CARIATI: E’ l’incertezza nel futuro che si percepisce negli occhi dei molti

Parlando in questi giorni di ferie pasquali a Cariati con molti cari amici del posto, emerge forte e incontenibile un sentimento di sfiducia su come interpretare il loro futuro in loco. Un luogo comune che spegne sul nascere ogni se pur minima iniziativa e emozione. Tema ricorrente é la difficoltà a continuare a vivere privi di servizi essenziali alla persona e lontano dai propri affetti. Non c’é nucleo familiare che non é turbato dalla mancanza quotidiana ormai di molti dei propri cari. Lontani da tempo, ma anche costretti alla fuga per il sopraggiungere inevitabile di assenza di occupazione. L’incertezza nel futuro che si percepisce negli occhi dei molti non permette alcuna possibilità di addolcire, in qualche modo la critica situazione. A tutto ciò, si aggiungono le inefficienze attuali che vive Cariati, che in generale non riesce più a trasferire elementi sui quali coltivare qualche flebile speranza. La noia, l’apatia, il senso di vuoto, l’impossibilitá ad aggrapparsi a nulla e a nessuno, favorisce uno scoraggiamento generale le cui conseguenze restano preoccupanti. Infatti, se il paese si svuota e nessuno più ritorna, la deriva comporta gravi problematiche. Mi meraviglia nello specifico che a denunciare lo stato delle cose siano quelle generazioni di mezzo, coppie di quarantenni/cinquantenni con i propri figli lontani per studio e lavoro, che non riescono ad accettare la triste situazione. Si pongono la domanda se è come eventualmente affrontare anch’essi il tradimento al paese. Resto sempre più convinto, dopo questi giorni, che se pure forse con tantissimo ritardo, qualcosa si debba fare. Il Sud dell’Italia vive da decenni un forte aggravamento del contesto in cui vivono milioni di persone, ma quella che é la classe dirigente attuale e futura deve saper intercettare quei filoni di crescita economica, nazionali e europei, che possono garantire un minimo di sviluppo e delle condizioni di vita accettabile. Non é possibile fermarsi, pensando di amministrare le sole emergenze. Ciò significa accettare passivamente un processo di decrescita economica e degrado urbano. Deve riprendere un dialogo e un confronto tra chi ricopre responsabilità. Il Consiglio Comunale di Cariati, ad esempio, deve tornare a discutere e dibattere su come, quando e perché affrontare temi prioritari per uscire dalle sabbie mobili in cui il paese é piombato. Occorre agganciare, senza alcun dubbio, Cariati al treno dell’utilizzo del nuovo ciclo delle risorse comunitarie. Selezionare in seno al Consiglio di città alcune azioni che puntino ad assecondare le vocazioni economiche locali, sostenendole e valorizzandole. Per farlo occorre che il Sindaco e la sua Giunta lo vogliono per davvero. Per governare tali processi serve che si parli, si interagisca, si abbandoni ogni retorica e si coinvolgano le persone, che hanno le attitudini per assumere un ruolo attivo in tale direzione. Bisogna guardare agli spaccati di economia innovativa e digitale che trovano terreno fertile nelle nuove generazioni. Perché non alimentare un cantiere di idee che trovi nel Consiglio Comunale il luogo consono per un costante confronto? Si riscopra il valore delle parole, utili a modificare la realtà. Per uscire dallo stato di torpore, di depressione sociale che caratterizza e domina Cariati in questo momento: è importante riscoprire la bellezza della partecipazione, dell’unione e del dialogo. C’è un’assoluta necessità di investire su coloro che desiderano impegnarsi, che siano competenti, creativi, sensibili, coraggiosi e onesti. Bisogna puntare al dialogo, all’incontro e per questo il Sindaco Sero e la sua Giunta non possono sottrarsi, come anche tutte le associazioni civiche che operano in loco. Nicola Campoli

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