Caligiuri: “Matera 2019 occasione per tutto il Sud”

CATANZARO (2.11.2014) – “Matera 2019 occasione per tutto il Sud” è il titolo del commento dell’Assessore alla Cultura della Regione Calabria, Mario Caligiuri, pubblicato oggi sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”. Caligiuri così ha argomentato: “Caro direttore, ho letto con attenzione il suo bell’editoriale “L’occasione di Matera” del 28 ottobre e mi complimento per avere inquadrato, anche storicamente, l’opportunità della designazione della Capitale europea della Cultura 2019 nell’ambito della crescita complessiva del Mezzogiorno, principale incompiuta dell’unità nazionale. Avere ricordato il ruolo di Alcide De Gasperi per lo sviluppo meridionale è controcorrente in quest’anno di anniversari che riguardano anche Giorgio Almirante ed Enrico Berlinguer, constatando che proprio dello statista di Trento si è parlato di meno, eppure per alcuni è proprio quello che per il Paese ha fatto di più. Mi è sembrata poi assai lucida la constatazione che la nascita delle regioni e la modifica del titolo V abbiano completato “la congiura contro il decollo del Sud”, in quanto pone, a mio modo di vedere, il tema, sistematicamente eluso, dell’effettiva efficienza delle istituzioni. Personalmente non so se vadano aboliti o riformati il Senato, le regioni o le province, quello che ogni giorno constato è che con queste regole previste dalla Costituzione la democrazia in Italia non funziona. E il mio non è né un giudizio politico, né moralistico, né retorico: è una semplice valutazione tecnica. E non è il caso di richiamare che ancora dopo 20 tentativi e 125 giorni il Parlamento non è riuscito ad eleggere tutti i giudici della Consulta. Quanto poi all’osservazione che tra Nord e Sud il “divario è stato acuito dall’unità d’Italia”, faccio mio da un lato il giudizio di Francesco Saverio Nitti che, pur criticando aspramente la dinastia borbonica, ammetteva il “mediocre benessere” delle popolazioni meridionali perduto poi con l’Unità, e dall’altro condivido le valutazioni di Paolo Malanima e Vittorio Daniele i quali dimostrano che nel 1860 non c’era alcuna sostanziale diversità economica del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. E credo che, a riguardo, sia anche opportuno ricordare il richiamo alla responsabilità di Luigi Sturzo (“il Mezzogiorno salvi il Mezzogiorno”) come l’importanza fondamentale dell’istruzione, ribadita da Gaetano Salvemini (“la questione meridionale si può risolvere con un esercito di maestri”), anche se, diversi decenni dopo, in un’ottica più generale e con un impianto squisitamente pedagogico, Raffaele Laporta evidenziava che “non tutte le comunità sono disposte ad essere salvate”. Dal mio punto di vista, la questione meridionale più che essere economica, sociale o culturale mi sembra sopratutto di natura politica e mette il luce le evidenti responsabilità delle élite meridionali, passate e presenti. E non si riflette affatto sulla circostanza che la cosiddetta “seconda Repubblica”, che sta durando da oltre vent’anni, un periodo equivalente al periodo fascista, non abbia mai espresso un Presidente del Consiglio meridionale. Né prima, né dopo i cosiddetti interventi straordinari nel Mezzogiorno hanno funzionato, né quelli “dall’alto” e né quelli “dal basso”, entrambe direzioni che hanno evidenziato spesso l’assenza di una reale visione. Infatti, secondo me, non è una questione di soldi. Una ricerca della London School of Economics evidenzia che dal 2000 al 2006 nel Sud si siano investiti circa 51 miliardi di euro di fondi europei che hanno determinato un aumento del prodotto interno lordo dell’1.3 per cento. Lo stesso studio dimostra che se questi fondi fossero stati spesi a pioggia, senza bandi, senza assistenza tecnica, senza consulenti, ci sarebbe stata una crescita della ricchezza nelle regioni meridionali del 2.5 per centro, praticamente del doppio. Inoltre, l’economista Paolo Savona, Ministro del Tesoro nel Governo Ciampi, ha spiegato la teoria della “pentola bucata” in base alla quale il problema del Mezzogiorno non è quello di ricevere maggiori risorse ma di mantenere nei rispettivi territori il prodotto interno lordo realizzato. Il caso di Matera, però, potrebbe rappresentare un’inversione di tendenza. In questa occasione, probabilmente la “rete lucana”, ha lavorato non solo per sé ma per tutto il Sud: tra gli altri, il sindaco Adduce al Comune, Giampaolo D’andrea al Ministero dei Beni Culturali, Gianni Pittella in Europa. Matera 2019 può e deve essere l’Expo del Sud: un’occasione per mettere in mostra lo straordinario patrimonio culturale del Mezzogiorno, rappresentando un’irripetibile occasione per le regioni meridionali di fare rete, mettendo insieme le tante, sopite energie, sepolte da una coltre di fatalismo, criminalità e di inefficienza. In base alla teoria del baricentro, la città lucana scelta quale capitale europa della cultura del 2019 è geometricamente, ma anche simbolicamente, al centro del Sud. Lavoriamo da adesso per un progetto di sviluppo complessivo, finalizzando in modo specifico in vista di questo appuntamento i miliardi dei fondi europei a disposizione delle regioni meridionali per il periodo 2014-2020. Disegniamo insieme una visione di sviluppo, che colleghi il Sud al resto del mondo, avendo presente che l’obiettivo più importante, quello decisivo, dovrebbe essere cogliere questa opportunità per ridare al Mezzogiorno una rappresentanza politica dei suoi interessi anche oggi assente”

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