di MAURO SANTORO

I fatti che si narrano in questa nota si sono svolti nel periodo storico molto travagliato dell’Italia e della società civile. Caratterizzato da un diffuso autoritarismo e da una grave crisi economica in cui i soprusi perpetrati dagli squadristi e dai gerarchi erano un giogo opprimente per tanti italiani. In quella particolare fase storica si sviluppò l’epopea, e poi la tragica caduta, del Duce Benito Mussolini e del Partito Nazionale Fascista che, tra l’altro, furono gli artefici dell’emanazione delle leggi raziali e il coinvolgimento della nazione nella Seconda guerra mondiale a fianco dei nazisti tedeschi.
Brevemente, per inquadrare i fatti che si inseriscono in quel contesto storico, occorre dire che l’Era Fascista fu introdotta dal regime adottando come data di inizio quella della Marcia su Roma del 28 ottobre 1922; evento che segnò l’ascesa al potere di Benito Mussolini. L’obbligo di aggiungere, in numero romano, l’anno dell’era fascista accanto a quello dell’era volgare entrò in vigore a partire dal 29 ottobre 1927, dopo l’emanazione di una Circolare sottoscritta da Mussolini Capo del Governo. La data della sua cessazione può essere considerata il 25 luglio 1943, quando cadde il regime; tuttavia, l’era fascista fu mantenuta in vigore nella Repubblica sociale italiana – Repubblica di Salò – dal 15 settembre 1943 al 25 aprile 1945.
Con il consolidarsi della dittatura fascista e la deriva autoritaria di un unico uomo al comando che amministrasse per volontà e sotto l’egida dell’autorità del fascio, anche la funzione dei sindaci, quelle delle giunte e dei consigli comunali eletti con voto popolare venne soppressa dal regime agli inizi del 1926.
Il duce volle sospendere il diritto democratico dei cittadini all’auto determinazione, preferendo la nomina di amministratori che compiacevano al partito nazionale fascista. Con la legge n. 237, del 4 febbraio ’26, quindi, si decretò “L’istituzione dei podestà e della Consulta municipale nei Comuni non eccedente i 5000 abitanti”. Si stabiliva, perciò, che l’amministrazione degli enti locali era affidata ad un solo podestà, di norma per un quadriennio, con i poteri che la legge affidava alla giunta e al consiglio. L’ufficio podestarile era svolto in forma gratuita, salvo il rimborso delle spese o della indennità che era determinata dal prefetto.

In quel contesto anche il Comune di Cariati subì la stessa sorte. Iniziò l’epoca podestarile e la conseguente nomina di commissari prefettizi e podestà, scelti tra i cittadini più in vista e tra quelli che avevano un ruolo e un incarico nel partito fascista. Altre volte erano designati alla carica possidenti e proprietari con rilevante patrimonio, in ogni caso il soggetto scelto doveva possedere la tessera del partito. Ed è alla categoria sociale dei possidenti che apparteneva il personaggio di cui si racconteranno le sue attività di amministratore di Cariati.
Egli si chiamava ANTONIO FORMARO, nacque a Cariati il 10 settembre del 1879. Era figlio di Francesco Formaro e di Rosa Fortino. In età adulta svolgeva la professione di commerciante nel suo negozio situato nella località Fuori Porta Pia, posto sulla strada che da Cariati conduce a Terravecchia.
Il 1° settembre del 1931, all’età di 52 anni, venne nominato Commissario Prefettizio di Cariati e, successivamente, il 6 maggio 1932 fu designato Podestà. Rimase in carica fino alle sue dimissioni volontarie rassegnate il 16 gennaio 1935. [nota: atti e fatti tratti dai documenti presenti nell’Archivio di Stato di Cosenza].
Dalla relazione redatta dalla Divisione dei Reali Carabinieri di Cosenza in data 29 dicembre 1931 (Anno IX dell’era Fascista), su precedente richiesta del Prefetto Michele Adinolfi, apprendiamo che Antonio Formaro, nelle sue funzioni di Amministratore del Comune, in appena un anno di gestione pubblica riuscì:
- A risolvere la questione della fognatura nel centro storico, perché probabilmente i precedenti amministratori non erano riusciti ad avviare i lavori con gravi pregiudizi igienico-sanitari. Il Commissario Formaro, sottolinea il documento, era riuscito a superare gli ostacoli precedenti indicendo l’asta pubblica e, non solo, nei primi mesi del 1932 sarebbero iniziati i lavori, per dipiù egli, inserendo una specifica clausola contrattuale, avrebbe garantito l’impiego di manodopera locale, alleviando così il disagio economico di tanti cariatesi disoccupati.
- Con un fattivo e particolare interessamento, si fece promotore presso la Pretura di Cariati affinché si definisse la causa civile in corso tra il Comune e diversi cittadini benestanti che avevano usurpato ed occupato terreni comunali senza poi pagare i relativi canoni stabiliti nella quotizzazione delle terre demaniali. La sentenza a favore del Comune non solo avrebbe fatto giustizia degli abusi commessi ma avrebbe anche risollevato le finanze pubbliche.
Concludendo la premessa, il comandante Armando Toscano, capitano della Divisione Carabinieri, evidenziava che “Anche i servizi pubblici ad opera del Sig, Formaro hanno avuto in Cariati un certo risveglio”.

Il capitano Toscano riferiva al Prefetto di Cosenza che, dalle indagini svolte, era emerso che le attività pubbliche del Commissario Antonio Formaro non erano ben viste ed erano osteggiate dai cariatesi: ragioniere E.N., segretario della sezione locale del fascismo; “… che faceva parte del noto gruppo” unitamente al cavaliere C.V.; all’avvocato B.C.; all’avvocato Le P.L., giudice del Tribunale di Catanzaro “… ma continuamente in licenza a Cariati”; al dottore M.F. ed altri [nota: si è preferito riportare solo le inziali dei nominativi data la gravità dei fatti che erano attribuiti]. A giustificazione delle affermazioni sopra specificate, il capitano Toscano sottolineava che il forte astio era generato dalla decisione presa da Formaro contro gli usurpatori dei terreni demaniali “… cui tale gruppo fa parte”.
Tra l’altro, per rafforzare il grave ostruzionismo praticato da quella combriccola a danno della comunità cariatese, si riferiva che, per mettere in difficoltà il Commissario Antonio, il ragioniere E.N., in combutta con gli altri, aveva chiesto di convocare una riunione per definire i prezzi dei generi alimentari in vigore a Cariati. Dopo tre sedute, in fine, il gruppo di oppositori impose la riduzione dei prezzi dei generi alimentari e delle carni, ben al disotto di quelli commerciali, lo scopo di tale azione era quella di danneggiare Antonio Formaro, grosso esercente delle derrate alimentari, ed i fratelli Ciccopiedi, commercianti ti animali e macellai cariatesi, perché loro erano simpatizzanti del Commissario.
La congrega, di contro, aveva tentato di favorire i propri parenti, quasi tutti proprietari di barche, marinai, pescatori e industrianti del pesce, cercando di imporre il prezzo dello stesso pesce “… al di sopra di quelli praticati anche in periodi di massima deficienza”.
Quella relazione si concludeva con le ferme considerazioni del capitano Armando Toscano che suggeriva al prefetto Adinolfi che l’amministrazione comunale di Cariati poteva ben essere retta da Antonio Formaro e “… allo scadere dei sei mesi di esperimento potrà essere nominato podestà”. Tenuto conto che in Cariati “… non è possibile fare alcun altro nominativo senza cadere in una delle persone aderenti o simpatizzanti per il gruppo di usurpatori demaniali sopra indicati”.
Tuttavia, in quel regime autoritario, si evidenziava una particolare situazione sociale dei cittadini e di una diffusa paura di esporsi, di manifestare liberamente le proprie opinioni. In effetti, i fatti evidenziano che furono in pochi i cariatesi che hanno avuto il coraggio e la perseveranza di opporsi a quei determinati possidenti che, tra l’altro, erano i personaggi più in vista della società e ricoprivano il ruolo di primaria importanza e potere della rappresentanza fascista di quei decenni autoritari e dittatoriali. Soggetti che, utilizzando la forza del gruppo, erano in effetti la peggiore gentaglia della società cariatese che abusando dei loro ruoli si appropriavano illegittimamente dei beni del Comune di Cariati.
Spicca in quel periodo tumultuoso e di soprusi la figura di Antonio Formaro che, nelle diverse relazioni al prefetto di Cosenza, fu segnalato come amministratore onesto, energico, persona corretta, apprezzato dai cariatesi per la sua dirittura morale.

Purtroppo, non bastò il sostegno dei carabinieri e del prefetto. Egli continuò ad essere bersaglio di denunce, ricorsi e false accuse da parte di quella combriccola di cittadini cariatesi, usurpatori e prevaricatori. Una pressione costante e malefica che, in ultimo, costrinse alle dimissioni volontarie Formaro che però riuscì a tenere testa ai delatori per quasi cinque anni mentre svolgeva le funzioni pubbliche di podestà di Cariati. Ma questi altri fatti li racconteremo nella seconda parte di questa nota storica. Anticipando, però, che Antonio Formaro, per i meriti acquisiti nell’amministrare Cariati, dovrebbe essere una figura di amministratore pubblico da imitare, prendere ad esempio da chi mira ad essere eletto ad una carica pubblica.
Un fulgido personaggio che ben merita di essere ricordato dalla società e dalle future generazioni con l’intitolazione di un luogo pubblico.
TESTO REDATTO DA: MAURO SANTORO
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