■Antonio Loiacono
La sala d’attesa ha un odore che non si dimentica. Non è solo disinfettante. È sospensione. Le sedie allineate, il ronzio intermittente delle luci al neon, il televisore acceso senza volume. Roma, in certe ore, diventa un luogo interiore più che geografico.
Il Comune interessato è quello di Crosia, sulla costa ionica. E la notizia — questa è la parte che colpisce — non arriva attraverso canali istituzionali, né da una telefonata formale, né da una comunicazione ufficiale. L’abbiamo appresa dai social. Un post, una condivisione, una frase lasciata circolare prima ancora di essere pronunciata nelle sedi opportune. Così, in modo obliquo, il sindaco Maria Teresa Aiello viene a conoscenza di ciò che si starebbe ipotizzando mentre è a Roma!
C’è qualcosa di profondamente contemporaneo — e insieme inquietante — in questa dinamica. La politica che dovrebbe muoversi nei luoghi del confronto democratico finisce per manifestarsi prima nelle timeline che nelle aule consiliari. Non è un dettaglio tecnico. È un cambio di scena. E di linguaggio!
Secondo quanto circolato online, alcuni esponenti della maggioranza insieme a rappresentanti dell’opposizione avrebbero valutato la possibilità di recarsi da un notaio per porre fine anticipatamente all’esperienza amministrativa del Comune di Crosia. Nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna presa di posizione pubblica. Solo indiscrezioni, rilanciate e commentate, mentre il diretto interessato — il sindaco — si trova lontano per ragioni personali che nulla hanno a che fare con la dialettica politica.
Maria Teresa Aiello sceglie il condizionale. Lo fa con lucidità. Parla di ipotesi. Vuole credere che qualcuno, prima di trasformare quella suggestione in atto concreto, si sia fermato. Che abbia percepito l’inopportunità del momento. Che abbia compreso il peso simbolico di un gesto compiuto in assenza del primo cittadino, per di più in una circostanza così delicata.
Nel suo racconto affiora un elemento che merita attenzione: sarebbe stata una donna dell’opposizione a frenare l’iniziativa. Un intervento silenzioso, quasi sottratto alla scena pubblica. Un limite posto quando il limite stava per essere superato. Non sappiamo — e forse non sapremo — quanto l’ipotesi fosse vicina a diventare realtà. Sappiamo però che la percezione, in politica, conta quanto i fatti.
Crosia è una comunità dove le distanze sono brevi. Le notizie corrono veloci, i commenti ancora di più. Apprendere dai social una possibile manovra che riguarda la guida del Comune significa assistere a una torsione del metodo democratico. Non è solo questione di sostanza, ma di forma. E la forma, spesso, è sostanza travestita.
Il sindaco non alza i toni. Non accusa. Si limita a porre una domanda che resta sospesa: “É questo il messaggio che vogliamo dare ai cittadini? Che la politica si esercita nei momenti di fragilità altrui, magari lontano dalla luce del dibattito pubblico? Che si preferisce la scorciatoia notarile al confronto in aula?”
Maria Teresa Aiello ribadisce di non essere legata a una poltrona. A Crosia, chi la conosce sa che la sua esperienza amministrativa è stata segnata da tensioni, ma anche da una presenza costante sul territorio. Il punto, tuttavia, non è la durata di un mandato. È il perimetro etico entro cui si decide di agire.
Nel corridoio di un edificio romano, mentre sul telefono scorrono notifiche e commenti, la politica locale di Crosia si intreccia con la dimensione privata. Non sono piani separati, anche se dovrebbero esserlo. La fragilità personale diventa sfondo di una possibile crisi istituzionale. E il fatto che tutto emerga prima sui social che nei luoghi ufficiali dice qualcosa sul tempo che stiamo vivendo.
Se davvero qualcuno ha ritenuto normale muoversi in quel frangente — e in quel modo — allora la questione va oltre la maggioranza o l’opposizione. Riguarda l’idea stessa di responsabilità pubblica.
Il resto, come sempre, sarà giudicato non solo nei palazzi ma nella memoria dei cittadini di Crosia. E quella, a differenza dei post, non si cancella con un clic!
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