Al peggio non c’è mai fine: altre due pesanti tegole cadono sul collo dell’esecutivo civico cariatese.

Al peggio non c’è mai fine: altre due pesanti tegole cadono sul collo dell’esecutivo civico targato Filippo Giovanni Sero. E tutte e due provengono dal Tribunale Amministrativo della Calabria. Con ordine. Il Tar Calabria, sezione seconda, il 25 febbraio scorso deposita in segreteria la sentenza 215/13 con la quale i giudici accolgono il ricorso presentato dalla società Ecoross di Rossano, creditrice, nei confronti del Comune, di 28.347,98 Euro. La società in questione, attraverso il Tribunale di Rossano, aveva presentato decreto ingiuntivo, mai impugnato, fin dal 20 maggio 2010, notificato l’11 giugno dello stesso anno. Il Comune non riesce a soddisfare il creditore, nonostante, dice il Tar “il tentativo di pignoramento presso terzi” e dunque si pronuncia assegnando all’amministrazione comunale di Cariati il termine di trenta giorni decorrente dalla notificazione, ovvero dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza per provvedere alla esecuzione del decreto ingiuntivo del Tribunale Civile di Rossano a n. 205/2010 in data 20 maggio 2010, provvedendo al pagamento a favore della società ricorrente della somma di 28.347,98 Euro oltre interessi legali dalle date delle fatture in atti e fino al soddisfo ed al pagamento delle spese legali liquidate in 178,00 Euro per spese vive, 268,00 Euro per diritti di procuratore e 332,50 Euro per onorari oltre accessori di legge e spese di registrazione del decreto come in calce allo stesso risultanti. Nomina, nell’ipotesi di inesecuzione, il Prefetto di Catanzaro o un funzionario da lui indicato quale suo sostituto, il quale, a richiesta della parte, provvederà al pagamento delle somme, come sopra indicate entro l’ulteriore termine di sessanta giorni decorrente dalla richiesta della parte, prorogabile a richiesta del Commissario medesimo”. Traduzione: il Comune non ha pagato nei tempi e nei modi dovuti un’impresa, ed ora si trova in braghe di tela. Ma non tutti i mali vengono da soli, ed ecco la seconda tegola, a significare che certe condotte sono assurte a “sistema”. A rimarcare il “metodo” di cattiva gestione della cosa pubblica giunge la seconda tegola, sempre dal Tar: il Comune esegue i lavori per la realizzazione dei cosiddetti “pennelli amare”, a dire il vero utilissimi alla salvaguardia delle lunghe spiagge cariatesi. Ma non paga la ditta romana che ha realizzato l’opera (il Consorzio Stabile Aedar) la quale si rivolge al Tribunale di Rossano che il 13 luglio del 2011 emette decreto ingiuntivo per la somma di 206.911,73 Euro, oltre agli interessi di legge, senza che il Comune di Cariati proponga opposizione. Il Comune, in torto, magari si ripensa e versa al Consorzio Stabile Aedars, in data 26 giugno 2012, la somma di 59.987,08 Euro. Dunque, il Comune rimane debitore di 146.924,65 Euro che vanno nel dimenticatoio. Ma la giustizia italiana, lentissima, è inesorabile, e così ha provveduto a nominare i “commissari ad acta” che dovranno, per conto dei creditori, recuperare il maltolto, qualora il creditore non abbia soddisfatto i debiti in un termine che è stabilito tra i 30 ed i 40 giorni dalla notifica. A tal proposito, il Prefetto di Cosenza ha pregato il Comune di Cariati, con una nota del 23 aprile scorso (n. 17170/13.4/Gab.) che richiama le disposizioni del Tar, a relazionare “entro il 15 maggio prossimo se sia intervenuto l’adempimento, rappresentando fin d’ora che, decorso inutilmente tale termine (quello stabilito dal Tar, ndc), questo ufficio provvederà in via sostitutiva”. Insomma, o paghi o provvede, forse, lo Stato: e poi saranno cavoli.

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