CON ANTONIO BENVENUTO SCOMPARE UNA FIGURA STORICA DEL GIORNALISMO E DELL’EDITORIA  DEL TERRITORIO DELLA SIBARITIDE

di Franco Liguori


La scomparsa di Antonio Benvenuto, avvenuta ieri 13 giugno 2021 all’ospedale di Castrovillari, segna una grave perdita e un momento di tristezza nel mondo della stampa e dell’editoria calabrese, e sibaritica in particolare. Chi scrive ebbe modo di conoscerlo e di frequentarlo fin dagli inizi degli anni Settanta, e di stabilire con lui ottimi rapporti di amicizia e di collaborazione giornalistica, che si sono protratti ininterrottamente per oltre quarant’anni, e sono stati segnati da un’assidua collaborazione al suo “Corriere della Sibaritide” prima (1976-2016),  e,in continuità, al “Nuovo Corriere della Sibaritide”, nato in forma di rivista nel 2016. Ricordo il suo grande attaccamento al suo “giornale”, del quale è riuscito a fare uno strumento non solo di informazione del territorio, ma anche uno “spazio di denuncia e di suggerimenti di risoluzione” dei tanti problemi che riguardavano la Piana di Sibari  e che non furono mai affrontati e risolti con determinazione dalla classe politica. Benvenuto non fu soltanto “giornalista della Sibaritide”, ma anche intellettuale motivato a divulgare la cultura della sua città e del territorio. Lo fece con la sua attività editoriale, dando vita alla Editrice Libreria Aurora, nel cui catalogo figurano testi per le scuole, ma anche saggi come il suo “Opere liriche di Costabile Guidi”  o i libri su Francesco e su Italo Dragosei, curati da Salvatore Arena, o quelli di “Arte in Calabria” di Mario Vicino.  Il miglior “ricordo” che di lui il sottoscritto ritiene di poter dare è riportare  qualche stralcio della relazione svolta in occasione della Festa del “Quarantennio del Corriere della Sibaritide” (Corigliano, febbraio 2016). Titolo dell’intervento era questo: “Attività e vita culturale del territorio nelle pagine del Corriere della Sibaritide”

 “”E’ con vivo piacere che prendo la parola in questa “Festa del Quarantennio” del “Corriere della Sibaritide”, sia per la particolare considerazione che io ho sempre riservato alla funzione della stampa locale, sia perché su questo foglio locale io ho pubblicato, a partire dai primi anni ‘80, tanti miei scritti di carattere culturale riguardanti la storia e i beni archeologici e storico-artistici del nostro territorio.

L’esistenza di un periodico locale e la continuità negli anni della sua uscita costituisce, a mio avviso, un fatto molto importante, che merita il nostro plauso e la nostra riconoscenza. E’ infatti a livello locale che le notizie devono innanzitutto venir diffuse, in maniera trasparente e chiara, per essere condivise e commentate. Ma per fondare e dirigere per anni una testata locale, servono uomini pensosi, mossi da passione civile e intellettuale, che non si rassegnino all’assenza di un dibattito culturale, alla mancanza di circolazione di idee, all’indifferenza per i problemi che non siano strettamente legati al quotidiano, all’apatia di fronte ad ogni questione che esca dall’ambito del proprio “particolare”. E sono i responsabili  di tante benemerite testate locali, radicate nel territorio in cui operano.  Si tratta di “artigiani” o di “professionisti” del giornalismo nobilitati dalla fede nell’informazione che stimola la riflessione, diffonde idee e invita al giudizio, indicando i valori a cui i comportamenti individuali e collettivi devono ispirarsi.

E’ questa è anche la storia di Antonio Benvenuto e del suo “Corriere della Sibaritide”, che nel gennaio del lontano 1976 iniziava la sua avventura, indicando sul primo numero i suoi propositi:  1) informare i lettori dei fatti e della cronaca dei vari centri del territorio, in modo da mettere tutti nella condizione di conoscere i vari aspetti dei problemi ricorrenti nei comuni della Sibaritide;  2) offrire ai lettori la possibilità di contribuire, con idee e proposte, allo sviluppo organico della Piana.

Se questa sua creatura è riuscita a sopravvivere per 40 anni, un motivo ci sarà. A parte la tenacia del suo artefice, il foglio locale, a mio avviso, resiste nonostante tutto, perché è radicato nel territorio e accompagna la vita e l’evoluzione della città che lo esprime, diventando uno straordinario libro di storia locale. Il giornale locale è letto perché ospita i piccoli e grandi fatti della città e del territorio, racconta le paure e le preoccupazioni della gente semplice, registra gli avvenimenti più importanti della vita della comunità. In un’epoca in cui si moltiplicano mezzi di comunicazione veloci e complessi, ognuno cerca di trovare se stesso nelle pagine del periodico locale, in cui trova eco tutto ciò che accade vicino a noi.

E quello che si verifica da 40 anni col “Corriere della Sibaritide”. A differenza di altre testate coriglianesi che lo hanno preceduto, come il mitico “Popolano” o l’altrettanto apprezzato “Cor Bonum”, questo periodico va oltre la dimensione cittadina, di foglio di informazione incentrato solamente sulla vita della città dove si stampa, e si proietta in una dimensione territoriale più ampia, quella dell’importante comprensorio della Sibaritide, nel quale ricadono , oltre ai grossi centri di Corigliano e Rossano, decine e decine di comuni, piccoli e grandi, della fascia costiera ionica cosentina, da Rocca Imperiale a Cariati, e dell’entroterra della Piana di Sibari.

Il “Corriere della Sibaritide”, oltre a farsi portavoce, in tutti questi anni, delle numerose problematiche che hanno riguardato il territorio di riferimento, come l’aspirazione a costituirsi in provincia autonoma, la Sanità, l’agricoltura, lo sviluppo turistico, l’archeologia, il Porto, la pesca, l’attività agrumicola, ecc.., è stato anche testimone e, in certi momenti, anche protagonista, della vita culturale della città. Su questo aspetto, al quale chi parla ha dato il suo contributo costantemente, vorrei soffermarmi principalmente, evidenziando l’apporto dato dal periodico coriglianese, alla crescita culturale del territorio.

La mia prima collaborazione al “Corriere” risale ai primi anni Ottanta e si esplicò in una serie di articoli di archeologia inerenti alla polis magnogreca di Sybaris, alla sua storia e allo sviluppo della ricerca archeologica sul suo sito. Negli stessi anni, io seguivo i convegni tarantini di studi magnogreci e puntualmente ne scrivevo essenziali resoconti sul “Corriere” diretto dall’amico Benvenuto. I temi da me sviluppati non riguardavano, però, solo l’archeologia della Sibaritide, ma anche la vita culturale del suo territorio, dai convegni di studio alle presentazioni di libri e alle recensioni. Si può dire che non ci sia stato, in questo lungo arco di anni, libro di interesse locale (storico, archeologico, letterario, antropologico…) che non abbia avuto la sua nota illustrativa o recensione sul nostro periodico, e così pure incontro culturale o convegno che non sia stato raccontato dal “Corriere”, che risulta, quindi, una sorta di archivio della vita culturale del territorio degli ultimi quarant’anni, e non solo, ma anche, come abbiamo detto prima, della vita politica e dei problemi di ogni genere (economici, sociali, civili ) che hanno riguardato il territorio”.

Grazie, Tonino, per tutto quello che hai dato al nostro territorio ! Non ti dimenticheremo !

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