BOLLETTE SOSPESE, MA NON PER TUTTI!

Dopo il ciclone Harry, Arera congela luce, gas e acqua nei comuni colpiti del Basso Ionio. Nell’elenco compaiono cinque centri della nostra area. Gli altri, sulla stessa costa e nella Sila Greca, restano fuori. E la linea di confine diventa una domanda.

Il passaggio del ciclone "Harry" in Calabria

Antonio Loiacono

La notizia è arrivata in un linguaggio asciutto, quasi notarile. Delibera 20/2026/R/COM. Poche righe, numeri, rimandi normativi. Ma dietro quelle cifre c’è una scena che in Calabria conosciamo bene: case ancora umide, attività che riaprono a metà, contatori che continuano a girare anche quando le serrande restano abbassate.

Dopo il passaggio del ciclone “Harry” – un nome gentile per giorni che gentili non sono stati – l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ha disposto la sospensione delle bollette di luce, gas, acqua e rifiuti nei comuni colpiti di Calabria, Sardegna e Sicilia. La misura decorre dal 18 gennaio 2026, a valle della dichiarazione dello stato di emergenza deliberata dal Consiglio dei Ministri il 26 gennaio.

Sospensione. Non cancellazione. È bene dirlo subito.

Per sei mesi vengono congelate le fatture con scadenza successiva al 18 gennaio. Stop ai costi di allacciamento, voltura, subentro. Bloccate le procedure di distacco per morosità, anche quelle già avviate. Una tregua amministrativa, in sostanza. Poi, finito il semestre, si tornerà a pagare — ma con una rateizzazione minima di dodici mesi, senza interessi.

È un intervento necessario. Nessuno, nei territori colpiti, lo mette in discussione. Quando l’acqua entra nei negozi o nei magazzini, quando le campagne si trasformano in acquitrini e le imprese si fermano, chiedere il saldo di una bolletta ha qualcosa di stonato. Arera ha fatto ciò che le compete: introdurre una misura uniforme, automatica nei principi ma non nei dettagli.

Già, i dettagli.

Perché la sospensione non è automatica in senso pieno: occorre presentare richiesta al proprio fornitore entro il 30 aprile 2026, utilizzando il modulo che ogni operatore deve pubblicare. Bisogna attivarsi, conservare documenti, verificare che l’applicazione sia corretta. Confconsumatori ha salutato positivamente il provvedimento e offre assistenza. Un segnale utile, soprattutto per chi con la burocrazia non ha dimestichezza.

Fin qui, la norma.

Poi c’è la geografia. In Calabria, nell’area che ci riguarda più da vicino, i comuni inclusi sono Cariati, Corigliano Rossano, Crosia, Mandatoriccio e Terravecchia. Territori che hanno effettivamente subito danni rilevanti. Ma la mappa si ferma lì.

Ed è qui che la domanda smette di essere tecnica e diventa politica, nel senso più concreto del termine.

Che cosa accade ai comuni che insistono sulla stessa fascia del Basso Ionio, da Cariati verso nord, o nell’area della Sila Greca, che hanno vissuto gli stessi giorni di pioggia, le stesse criticità, le stesse strade interrotte — ma non compaiono nell’elenco? Il maltempo non si è fermato davanti a un cartello stradale. Le perturbazioni non consultano i confini amministrativi.

Non si tratta di alimentare una competizione tra territori feriti. Sarebbe sterile. Si tratta, piuttosto, di interrogarsi sui criteri adottati per delimitare l’intervento. Parametri oggettivi? Segnalazioni ufficiali? Stime di danno certificate? È probabile. Ma il punto resta: la percezione, per chi è rimasto fuori, è quella di una linea tracciata con il righello su una realtà che è stata molto meno ordinata.

Nelle settimane successive al ciclone, in molti centri del Basso Ionio si sono registrati allagamenti, dissesti, interruzioni di servizi. Non sempre con la spettacolarità delle grandi emergenze, ma con quella costanza logorante che pesa sulle economie fragili. Piccole imprese, famiglie monoreddito, attività agricole già provate da stagioni difficili. Per loro la bolletta sospesa non è un dettaglio: è ossigeno.

C’è poi un aspetto meno visibile. La sospensione delle fatture non è solo un aiuto economico; è un riconoscimento simbolico. Significa dire: sappiamo che siete stati colpiti. Essere esclusi da quell’elenco, anche quando i danni sono tangibili, produce un effetto opposto. Una sensazione di marginalità che nelle aree interne e costiere meno centrali è già radicata.

Le istituzioni hanno il dovere di delimitare gli interventi. Le risorse non sono infinite. Ma hanno anche il dovere di spiegare, con trasparenza, perché un comune sì e un altro no. La chiarezza, in questi casi, è parte stessa del sostegno.

Forse la questione si risolverà con un’integrazione dell’elenco. Forse emergeranno ulteriori provvedimenti. O forse no. Intanto, nei municipi rimasti fuori dalla delibera, la domanda continua a circolare — sommessa ma insistente — tra cittadini e amministratori.

Non è una rivendicazione gridata. È una richiesta di coerenza.

Perché se l’emergenza è stata condivisa, anche la risposta dovrebbe esserlo. E quando il cielo si chiude di nuovo — perché prima o poi accade — ciò che farà la differenza non sarà solo la quantità di pioggia, ma la qualità delle decisioni prese oggi.

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