servizio che loro rendono al Paese, sia sempre più caratterizzato da semplicità e limitato nel tempo. Purtroppo, quando vengono al dunque, e li riguarda in prima persona, i loro buoni auspici si disperdono nellaria. Al punto, peraltro, di battere i piedi a difesa delle loro esperienze politiche passate. In effetti, il famoso Lei non sa chi sono io: è sempre più abusato a tutti i livelli. Lultimo episodio in ordine di tempo, riguarda la mancata attribuzione del titolo di Onorevole a Marilina Intrieri, ex deputato dell’Ulivo nel corso della brevissima legislatura 2006-2008, e attuale Garante per l’infanzia della Regione Calabria. Le cronache raccontano che la stessa ha rispedito al mittente, in questi primi giorni di settembre, i documenti che il funzionario della Prefettura di Crotone le aveva inviato, allo scopo di autorizzarla a visitare il Cara – Centro accoglienza e richiedenti asilo – di Isola Capo Rizzuto. Lex Onorevole ha manifestato il suo disappunto, indirizzando una nota al Prefetto, quando ha visto che il pass mandato dall’ufficio governativo si limitava a definirla semplicemente dottoressa, quasi fosse una deminutio. E andata su tutte le furie. Addirittura, per reazione ha bloccato la procedura che avrebbe dovuto portarla a ispezionare la struttura che ospita bambini immigrati, cioè a svolgere il ruolo per il quale è stata nominata dal Presidente del Consiglio regionale. Bisogna, però, dare a Cesare quello che è di Cesare. Senza alcun dubbio il titolo di Onorevole, resta anche quando non si riveste più l’incarico di parlamentare. E scritto nei regolamenti del Parlamento italiano. Dispiace, però, che la qualcosa sia diventata di dominio pubblico, e che nel frattempo forse lex Onorevole avrebbe potuto lo stesso dare corso allispezione. Il buon senso, a conti fatti, avrebbe dovuto prendere il sopravvento. Mai come in questo momento, infatti, è particolarmente consono ricordare un libro Onorevole sarà lei, il cui autore è un rappresentante dell’Assemblea regionale della Calabria, il Consigliere Mimmo Talarico, che racconta come nella Regione della punta dello stivale ancora imperi un antico retaggio spagnolesco nell’attribuzione di titoli in realtà non riconosciuti.
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