CHI HA PAURA DELLA SCUOLA PUBBLICA?

Due notizie, fra le tante che quotidianamente ci frastornano, mi hanno colpito la scorsa settimana. Sono notizie che apparentemente non hanno nessun rapporto fra loro ma la mancanza di collegamenti è solo apparente.

La prima: un ministro vuole indietro dagli insegnanti italiani degli adeguamenti di stipendio già erogati. Quando in tutto il Paese si leva un coro di proteste incredule fa marcia indietro, dice che non è colpa sua, litiga con un altro ministro, quello – più o meno – competente, e protesta perché – dice – non gli erano state date le istruzioni su come agire. Eh già: perché i ministri, lo sanno tutti, per agire hanno bisogno di istruzioni. Stupido chi s’’illudeva che uno diventa ministro perché le istruzioni le sa dare lui agli altri.

La seconda notizia ha avuto meno rilievo: nel computer di Pasquale Capano, un imprenditore –- ahinoi – calabrese arrestato a Roma con l’’accusa di far parte della ‘’Ndrangheta, è stato ritrovato il testo di una lettera nella quale l’’interessato dichiara che far parte di quella associazione è per lui, prima che un’’occasione d’affari, una scelta di vita.

“Criminalità organizzata”: un’’espressione che usiamo quando pensiamo a Mafia, Camorra, Sacra Corona Unita e ‘’Ndrangheta, senza riflettere troppo sul significato profondo che ha l’’esistenza di queste organizzazioni. Frettolosamente tendiamo a pensare che si tratti di gruppi di loschi individui proditoriamente indaffarati a taglieggiare i commercianti, a sfruttare la prostituzione, a spacciare droga. Li immaginiamo sporchi, brutti e cattivi, e anche ignoranti, cafoni e violenti.

In questo modo, creando una categoria umana di “diversi” ci rassicuriamo pensando che questi soggetti sono, in fondo, antropologicamente “altro” da noi, in una sorta di lombrosiano determinismo che ci induce a ritenere che “quella gente”, con noi che siamo onesti, non ha niente da spartire.

Poi salta fuori che di quelle associazioni fanno parte imprenditori, professionisti, a volte perfino dei preti: non è gente col baffetto sottile e il mezzo sigaro in bocca, che va in giro con la coppola in testa e la lupara a tracolla indossando i pantaloni di velluto a coste, il panciotto su una camicia senza colletto e una bella cartucciera in vita.

E non sono criminali solo per il piacere di ammucchiare soldi. Pasquale Capano non è una strana eccezione. L’’affiliazione a quelle società è una faccenda laboriosa, ha i suoi riti, le sue convinzioni, i suoi valori, i suoi giuramenti. È insomma, purtroppo, una sorta di cultura. Distorta, malata, abnorme quanto si vuole; ma cultura. Potrei facilmente allargare il discorso anche a certi gruppi di ultras del tifo calcistico, a certe frange della politica estrema, a certe ideologie malate che predicano l’’odio razziale, il campanilismo ottuso e l’’intolleranza religiosa.

Queste ideologie malate hanno spesso origine entro precisi confini geografici: sappiamo tutti che la Mafia è siciliana, la Camorra è campana, la ‘’Ndrangheta è calabrese, la Lega Nord è lombarda e veneta, il fenomeno degli ultras è tipico delle periferie delle grandi città.

C’è un modo, uno solo per combatterle: l’’educazione. E l’’educazione si diffonde in un modo solo: tramite la scuola. La scuola pubblica. Una scuola che sappia farsi amare, che trasmetta valori positivi in tutte le direzioni. Che diffonda l’’interesse per ciò che è bello, e non solo per ciò che è utile; che spieghi cosa vuol dire essere “cittadino”, essere soggetti a doveri e titolari di diritti; che generi orgoglio per le radici storiche e culturali da cui proveniamo. Che funga da anticorpo contro l’’insorgenza delle ideologie negative, nemiche della convivenza e del rispetto reciproco.

È qui che nasce il nesso fra le due notizie. Pasquale Capano, quale che sia il suo titolo di studio, denuncia in modo drammatico il fallimento di una scuola che non ha saputo o, peggio, non ha voluto creare in lui la consapevolezza di essere un cittadino della Repubblica Italiana. Lombroso aveva torto: la delinquenza non è un destino irrevocabilmente scritto nella forma dei crani e nei tratti somatici. La delinquenza è il frutto di un’’educazione sbagliata, che si sostituisce alla mancanza di una vera educazione. Bruti non si nasce: semmai, è vero il contrario: è la delinquenza, è l’’abitudine alla violenza ed al disprezzo ed alla sopraffazione a distorcere e indurire i tratti di un volto.

Lo so, sto scoprendo l’acqua calda: chiunque possieda un minimo di senso comune sa che sto dicendo cose ovvie. Ma allora perché da decenni i governi italiani fanno a gara per tagliare i finanziamenti alla scuola pubblica? Perché i programmi scolastici sono progressivamente impoveriti, immiseriti, insteriliti? Perché gli insegnanti, invece d’’essere motivati, incoraggiati, gratificati, sono umiliati e avviliti? Fa male al cuore l’’idea che col prezzo dei maledetti cacciabombardieri ai quali sembra non si possa rinunciare, centinaia di scuole fatiscenti potrebbero essere rese vivibili; e migliaia di docenti potrebbero ottenere un livello di reddito più confacente all’’enorme responsabilità che hanno sulle spalle.

È grottesco ed avvilente che un Paese, che ha scritto nella Costituzione il rifiuto della guerra, e il dovere di cancellare le ragioni delle disparità sociali, si comporti poi, nei fatti, in modo tale da smentire quel rifiuto e moltiplicare quelle disparità.

Cadono le braccia; e si arriva a sperare che ci sia solo miopia, in chi ci governa, e non un disegno intenzionale, in questo progressivo impoverimento delle nostre scuole.

Giuseppe Riccardo Festa

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