Ancora stupri. Ma che silenzio, se gli aggressori sono italiani!

Due ragazze americane a Firenze e un’avvocata a Bari: tre casi di abuso sessuale nel giro di sole ventiquattr’ore.

Ma non si è levato, stavolta, il coro di voci sdegnate che ha fatto seguito all’analogo, disgustoso evento di Rimini. E questo aggiunge disgusto al disgusto, perché in questi casi più recenti gli aggressori non sono stranieri, e men che meno africani. Al contrario, se le accuse risulteranno confermate, gli stupratori di Firenze non solo sono italiani, ma addirittura carabinieri.

E il silenzio degli sdegnati di professione, quelli pronti a urlare come forsennati per la difesa delle “nostre” donne è agghiacciante, oltre che assordante: quasi che gli stupri, se a commetterli sono dei connazionali, fossero meno miserabili, meno violenti e, soprattutto, meno scioccanti e umilianti per le donne che li subiscono.

In realtà, buona parte di coloro che appena una settimana fa traboccavano di sdegno e invocavano giustizia sommaria contro i mostri, già l’ho sottolineato in un mio recente articolo su Cariatinet (https://www.cariatinet.it/rimini-vittime-carnefici-e-sciacalli/) agita i forconi non perché vuole giustizia per le donne stuprate ma per dare sfogo al proprio razzismo e ai propri pregiudizi: gli stupri, questi giustizieri, li condannano solo se a commetterli sono “i negri”, “i marocchini”, “i musulmani”.

Noi gli stupri li condanniamo tutti, sempre e senza attenuanti. Diversamente da quella gente, lo ripeto, è soprattutto alle vittime che pensiamo; così come pensiamo alle vittime quando – continua a succedere ma anche di questo i giustizieri a mezzo servizio non parlano mai – un ex o un marito uccide la sua compagna, o la sevizia, o la umilia.

La differenza fra noi e loro, miei cari ventiquattro lettori,  sta proprio qui: noi condanniamo il crimine perché il nostro sguardo è rivolto soprattutto sulle ferite, fisiche e psicologiche, delle vittime. “Loro”, invece, guardano il colore della pelle del criminale: se è scuro lo condannano, altrimenti stanno zitti. E così le vittime, oltre che dai violentatori, sono usate anche da questa gente, che se ne serve per alimentare il proprio razzismo e i propri pregiudizi.

E sono stuprate una seconda volta.

Giuseppe Riccardo Festa

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