■Antonio Loiacono
Il 16 settembre prossimo i tecnici della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cosenza, insieme al Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, effettueranno un sopralluogo nell’area segnalata da Legambiente Nicà. Oggetto dell’ispezione: materiali archeologici riconducibili a una villa romana, affiorati nel territorio del comune ionico.
La notizia potrebbe sembrare di routine, ma in Calabria ogni scoperta del genere apre una ferita antica: quella dell’abbandono sistematico del patrimonio culturale.
Secondo dati del Ministero della Cultura, in Calabria si contano oltre 5.000 siti archeologici censiti, ma solo una minima parte è accessibile al pubblico. Alcuni restano invisibili, sepolti sotto terra o dietro recinzioni arrugginite; altri, come Sibari, soffrono di cronica mancanza di fondi per scavi e manutenzione.
Nel 2023 la Regione ha stanziato poco più di 6 milioni di euro per la tutela e la valorizzazione dei beni archeologici, una cifra che, se confrontata con le potenzialità del territorio, appare risibile. Si continua a parlare di turismo culturale ma senza infrastrutture, senza guide, senza musei diffusi, è difficile trasformare i ritrovamenti in sviluppo!
Il timore è che anche a Calopezzati si segua lo stesso copione: sopralluogo, verbali, fascicoli, ma nessuna valorizzazione concreta. «Se davvero si tratta di una villa romana, parliamo di un patrimonio inestimabile – commentano da Legambiente Nicà – che potrebbe raccontare un pezzo di storia del Mediterraneo. Ma serve coraggio istituzionale, altrimenti resterà un nome su un documento e nulla più.»
In altre regioni d’Italia i resti romani hanno dato vita a parchi archeologici, percorsi turistici integrati, festival culturali. In Calabria, invece, troppo spesso la burocrazia e la scarsità di fondi trasformano la scoperta in occasione perduta.
Il sopralluogo del 16 settembre sarà solo il primo passo: il futuro dipenderà dalla capacità di trasformare pietre antiche in memoria viva, di legare il passato al presente, di dare a comunità piccole come Calopezzati una nuova centralità attraverso la cultura.
La domanda resta sospesa: la Calabria continuerà a seppellire i suoi tesori, o avrà finalmente il coraggio di riportarli alla luce?
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