CARIATI. EMERGENZA CARTELLE PAZZE

Avvisi di pagamento riferiti a immobili inesistenti o attribuiti a persone che mai li hanno posseduti

A sostegno di quanto stiamo per dire, è assolutamente necessario effettuare alcune considerazioni preliminari che ci aiutano a capire di che cosa stiamo parlando e il senso di questa nostra rimostranza, densa di legittima e vibrante indignazione per l’ostinata mortificazione della dignità dei cittadini e il noncurante calpestio dei sacrosanti diritti riconosciuti dalla Costituzione.
Ed è proprio dalla Costituzione che vogliamo iniziare, ricordando la riforma del titolo V della Costituzione, che, tra l’altro, ha gettato le basi per l’attuazione del federalismo fiscale che vuole essere un tipo di condivisione e gestione decentrata delle competenze e degli strumenti fiscali tra i diversi livelli di governo.
In questa ottica va letto il testo riformato degli artt. 114 e 119 della Costituzione, con lo scopo di raggiungere una migliore efficienza del sistema fiscale, devolvendo alcuni poteri e funzioni ai livelli decentrati di governo, tra cui i Comuni.
Non a caso il nuovo art. 114 definisce la Repubblica non più come lo Stato, ma come l’insieme di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
Abbiamo voluto fare questa breve premessa non per mera divagazione giuridica, ma per rimarcare un aspetto fondamentale della nostra democrazia, nel momento in cui la Costituzione Italiana riconosce e attribuisce ai Comuni la competenza in ordine alla fiscalità locale.
Non una semplice delega, ma una vera e propria devoluzione (trasferimento) dei poteri e delle funzioni ai livelli decentrati di governo (compreso i Comuni) per l’attuazione di quello che viene definito federalismo fiscale, cantiere peraltro in continua evoluzione.
In questo contesto va inquadrata la competenza dei Comuni sui vari tributi locali, di cui alcuni: IUC (imposta unica comunale su casa e rifiuti) che a sua volta include la TASI (tassa sui servizi indivisibili), l’IMU (Imposta Municipale), un tempo ICI (imposta comunale sugli immobili), la TARI (tassa sui rifiuti, un tempo chiamata TARSU, poi TARES) ed altri ancora.
Tutto questo per significare che il Comune, investito dalla stessa Costituzione a gestire i tributi di competenza, dovrebbe riservare la massima attenzione e diligenza nell’organizzare i propri uffici preposti alla cura del settore tributario, da cui peraltro il Comune ricava in gran parte il proprio fabbisogno finanziario. E questo spetta alle amministrazioni comunali.
Va pure sottolineato che la devoluzione dei poteri e delle funzioni al Comune significa anche e soprattutto un miglioramento del servizio, sottratto alla centralità dello Stato e avvicinato ai cittadini pel tramite dell’ente locale che rappresenta la comunità di cui cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo.
Se così è, viene spontaneo chiedersi : la gestione dei tributi nel nostro Comune risponde a quelle attese e finalità volute dal legislatore costituzionale? O piuttosto non infligge continue e pesanti vessazioni ai cittadini dei quali dovrebbe essere il primo tutore istituzionale?
La risposta non può essere che decisamente negativa e la danno tutti quei cittadini destinatari di avvisi e cartelle pazze.
La marea di avvisi di accertamento e richieste di pagamento che il nostro Comune sta inviando ai cittadini in questi giorni si commenta da sola e fornisce un quadro assai desolante.
Lungi da noi anche il solo pensiero di contestare la pretesa tributaria del Comune : tutti i cittadini sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (art. 53 della Costituzione).
Ma la nostra vibrante indignazione non nasce dalla pretesa tributaria legittima, fondata su presupposti reali e veritieri, ma da quelle illegittime e infondate, inviate ai cittadini senza il minimo preventivo controllo o verifica.
Avvisi di pagamento riferiti a immobili inesistenti o attribuiti a persone che mai li hanno posseduti; avvisi per pagamento di tributi già pagati; avvisi di pagamento di tributi non dovuti perché esenti (prima abitazione) e così via !….
Dinanzi a tali pretese infondate il cittadino resta perplesso e confuso e cerca in qualche modo di tutelarsi.
La forma più semplice, democratica e vantaggiosa sia per il contribuente che per il Comune è quella del RICORSO IN AUTOTUTELA.
Autotutela voluta dal legislatore soprattutto per consentire all’Amministrazione di correggere un proprio errore, evitando un contenzioso che la vedrebbe soccombente con aggravio di spese a carico del Comune. Tale strumento rappresenta un potere/dovere dell’Amministrazione di tutelarsi dai suoi stessi errori.
Con il ricorso in autotutela, il cittadino può ottenere velocemente l’annullamento o la rettifica di un atto emesso dalla pubblica amministrazione senza dover ricorrere al giudice e quindi senza pagare avvocati e anticipare le spese per la causa.
Ma il ricorso in autotutela non sospende i termini del ricorso al giudice contro l’atto viziato, per cui in caso di inerzia dell’amministrazione l’atto diventa definitivo senza alcuna possibilità di ulteriore tutela.
Per evitare che l’atto diventi definitivo e non più impugnabile è necessario che il Comune fornisca una tempestiva risposta al cittadino. Non solo per un dovere istituzionale, ma anche e soprattutto per un senso di rispetto verso la propria comunità.
L’esperienza recente purtroppo fa registrare una totale inerzia del nostro Comune, che disattende e ignora (per non dire “cestina”) i ricorsi in autotutela dei cittadini.
Attribuisce così il “marchio” di evasore fiscale anche a quei cittadini/contribuenti onesti che, non avendo avuto riscontro alle giuste lagnanze per mera inerzia del Comune, non hanno però avuto la possibilità di ricorrere al giudice per mancanza di mezzi od altro.
Con giusta ragione possiamo fare nostra la considerazione di Erich Fromm, noto psicoanalista tedesco:
“L’autorità razionale si fonda sulla competenza ed aiuta a crescere coloro che si appoggiano ad essa;
l’autorità irrazionale si basa sul potere e serve a sfruttare la persona che ad essa è asservita”.
Non è un mistero ed è a conoscenza di tutti la leggerezza e la irresponsabile disinvoltura con cui l’Amministrazione comunale fa “ruotare” come birilli i propri dipendenti da un ufficio all’altro, attribuendo mansioni e funzioni a personale privo della necessaria competenza professionale, demansionando altri, col risultato di svuotare e demotivare l’intera struttura che poi non è in grado di garantire regolarmente i servizi istituzionali, pur con tutta la buona volontà e l’impegno di ciascuno.
Quando ci riferiamo al personale privo della necessaria competenza, non intendiamo assolutamente offendere le capacità di tanti dipendenti del nostro Comune, né mortificare la dignità di nessuno dei dipendenti. Intendiamo semplicemente evidenziare che al personale non viene fornita nessuna occasione di formazione e aggiornamento professionale anche se il contratto di lavoro prevede e sostiene la formazione e l’aggiornamento permanente, con risorse finanziarie vincolate a tale scopo che devono essere iscritte in bilancio.
Il CCNL (contratto collettivo nazionale di lavoro) stabilisce che l’accrescimento e l’aggiornamento professionale dei dipendenti debbano essere assunti come metodo permanente, avente le finalità di assicurare il costante adeguamento delle competenze, favorire il consolidarsi di una nuova cultura gestionale orientata al risultato con l’obiettivo di migliorare i servizi in favore della comunità.
Di tutto questo nel nostro Comune non c’è traccia.
In più occasioni assistiamo ad incarichi temporanei conferiti a soggetti esterni e all’affidamento pure all’esterno di alcuni servizi.
La ciliegina sulla torta, a nostro avviso, la troviamo nel provvedimento con cui il nostro Comune ha affidato ad EQUITALIA, oggi Agenzia Delle Entrate (Stato), la fase della riscossione tributaria. Si naviga controcorrente : mentre il legislatore nazionale vara il federalismo fiscale che significa devoluzione dell’intera gestione dei tributi locali ai Comuni, il nostro procede in senso inverso e restituisce ad Agenzia delle Entrate (cioè lo Stato) la riscossione dei propri tributi il cui gettito non va direttamente e interamente nella casse del Comune, ma passa prima dall’Agenzia che ne trattiene per sé una parte.
Questo significa il fallimento dell’Amministrazione che non è in grado neppure di introitare compiutamente le proprie entrate, né di gestire con mezzi propri quanto lo Stato ha inteso devolvere all’autonomia locale.
Dinanzi al problema delle “cartelle pazze” che è diventata una emergenza sociale, è necessario istituire una “task force” locale con l’obiettivo di dare tempestivamente le giuste risposte ai cittadini.

Cariati, 4 febbraio 2020
Cataldo DE NARDO
Centro Studi Pier Giorgio Frassati

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