Cariati non può continuare a stare congelata in una sorta di freezer politico.

Osservando e analizzando le vicende, nelle quali si é imbattuta da un po’ di tempo l’Amministrazione comunale Sero, viene spontaneo domandarsi: a chi serve il perdurante immobilismo? Qualcuno se ne gioverà? E in che termini? La stagione estiva, appena alle spalle, non é stata certa delle più serene. Al contrario, di problemi ce ne sono stati tanti e di non facile soluzione. Le conseguenze ancora si colgono camminando per le strade. Comunque, si può dire che in qualche modo é andata, ma non splendidamente per operatori e turisti. In questo momento, piuttosto silente, é come se ogni giorno a Cariati si attendesse che qualcosa accada, ma poi alla fine nulla avviene. Non si sa se il qualcosa deve scaturire ad opera dei protagonisti attuali della vita politica locale, oppure per mano di terzi. L’incertezza perenne, senza dubbio, non giova alla comunità che si sente sempre più lontana dalla cura e rispetto per la “cosa pubblica” e dal senso comune. A chi la prima mossa? E perché? Stando così la cosa, la questione é se sia possibile cominciare a porre un freno a tutto questo al più presto o se occorrerà attendere ancora quasi tre anni, cioè la fine naturale di questa Amministrazione. Una fattore, però, é certo. Serve forse un atto di responsabilità da parte di tutti amministratori e cittadini. Occorre far scelte strategiche coraggiose, che portino fuori Cariati dalle sabbie mobili in cui é piombata. In fondo, siamo tutti chi sulla carta, chi per passione: cittadini di Cariati e non possiamo che augurare il meglio. Credo che non sia né presto, né tardi per una presa d’atto generale che ha un unico scopo, quello di fare emergere la parte viva e sana di Cariati, affinché fornisca un contributo alla causa. Solo in un quadro, più vitale e propositivo, non di facile realizzabilità, ma meglio dell’indifferenza generale, si potrà fare emergere la Cariati più vivace per voltare pagina. Ma quando davvero ne usciremo? Cariati non può continuare a stare congelata in una sorta di freezer politico. Nicola Campoli

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