DA GUERNICA A PIETRAPAOLA, QUANDO UN MURO PARLA DI PACE!

Nel plesso scolastico di Pietrapaola inaugurato il Murale della Pace. Un'opera che conclude un percorso educativo e rilancia il ruolo della scuola come laboratorio di cittadinanza e convivenza

Pietrapaola: il murale della pace

Antonio Loiacono

Nel 1937, mentre l’Europa scivolava verso uno dei periodi più oscuri della sua storia, Pablo Picasso trasformò il bombardamento della cittadina basca di Guernica in un grido di dolore affidato all’eternità della pittura. Un urlo senza voce, consegnato alla forza delle immagini. In quella tela non c’erano eroi né vincitori. C’erano il dolore, la paura e la follia della guerra.

Quasi novant’anni dopo, a Pietrapaola, un’altra immagine ha scelto di parlare.

Non per raccontare la distruzione, ma per affermare il valore della convivenza. Non per denunciare una tragedia, ma per educare le nuove generazioni al dialogo, al rispetto e all’incontro.

È questo il significato più autentico del murale della Pace, realizzato dal maestro Claudio Chiaravalloti e inaugurato ieri mattina, 5 giugno, nel plesso scolastico di Pietrapaola -Istituto Comprensivo Mandatoriccio- alla presenza di studenti, famiglie, docenti, rappresentanti delle istituzioni, autorità religiose, associazioni e numerosi cittadini.

Una partecipazione sentita che ha trasformato la manifestazione in qualcosa di più di una semplice cerimonia scolastica: una vera festa della comunità.

I protagonisti assoluti della giornata sono stati i ragazzi, che con sensibilità, creatività e partecipazione hanno dimostrato come la pace possa essere costruita anche attraverso l’arte.

Le diverse classi hanno animato l’evento con canti, coreografie, momenti teatrali e recitazioni dedicati alla pace, alla fratellanza e alla solidarietà tra i popoli. Le loro voci, talvolta emozionate ma sempre sicure, hanno accompagnato il pubblico in un percorso fatto di parole, musica e gesti capaci di comunicare molto più di qualsiasi discorso ufficiale.

I canti hanno alternato leggerezza e riflessione. Le danze hanno trasformato il linguaggio del corpo in un messaggio di armonia e inclusione. Le recitazioni hanno restituito pensieri e sensibilità maturati durante l’anno scolastico.

Dietro ogni canzone, ogni passo di danza e ogni battuta recitata si intuiva il lavoro paziente svolto nelle aule. Nulla appariva improvvisato. Ogni esibizione raccontava un percorso educativo costruito giorno dopo giorno, nel quale i ragazzi non sono stati semplici spettatori, ma protagonisti di una crescita collettiva.

Poi, per qualche istante, le parole hanno lasciato spazio al silenzio. Una colomba bianca si è sollevata nel cielo di Pietrapaola, accompagnata dagli sguardi dei bambini e dagli applausi della comunità. In quel volo leggero si è condensato il significato dell’intera manifestazione: l’idea che la pace, prima ancora di essere un concetto, sia un desiderio collettivo da affidare alle nuove generazioni.

Il murale inaugurato rappresenta soltanto la parte visibile di un progetto molto più ampio che ha coinvolto tutte le insegnanti, impegnate a trasformare i principi dell’Educazione Civica in esperienze concrete, partecipate e vissute. Dietro i colori impressi sul muro della scuola si nascondono mesi di attività didattiche, laboratori, confronti, letture, riflessioni e momenti di crescita condivisa.

Un lavoro spesso silenzioso, lontano dalla ribalta degli eventi pubblici, ma essenziale nella formazione delle nuove generazioni. Un “raccolto” che porta la firma dell’intera comunità educante del plesso, dove ogni docente ha contribuito a trasformare un progetto didattico in una concreta esperienza di cittadinanza attiva. 

Daniela Voltarelli, referente del progetto “Custodi di Pace in Viaggio-alla base della manifestazione- ha illustrato la filosofia che ha animato l’iniziativa, destinata a svilupparsi nel triennio 2025-2028 nell’ambito dell’Educazione Civica.

«Vogliamo sradicare l’idea che la pace sia un concetto astratto o teorico», ha spiegato. «Desideriamo che diventi una competenza concreta, vissuta quotidianamente attraverso l’ascolto, la memoria storica e la responsabilità condivisa».

Il viaggio evocato dal progetto non è uno spostamento geografico. È un percorso di crescita, di apertura verso l’altro, di scoperta della bellezza delle differenze. Una metafora educativa che accompagnerà gli studenti verso una cittadinanza sempre più consapevole e partecipata.

A sostenere l’idea è stata l’associazione locale Ricchizza, da anni impegnata nella promozione di attività culturali e sociali sul territorio. Il suo presidente, Vincenzo De Vincenti, ha scelto l’immagine di una squadra sportiva per descrivere lo spirito associativo: «Siamo una squadra che gioca per andare in meta. Ognuno può scegliere se restare sugli spalti oppure scendere in campo».

Parole che richiamano il valore della partecipazione e dell’impegno collettivo nella costruzione del bene comune.

Un concetto ribadito anche da Pasquale Crescente, tra i promotori storici dell’associazione, che ha ricordato come il mondo dell’associazionismo debba essere sempre presente quando le istituzioni promuovono iniziative educative e culturali rivolte ai giovani.

Particolarmente significativa anche la riflessione della dirigente scolastica dell’IC Mandatoriccio, Mirella Pacifico.

Richiamando il valore simbolico del mese di giugno, la dirigente ha paragonato questo periodo alla stagione del raccolto. Un tempo in cui si verificano i frutti di quanto seminato durante l’anno.

«Anche la scuola raccoglie ciò che ha seminato», ha osservato. «Raccoglie il lavoro dei docenti, l’impegno degli studenti e i risultati di un percorso educativo costruito giorno dopo giorno».

Parole che trovano piena corrispondenza proprio nella giornata vissuta a Pietrapaola, dove il murale diventa il simbolo tangibile di una semina educativa affidata alla professionalità dei docenti e alla partecipazione attiva degli alunni.

La sindaca di Pietrapaola, Emanuela Labonia, ha invece richiamato il valore della collaborazione tra istituzioni, scuola, famiglie e associazioni, evidenziando: “La crescita di una comunità –ha dichiarato Labonia-passa inevitabilmente dalla capacità di fare rete e condividere responsabilità. Una visione che si collega anche al più ampio progetto dell’Unione dei Comuni della Magna Grecia, nato per valorizzare il patrimonio storico, culturale e paesaggistico di un territorio che possiede molto più di quanto spesso riesca a raccontare di sé.

E forse il significato più profondo della giornata risiede proprio qui.

Se Picasso affidò a un dipinto il compito di denunciare la follia della guerra, i bambini di Pietrapaola hanno affidato al loro murale una speranza diversa. Più fragile, forse. Ma anche più necessaria.

Quella che insegna che la pace non nasce nei trattati né nelle dichiarazioni solenni, ma nei gesti quotidiani di una comunità che sceglie di educare.

E ieri mattina, tra i colori del murale, le note delle canzoni, le danze e le parole dei ragazzi, quella comunità ha trovato il modo più semplice e più autentico per raccontarlo.

 

Da sin: Emanuela Labonia (sindaca Pietrapaola), Mirella Pacifico (DS IC Mandatoriccio), Vincenzo De Vincenti e Pasquale Crescente (Ass. Ricchizza)
Alunni in festa
Le docenti

 

Views: 175

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta