GLI ALTRI CIRCONDARI ISTITUITI NELLA SILA GRECA
di MAURO SANTORO

Nei libri di storia è universalmente acclarato che il 2 dicembre 1805, ovvero la vittoria di Austerlitz, portò definitivamente alla ribalta europea Napoleone Bonaparte che, dal 18 maggio 1804, fu incoronato imperatore del primo impero francese. Egli, nel 1806, avendo conquistato il meridione d’Italia, dichiarò decaduti i Borboni. Tuttavia, occorre dire che già a metà di marzo del 1805 era stato costituito il Regno d’Italia e Napoleone si era proclamato suo re.
Iniziava così anche nel Regno di Napoli la reggenza del decennio francese (1806 – 1815) che fu rivoluzionario sotto il profilo delle riforme varate. Cambiamenti epocali che iniziarono con l’abolizione del potere feudale e segnarono un salutare cambiamento politico e amministrativo che posero i cittadini come attori comprimari e titolari di eguali diritti sociali. Ideali e valori universali affermati e divulgati dal 1799 nella Rivoluzione francese e che furono trasfusi in dispositivi di leggi, decreti e norme valide sull’intero territorio dell’Italia unificata da Napoleone.
Nel corso di pochi anni, mutuando la legislazione già in vigore in Francia, diversi decreti reali imposero un significativo cambiamento nella vita degli italiani e che ancora oggi mantengono la loro validità e modernità. Basti pensare alla legge che impose la costruzione dei camposanti fuori dalle mura cittadine; l’abolizione dei diversi sistemi dei pesi e delle misurazioni e l’adozione del sistema unico metrico decimale; l’istituzione dello Stato civile e dell’Anagrafe affidata alla gestione dei comuni; l’iniziò di una nuova riorganizzazione amministrativa sull’intero territorio italiano con la costituzione dei Dipartimenti, dei Distretti, dei Cantoni e dei Comuni che nel Regno di Napoli sostituirono le Università civiche.
Un vento di cambiamento che modificò anche il sistema giudiziario, con un diverso modo di amministrare la giustizia nei previsti gradi di giudizio; pertanto, non più il feudatario investito dai poteri reali di infliggere pene anche di natura corporali e finanche di determinare la pena di morte degli indiziati. Quindi, nuove disposizioni di legge furono diramate e che, per quel che ci riguarda in questo scritto, interessarono pure la vita sociale ed amministrativa del comprensorio territoriale della Sila Greca, di Cariati e dei paesi del circondario.
A tal proposito accadeva che, l’11 giugno 1808, pubblicata sul bollettino n. 36, con l’appellativo di Giuseppe Napoleone – ed i titoli di “Re di Napoli e di Sicilia, Principe Francese, Grand’Elettore dell’Impero” – emanò la “Legge n. 140 che contiene l’organizzazione giudiziaria”.
Con il primo articolo si sanciva che su tutto il territorio del Regno la giurisdizione era suddivisa in volontaria o necessaria. Quella volontaria era demandata alla libera iniziativa dei soggetti in causa che potevano risolvere le controversie, ad eccezione quelle di natura penale, volontariamente e nominando un apposito arbitrato.
La giurisdizione necessaria, ovverosia quella obbligatoria, era di competenza dei giudici di pace, dei tribunali di prima istanza, dei tribunali di commercio, dei tribunali di appello, dei tribunali criminali e della Corte di Cassazione, ultimo ricorso.
In questo secondo caso, ovviamente, ad ogni istituzione giudiziaria regia era affidata una specifica competenza ed erano individuate le relative sedi operative. Si determinava, conseguentemente, che presso i diversi tribunali operava un procuratore regio con la funzione di pubblico ministero, ciò al fine di imporre che l’amministrazione della giustizia fosse una prerogativa esclusiva ed istituzionale del re.
Si sanciva, altresì, che presso l’ufficio del giudice di pace il pubblico ministero era esercitato dai commissari di polizia, se erano presenti su quel territorio, oppure dal sindaco per le materie di polizia municipale e rurale.
La legge determinava che in “ogni Ripartimento”, poi definite “Circoscrizioni” territoriali, operava un giudice di pace e quattro aggiunti. Essi potevano essere scelti “tra i proprietarj” che erano domiciliati nel dipartimento e rimanevano in carica per tre anni – eventualmente rinnovabili nell’incarico. Ad ogni giudice di pace era assegnato un cancelliere.
Citando letteralmente le disposizioni della legge n. 140 del 1808, si riferisce, riguardo alle specifiche competenze assegnate, che “Il giudice di pace procura di spegnere le risse, e le inimicizie, e di prevenire ogni sorta di delitto. Egli è giudice di polizia nel suo dipartimento, e come tale giudica le trasgressioni, per le quali la legge irroga una pena non maggiore di giorni dieci di carcere, o una multa non maggiore di ducati venti.
La condanna alla sola multa è inappellabile. Dalla condanna alla detenzione può appellarsi al tribunale di prima istanza, dando cauzione di presentarsi in tribunale”.
Nelle cause civili, la giurisdizione del giudice di pace era limitata alle conseguenze di azioni personali che riguardassero cose mobili o semoventi e se il valore della causa non eccedeva duecento ducati. Ad essi era devoluta anche la competenza del giudizio per i danni fatti nelle campagne sia dagli uomini sia dagli animali, quella per i reati di usurpazione, fitti, decime, debiti cambiari e bancari; poteva decidere sulle liti riguardati le locazioni, i contratti insorgenti tra pastori o agricoltori, sul mancato pagamento di salari e quelli sul mancato versamento degli alimenti.
Per completezza delle notizie occorre riferire che la legge n. 140 fissava la sede del Tribunale di prima istanza a Cosenza, relativamente ai paesi ricadenti nella provincia di Calabria Citeriore. La sede del Tribunale di appello, invece, era fissata a Catanzaro ed aveva la giurisdizione su tutta la Calabria.

Dopo l’emanazione della legislazione citata e di quella successiva per la istituzione dei distretti e delle circoscrizioni, Cariati divenne un punto di riferimento territoriale per l’amministrazione della giustizia. Infatti, la nostra cittadina fu indicata come sede di Circondario con l’istituzione del giudice di pace che aveva giurisdizione su: Cariati, il rione di Terravecchia, Mandatoriccio, Pietrapaola, Scala – odierna Scala Coeli – ed il rione di San Morello.
Conseguentemente, ubicato nel medesimo edificio scelto come sede giudiziaria, fu allestito il carcere circondariale.
Per dare un quadro completo del sistema giudiziario costituito nel territorio della Sila Greca riferiamo che, con le novelle disposizioni legislative poste in essere dal regime napoleonico, furono istituiti sette circondari, così suddivisi:
- Circondario di Rossano: con giurisdizione sull’intero territorio della città bizantina.
- Circondario di Cropalati: con giurisdizione su Cropalati, Calopezzati, Caloveto con il rione Crosia, Paludi.
- Circondario di Campana: con giurisdizione su Campana e Bocchigliero.
- Circondario di Longobucco: con giurisdizione solo sul territorio di Longobucco.
- Circondario di Corigliano: con giurisdizione su Corigliano e sul comune di San Giorgio.
- Circondario di San Demetrio: con giurisdizione sul medesimo comune di San Demetrio con il rione Macchia, San Cosmo, Santa Sofia, Vaccarizzo.
- Del Circondario di Cariati si è riferito in precedenza.
Riprendendo le fila delle vicende riguardanti il Circondario di Cariati, possiamo dire che la ricerca condotta ci consente di portare in evidenza, nel periodo storico intercorso tra il 1808 ed il 1862, diversi personaggi che a vario titolo hanno ricoperto un determinato ruolo sia nell’ufficio del giudice di pace sia nella sede del carcere circondariale.
GIUDICE DI PACE
Relativamente all’ufficio giudiziario sopra specificato, nell’ordine cronologico e temporale, si riportano i seguenti eventi e notizie storiche, specificando che il mestiere spesso è riportato in corsivo così come è stato scritto nel documento originale:
Il 14 gennaio del 1810, Arcangelo Mascambruno, nativo di Cariati, era Giudice di Pace del Circondario cariatese. Nello medesimo periodo, inoltre, tale Nicolangelo Pignola, invece, era Cancelliero commesso. La funzione di sindaco di Cariati era svolta da Vincenzo Parisi.
Nel contesto indagato, segnaliamo che nel 1832 muore tale Tomaso Pizzuto, di anni 77, che era Usciere della Regia Giustizia. Era nativo di Paludi e sposo di Maria Aragona – era figlio del fu Domenico Antonio Rizzuto e della fu Maria Fonzi – moriva a Cariati il 21 settembre di quel 1832 nella sua abitazione posta nella strada La Piazza. Il sindaco cariatese Luigi Parisi, per i conseguenti adempimenti istituzionali, ne registrava l’evento sul registro dei morti.
Accadeva che il 10 gennaio 1835, a Cariati, sindaco Nicola Cipriotti, nella strada Santa Croce, nasceva Enrica – Maria – Grabiela, che era figlia di Rafaele Antodaro, dell’età di 31 anni. Questi esercitava la professione di Cancelliere della Regia Giustizia ed era nativo del comune di Alta Villa (oggi Altavilla Silentina – SA), era sposo di tale Rafaela Cicerelli. Inoltre, bisogna aggiungere che lo stesso Rafaele Antodaro continuò a svolgere la funzione di Cancelliere presso la sede di Cariati fino al 27 dicembre del 1842.
Nell’ottobre del 1835, tale Domenico Fozari, di anni 32, era Regio Giudice del Circondario di Cariati. Abitava con la moglie Ippolita de Gattis nella casa situata nella strada L’Annunciata in cui il 24 di quel mese del 1835 nasceva il figlio a cui impose il nome di Cesare, facendone apposita dichiarazione al sindaco Nicola Cipriotti.
Nei decenni successivi, sicuramente nel dicembre del 1839, tale Gaetano Spingola assolveva al ruolo di Usciere della regia Giustizia Circondariale. Egli stesso lo dichiarava al sindaco di Cariati Michele Natale nel corso della celebrazione del matrimonio della figlia Maria Stella. Come sarà riportato successivamente, rimase in carica fino al 1848.
Proseguendo nella segnalazione del personale che nel corso dei decenni svolsero un ruolo nell’ufficio del giudice di pace, si ha notizia di tale Luigi Gentile, impiegato con il ruolo di Cancelliere della Giustizia, nativo di Fiume Freddo, che moriva a Cariati il 7 giugno del 1843 all’età di 21 anni. Era figlio di Rafaele Gentile e di Marianna Pandolfi, l’atto di morte fu sottoscritto dal sindaco cariatese Antonio Mascambruno.
Ed ancora, nel 1846 la funzione di Cancelliere Giudiziario era svolta dal trentottenne Marco de Renzo il quale, il 27 giugno di quell’anno, dichiarava a Vincenzo della Marra, sindaco di Cariati, la nascita della figlia, alla quale diede i nomi di: Teresa Maria Addolorata, Francesca, Filomena. Il cancelliere con la moglie Giovanna Maria Dardanoni, di anni 34, abitavano a Cariati nella strada Porta di Suso.
Il 6 settembre 1848, a Cariati, sindaco, Michele Natale, nella strada Bitullo, moriva all’età di 64 anni tale Gaetano Spingola, nativo di Verbicaro, svolgeva le sue funzioni di Usciere della regia Giustizia presso l’ufficio del giudice di pace. Era figlio del fu Vincenzo Spingola e della fu Teresia de Filippis. Abitava nella cittadina cariatese con la moglie Teresia Lombardi.
A conclusione della citazione degli impiegati che, nel periodo storico indagato, svolsero servizio presso l’ufficio giudiziario del giudice di pace, riferiamo che il 16 ottobre del 1850, a Cariati, sindaco Vincenzo della Marra, strada il Campanile, veniva alla luce la bambina Maria Eugenia. La neonata era figlia di Pasquale Gaudioso, che aveva l’età di 28 anni, e della moglie Vittoria Lepodace. Egli dichiarava al sindaco di svolgere la professione di Usciere presso il Regio Giudicato.
In ultimo, si cita tale Giuseppe Girardi che nel maggio del 1850 dichiarava di essere Usciere Regio a Cariati e di avere l’età di 48 anni. La dichiarazione venne resa al sindaco Giuseppe della Marra a margine dell’atto di nascita del figlio Cataldo Antonio che nacque il 19 maggio di quell’anno nella casa posta nella strada la Piazza, la moglie di Girardi era tale Mariangela Plastini.

CARCERE CIRCONDARIALE
Per quanto concerne le vicende del carcere circondariale di Cariati, la documentazione storica visionata ci consente di riferire solo dei custodi o comunemente chiamati carcerieri che nel periodo indagato erano impiegati in quelle prigioni.
Così nel 1810 si ha notizia che il cariatese Domenico Papajanni, di anni 46, il quale dichiarava di svolgere la professione di Custode della Casa Circondariale di detenzione.
Il 5 settembre del 1816, il Carceriere era tale Francesco Antonio Cicala, dell’età di 46 anni, che in quel giorno, al sindaco Vincenzo Parisi, dichiarava la morte del figlio Carlo di anni due. Insieme alla moglie Fortunata Monizza erano residenti nella strada le Grotte a Cariati.
In una attestazione fatta al sindaco di Cariati, Vincenzo della Marra, il 12 settembre del 1844 Giuseppe Pignataro dichiarava di svolgere la professione di Custode delle Prigioni. Aggiungendo di essere nativo di Cariati e di avere l’età di 28 anni. Dai documenti visionati si può riferire che Giuseppe Pignataro nell’agosto del 1862 era ancora impiegato presso il carcere, svolgendo la medesima attività di Custode di Prigione. Ciò risulta dall’atto di morte in cui si evidenzia che egli morì il 24 agosto di quell’anno 1862. Le note attestano che era figlio del defunto Michele Pignataro e di Caterina Scorpiniti, inoltre Giuseppe aveva sposato tale Caterina Monizza.
Per concludere questa breve ricostruzione storica ed a completamento dell’argomento è opportuno aggiungere che sia l’ufficio giudiziario del giudice di pace sia il carcere erano ubicati in un edificio nel centro storico della cittadella fortificata di Cariati. L’istituzione giudiziale così come sopra specificato e relativa alla Circoscrizione cariatese, nel corso dei decenni, assunse un tratto specifico e distintivo al punto che nella toponomastica ufficiale del comune una strada laterale al palazzo venne denominata Vico 1° Carceri.
L’ingresso principale era prospiciente alla via che oggi è denominata Corso XX Settembre. Al piano terra dell’edificio erano poste le celle del carcere, al primo piano l’ufficio giudiziale del giudice di pace.
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= TESTO REDATTO DA: MAURO SANTORO
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